Il farmaco che ritarda la pubertà somministrato a 15-20 bambini l’anno

Sie: "Terapia con Triptorelina segue stretti protocolli, non è un farmaco che fa cambiare sesso"
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ROMA – Sull’utilizzo della Triptorelina, il farmaco che permette di bloccare o ritardare lo sviluppo della pubertà nei preadolescenti con disforia di genere, in previsione della ‘riassegnazione chirurgica’ del sesso, la comunità scientifica ha espresso parere favorevole. Ma dopo le polemiche scatenate dal via libera dell’Aifa (che ne ha autorizzato la prescrivibilità e la rimborsabilità), ora la politica vuole vederci chiaro sul cosiddetto ‘farmaco gender’, così chiamato da alcune associazioni che sul tema stanno portando avanti una ‘crociata’, nonostante il timido consenso arrivato anche da una parte della stampa cattolica. La palla passa quindi ora al Parlamento, che sulla Triptorelina ha in programma un ciclo di audizioni (la prima c’è stata mercoledì scorso) che hanno lo scopo di acquisire le informazioni necessarie per esprimere un giudizio più ponderato.

Cos’è la Triptorelina

La Triptorelina, farmaco che viene usato anche per curare il tumore alla prostata e al seno, è una molecola in grado di agire sul sistema endocrino e sospendere l’arrivo della pubertà, dando così più tempo per indagare la propria identità di genere. Ma come funziona esattamente dal punto di vista scientifico? Lo abbiamo chiesto a Francesco Lombardo, coordinatore del gruppo di studio sulla Disforia di genere della Sie (Società italiana di Endocrinologia), insieme alla collega Alessandra Fisher.

“La Triptorelina tecnicamente è un farmaco che si definisce un agonista del GnRH (Gonadotropin-Releasing Hormone), un ormone prodotto dall’asse ipotalamo ipofisario- spiega Lombardo- che serve a far produrre FSH e LH, cioè i due ormoni che poi fanno produrre a loro volta ormoni e ovociti nella donna e ormoni e spermatozoi negli uomini. La Triptorelina funziona come se fosse il GnRH e questo potrebbe sembrare strano: perché usare un farmaco per stimolare ulteriormente questo asse? In realtà in endocrinologia c’è una regola, per cui se si stimola oltre una certa soglia una ghiandola, poi quella stessa ghiandola smette di funzionare. Questo è esattamente quello che fa la Triptorelina”.

La Triptorelina, la cui terapia consiste in una iniezione al mese “per uno o due anni”, è utilizzata nei bambini e nelle bambine che sviluppano una pubertà precoce, e “non si tratta di un farmaco che induce il cambio dei caratteri- tiene a sottolineare Lombardo- ma di un ‘bloccante’ utilizzato nei casi in cui questi bambini o bambine hanno una disforia di genere molto forte, che magari li ha portati ad avere dei tentativi di suicidio. Questi bambini e bambine devono essere studiati attentamente, bisogna essere assolutamente certi di quello che si sta facendo e l’Aifa, per questo, ha previsto giustamente tutta una serie di paletti’.

Secondo l’esperto della Sie, quindi, la maggior parte degli articoli e dei titoli usciti finora sul tema sono “fuorvianti: “Anche perché- prosegue- fanno pensare che da domani noi daremo la Triptorelina a tutti i bambini che dicono di voler diventare bambine o viceversa. Non è assolutamente così, qui stiamo parlando forse di 15-20 bambini all’anno in Italia, quindi di casi molto rari, e la terapia va fatta seguendo una serie di regole giustamente molto strette”.

Ma esistono controindicazioni?

“Stiamo usando un farmaco che potrebbe avere delle ripercussioni sull’osso soprattutto nel futuro, ma ribadisco il concetto: lo stiamo usando in una categoria strettissima di bambini e contro un problema che potrebbe essere ancora più grave”.

Da che età la Triptorelina può essere somministrata?

“In realtà non esiste un’età vera e propria, l’età è variabile- risponde ancora Lombardo- O meglio, stiamo parlando del cosiddetto stadio ‘Tanner 2’, cioè di quella fascia d’età intorno ai 10-11 anni, prima che si siano sviluppati i caratteri sessuali. È evidente che lo scopo della terapia con la Triptorelina è non far vedere a queste persone in che direzione sta andando il loro corpo, che il loro seno o i loro testicoli stiano crescendo, perché è proprio questo che crea loro un grandissimo disagio ed è questo che noi dobbiamo cercare di evitare”.

I genitori spiegano a questi bambini o bambine a cosa andranno incontro?

“Se non glielo spiegano i genitori, glielo spieghiamo noi. Noi trattiamo il bambino come se fosse un adulto- racconta l’esperto della Società italiana di Endocrinologia- poi è evidente che dobbiamo avere tutti i consensi da parte dei genitori. In linea generale spieghiamo attentamente ai genitori, in presenza del bambino, cosa succederà e che cosa può succedere. Spesso i genitori ci fanno delle domande usando dei termini anche scientifici, perché giustamente già si sono documentati. Poi ci sono alcuni bambini molto maturi che ci fanno delle domande e che addirittura si sono già informati. Sono tutte persone che conoscono a menadito internet e l’uso dei social, anche perché sono argomenti che li toccano da vicino”.

La polemica sul farmaco Triptorelina, intanto, ha toccato anche il versante economico, perché secondo alcuni la terapia sarebbe troppo costosa… “È vero che un ciclo di questo farmaco costa circa 2mila euro all’anno- conclude Lombardo- ma se lo paragoniamo alla spesa sanitaria generale stiamo parlando veramente di spiccioli”.

CAMILLA VIVIAN: DARÒ TRIPTORELINA A MIA FIGLIA, GENERI SONO TANTI

“Sono assolutamente a favore della Triptorelina, un farmaco che all’estero, dove trattano il tema della varianza di genere in maniera decente, viene utilizzato già da decenni per dare più tempo ai bambini che dimostrano di non riconoscersi nel genere assegnato loro alla nascita di capirsi meglio. All’arrivo dell’adolescenza, infatti, il corpo comincia a cambiare nella direzione che loro non vogliono e quindi si sentono una pressione addosso che li terrorizza e che, spesso, li porta a disturbi come l’anoressia o la bulimia, ma anche purtroppo ad atti di autolesionismo o al suicidio”. Risponde così Camilla Vivian, mamma di una bambina di 11 anni nata biologicamente maschio, autrice del blog ‘Mio figlio in rosa’ e attivista per i diritti dei bambini con varianza di genere, interpellata sul tema dall’agenzia Dire.

Camilla è nata a Firenze 47 anni fa, ma da un paio di anni ha deciso di trasferirsi in Spagna, a Valencia, dove vive con tre figli. La sua secondogenita (nata appunto biologicamente maschio) fin da piccolissima ha manifestato il desiderio e l’esigenza di essere una bambina. E Camilla ha deciso di non ostacolarla, ma di assecondarla nel suo essere perché così è più felice.

Per questo Camilla somministrerebbe “senza ombra di dubbio” la Triptorelina alla figlia. “Da un paio di anni vivo in Spagna- racconta all’agenzia Dire- dove su questo farmaco esiste un protocollo, e sono già andata a informarmi al centro che si occupa di questa terapia”.

Ma come è stata accolta tua figlia dai suoi compagni di classe?

“Qui in Spagna non ha avuto nessun tipo di problema- risponde ancora Camilla- è come se la questione non esistesse: c’è chi lo sa e chi non lo sa, ma non è fonte di gossip. Nella comunità Valenciana, dove abito, esiste persino una legge per la protezione dell’infanzia trans, per cui i bambini con una varianza di genere, appunto per legge, possono andare a scuola nel genere sentito, possono vestirsi come vogliono, possono usare il bagno che vogliono e possono giocare nella squadra di sport che vogliono”.

E cosa replichi alla ‘crociata’ dei cattolici sulla Triptorelina, che dicono ‘fermiamo il farmaco gender’?

“Dico che dovrebbero leggersi gli studi internazionali- risponde Camilla Vivian- Non siamo noi famiglie a essere impazzite, nessuno nasce con l’ideale di essere una persona trans, succede perché ognuno è diverso e ci sono semplicemente persone che non si identificano con il loro genere biologico. Penso che chiunque di loro, quando l’alternativa è trovarsi il figlio o la figlia impiccato in camera da letto, sarebbe favorevole alla Triptorelina. È solo una battaglia etica e morale senza senso. In Italia, purtroppo, esiste un approccio molto patologizzante, mentre bisognerebbe iniziare a riflettere sul fatto che i generi sono tanti e che, se ne abbiamo ufficialmente due, è semplicemente perché fa comodo al consumismo e alla politica-conclude- che così ci controlla meglio”.

ARCIGAY: TRA ADOLESCENTI CON DISFORIA GENERE ALTO TASSO SUICIDI

“La Triptorelina non è il farmaco che serve ‘per far cambiare il sesso ai bambini’, come impropriamente qualcuno lo chiama, ma un farmaco che ha lo scopo di ritardare la comparsa di caratteri sessuali secondari, in modo tale da rinviare il momento della decisione di intraprendere la transizione di genere per i ragazzi ai quali è stata diagnosticata la disforia di genere in fase adolescenziale. La somministrazione di questo farmaco avviene sotto stretto controllo clinico e medico, solo in casi particolari accertati e dopo la valutazione di una equipe medica multidisciplinare. In merito esiste un severissimo protocollo diagnostico terapeutico. Quindi chi si mette a parlare di ‘caramelle’ per cambiare il sesso ai ragazzi’ non sa di cosa sta parlando e, di fatto, sta giocando con la vita delle persone”. È il commento rilasciato all’agenzia Dire da Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay, interpellato sul farmaco Triptorelina.

“La Triptorelina è un farmaco che serve unicamente a risparmiare molto dolore e sofferenze agli adolescenti con disforia di genere- prosegue- persone che hanno un tasso suicidiario enorme. La disforia di genere non è una sciocchezza, è una condizione che esiste e su questo ci sono tantissimi studi. Oltre al Comitato nazionale di Bioetica, che è intervenuto per correggere le illazioni su questo farmaco, si sono espresse anche moltissime società scientifiche”. 

L’invito di Piazzoni, quindi, “è a non trasformare in un dibattito politico un dibattito scientifico e clinico, nel quale tutti gli esperti e le persone titolate a parlare, non certo il politico di turno o quello che vuole fare la battuta facile- conclude Piazzoni- si sono già espressi in maniera molto chiara e circostanziata”.

I numeri della disforia di genere

In merito ai numeri sulla disforia di genere nel nostro Paese, assumendo in Italia una prevalenza della DG intorno allo 0,002-0,005% della popolazione, e considerando che secondo i dati Istat al primo gennaio 2017 la popolazione residente era composta da circa 2,8 milioni di ragazzi di età compresa tra i 10 e i 14 anni, si stima la presenza di massimo 90 ragazzi con disforia di genere in questa fascia di età. Di questi, si presume che solo una parte, dopo il percorso multidisciplinare, confermerà la presenza della DG, che verrà a questo punto affrontata secondo le modalità attualmente già messe a disposizione del Servizio sanitario per l’eventuale riassegnazione di genere.

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15 Aprile 2019
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