La vittima dei Casamonica racconta la sua paura: “Ecco come fanno, impossibile uscirne”

"Non sono uno sprovveduto, faccio il commerciante da una vita e di furbetti ne ho trattati tanti ma, vi ripeto, loro sono degli abili soggiogatori"
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ROMA – “Vi dico anche cosa fanno per farti avere timore: ti fanno assistere a delle scene di scazzottate tra loro, anche con l’uso di armi, per farti capire che possono essere anche violenti. Una di queste scene l’ho vissuta personalmente e ho già riferito nel corso delle indagini che vi ho accennato in premessa e mi hanno visto vittima di usura ed estorsione. Questa è la tecnica, credetemi. Non è possibile uscirne vivi. Ultimamente sono arrivato al punto di fare cattivi pensieri relativamente alla mia vita”. E’ la testimonianza di un famoso commerciante dell’arredamento di Roma, vittima delle estorsioni del clan Casamonica, riportata dal gip Gaspare Sturzo nel l’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere venti esponenti delle famiglie Casamonica, Di Silvio e Spada, nell’ambito dell’indagine “Gramigna Bis” della Dda di Roma ed eseguita dai Carabinieri della Compagnia di Frascati.

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“Dei Casamonica e dei loro illeciti comportamenti in forma associata o singola, ma contano sulla forza di intimidazione del gruppo, le persone hanno paura”, ha spiegato il commerciante.

“Questo non è un gioco. E’ pura verità- ha raccontato agli inquirenti- I Casamonica oggi non fanno più usura con le minacce perché sanno di poter essere intercettati. Sono tutti collegati fra loro. Fanno bene i giornali a definirlo un clan. E vi ripeto non sono uno sprovveduto, faccio il commerciante da una vita e di furbetti ne ho trattati tanti ma, vi ripeto, loro sono degli abili soggiogatori”.

L’imprenditore ha raccontato agli investigatori il nuovo metodo delle estorsioni adottato dai Casamonica: “Un’altra tattica dei Casamonica è quella di farmi fare dei preventivi tutti superiori a dieci/quindicimila euro. Oggi vi dico che sono tutti pretesti perché fanno preventivi di complementi di arredo che non hanno un senso logico per arredare casa. Magari ti chiedono due sedie fatte in un modo e due sedie fatte in un altro, due tavoli diversi nello stesso salone (…) Insomma tutto per superare almeno un importo di quindicimila euro. Ti mettono mille/duemila euro nelle mani per forza, anche se tu gli dici che è inutile perché ci vorrebbe del tempo per ricevere la merce. Sono talmente insistenti che quando ce l’hai al negozio, pur di mandarli via perché altrimenti i clienti ‘normali’ si allontanano, te li prendi”.

Quindi, all’improvviso, i Casamonica ripresentano per avere indietro l’acconto dell’ordine fatto: “Se tu gli rispondi che non ci sono problemi, trovano una scusa per non riprenderseli. Se invece, qualcuno di loro mi ha chiesto l’acconto indietro e in quel momento non era possibile ridarlo, scatta l’ennesimo stratagemma, ovvero iniziano insistentemente a dirti che hanno bisogno subito di questi soldi”.

Insomma “ti mettono in mano diecimila euro e spariscono- ha spiegato il commerciante- per poi tornare dopo tre o quattro mesi dicendo che gli servono assolutamente questi soldi. Puntualmente il malcapitato non li ha disponibili e quindi loro gli dicono che sono costretti a ‘comprarli’ a loro volta a tasso usuraio”.

L’imprenditore ha confessato anche di avere chiesto aiuto a Luciano Casamonica, noto anche per essere stato immortalato in una foto durante la famosa cena con, tra gli altri, l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e Salvatore Buzzi: “Con Luciano Casamonica la mia conoscenza risale a circa 16 anni fa. Mi sento di dire che con Luciano non ho mai avuto problemi di minacce o altri atteggiamenti di prevaricazione. Devo essere sincero, quando ho avuto dei problemi con clienti o altri suoi parenti che venivano al negozio e non pagavano, mi sono rivolto a lui affinché intervenisse in mio favore. Diciamo che ho chiesto la sua protezione quando ne ho avuto bisogno (…)”

“Luciano è considerato un uomo di spessore da tutti i Casamonica. Lui è stato in una cena politica ospite di Alemanno perché ha fatto da tramite in un campo rom di Castel Romano mettendo d’accordo più occupanti provenienti da diverse etnie. Per questa opera di mediazione so che Luciano prese 30mila euro in contanti, che ho visto con i miei occhi, e 3mila euro al mese. (…)”

“In quel periodo della mia vita, che sto cercando di cancellare, sentendomi con l’acqua alla gola mi sono rivolto a Luciano per avere un po’ di respiro con i suoi parenti. Per sdebitarmi, ho trattato Luciano come un cliente ‘privilegiato’ regalandogli nel tempo vari complementi d’arredo, anche di consistente valore”.

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15 Aprile 2019
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