Opinioni

Riforma costituzionale: fino ad ottobre sarà battaglia… a favore o contro Renzi

di Barbara Varchetta (Pubblicista, esperta di Diritto e questioni internazionali)

E’ destinata a generare serrati ed approfonditi dibattiti la riforma costituzionale proposta dal governo che passerà al vaglio del referendum popolare nel prossimo autunno.

Già da subito ha incassato le aspre critiche dei più noti costituzionalisti italiani, concordi nell’affermare che essa non è affatto ispirata a canoni di chiarezza e semplificazione così come prospettato, invece, dai “nuovi padri costituenti”.

Fino alla data del referendum è molto probabile che il tema venga più e più volte affrontato pubblicamente al fine di informare i cittadini sul contenuto del testo e sugli eventuali risvolti concreti che potrebbero dallo stesso prender forma: che ben venga il confronto tecnico, puntuale e non fazioso tra coloro che intenderanno sviscerare i pro ed i contra della materia, nell’auspicio che non si scada nella vacua battaglia politica anche in una circostanza di cotanto rilievo per la storia di questo Paese.

Occorre preliminarmente evidenziare come le modifiche alla Costituzione, approvate alla Camera, siano state condivise dalla sola maggioranza; le opposizioni hanno preferito non partecipare al voto col chiaro intento di manifestare il loro più ampio dissenso: ciò ratifica, sin da subito, uno squilibrio che avrebbe dovuto essere evitato (almeno su un tema tanto delicato) dando voce e spazio alle proposte della stessa minoranza, rappresentativa di milioni di italiani.

Nel concreto la riforma prevede il superamento del cosiddetto bicameralismo perfetto per effetto del quale, attualmente, tutte le leggi devono essere approvate da entrambe le camere: se il referendum dovesse confermare l’impianto del ddl Boschi, l’approvazione delle leggi (così come la possibilità di esprimersi sulla fiducia al governo e sulla legge di bilancio) diventerà prerogativa esclusiva dell’unico organo eletto dai cittadini, la Camera dei deputati.

Il senato non sarà abolito, come spesso si è detto nei mesi scorsi, ma ridimensionato nel numero a cento senatori, 95 dei quali verranno indicati dai consigli regionali e scelti tra i sindaci in carica ed i consiglieri regionali stessi ed il loro mandato coinciderà temporalmente con quello di amministratori locali; nulla di chiaro, tuttavia, è previsto sulle modalità di scelta e sui criteri che ispireranno i governi regionali nell’indicazione dei nuovi senatori. I restanti 5 saranno proposti dal Presidente della Repubblica per un settennato. Il senato costituirà il trait d’union tra le Regioni, gli enti locali e lo Stato ed avrà anche la funzione di esprimere pareri non vincolanti sui progetti di legge. Il primo nodo critico è rappresentato proprio dall’impossibilità, per i cittadini, di eleggere direttamente i loro rappresentanti nella seconda camera e dalla palese inutilità di un organo che non può incidere sull’iter legislativo: quale ruolo intende riservargli, dunque, la riforma? I nuovi costituenti ravvisano davvero la necessità di tenerlo in vita dopo averlo svuotato di ogni potere?

Altro punto focale del testo costituzionale rivisitato è la modifica (del già riformato) titolo V: tante le materie che verranno strappate, dopo circa 15 anni, all’esclusiva competenza regionale per tornare nella sfera statale: dall’energia ai trasporti, dall’ambiente alle politiche occupazionali, tutto sarà nuovamente centralizzato… Una mera svista non aver contemplato anche la  sanità, la voce più corposa del bilancio statale? Sarà abolito, infine, il Cnel e l’elezione del Presidente della Repubblica si realizzerà ad opera delle camere in seduta comune che, secondo quanto previsto dal rivisitato testo costituzionale, saranno pienamente rappresentative anche delle autonomie locali.

Gli italiani verranno chiamati a decidere se modificare la Costituzione in questa direzione e se davvero le variazioni proposte dal disegno di legge siano sostanziali e necessarie: essi dovranno pertanto conoscere nei particolari i termini della riforma così da decretarne consapevolmente l’approvazione o la definitiva bocciatura.

15 aprile 2016
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