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Progetto Fico, “Spazi a Farinetti senza bando”. Il M5s porta la vicenda in Senato

O. Farinetti

O. Farinetti

BOLOGNA – Nonostante la Regione abbia assicurato che è tutto regolare, l’M5s non si dà per vinto e arriva in Parlamento a chiedere chiarimenti sul progetto Fico. I 5 stelle puntano il dito soprattutto contro l’affidamento degli spazi del Caab a Eataly senza bando di gara, tanto che ieri in viale Aldo Moro la capogruppo M5s Giulia Gibertoni ha evocato l’intervento dell’autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone. E sempre ieri, quasi in contemporanea, la senatrice M5s Michela Montevecchi interveniva a Palazzo Madama sulla stessa questione. “La Procura nazionale antimafia ha in questi giorni richiamato l’attenzione su alcune aree interne ad Expo date a Oscar Farinetti e al suo Eataly- afferma Montevecchi- e ha ravvisato un procedimento di affidamento di questi spazi senza bando di gara”.

A Bologna, fa il parallelo la senatrice 5 stelle, “esiste il progetto Fico, che dovrebbe prendere posto nell’area occupata dal Caab, che fa parte del patrimonio economico e culturale di questa città, il grande mercato dell’ortofrutta, sul quale appunto dovrebbe sorgere la grande Disneyland del mondo dell’agricoltura e dei contadini“. Un parco agroalimentare che però “si realizzerà anche in questo caso grazie ad accordi che non hanno previsto gare e bandi di affidamento- attacca Montevecchi- pare invece che nell’accordo raggiunto, il Caab dovesse assumersi la responsabilità di mediare con le amministrazioni locali affinchè il progetto fosse realizzato e mettendo a disposizione le sole strutture, che penso rimarranno praticamente solo delle colonne con delle tettoie”.

Il progetto Fico, insiste l’esponente M5s, “che è stato spacciato come grande progetto ecologista, grande progetto che avrebbe promosso il chilometro zero, a nostro avviso non farà altro che perpetrare vecchie politiche e vecchie dinamiche”.

Per questo i 5 stelle chiedono chiarimenti non solo in Regione ma anche al Governo “in merito a questi affidamenti diretti, che quindi non sono passati tramite un bando di gara. Come a dire- affonda il colpo Montevecchi- che le brutte pratiche nazionali si riverberano e continuano a perpetrarsi anche a livello locale, grazie alla compiacenza di amministrazioni che non hanno certo a cuore il bene comune e lo stop al consumo di suolo, ma che hanno invece a cuore ben altri interessi”.

 

di Andrea Sangermano

15 aprile 2015

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