Abruzzo

Enti, conclusa ricognizione dei debiti del consorzio industriale Chieti-Pescara

Palazzo_Silone_abruzzo_2PESCARA – “E’ stata fatta, finalmente, piena luce sulla situazione dei conti del Consorzio Industriale Chieti-Pescara e si è avviato anche il percorso con l’Anas per trovare una soluzione alla vicenda, che si trascina dagli anni Settanta, dei mancati pagamenti degli espropri ai proprietari dei terreni su cui è stato realizzato l’Asse Attrezzato”. Lo ha sottolineato questa mattina Camillo D’Alessandro, consigliere regionale delegato, in un incontro con il collegio dei liquidatori dell’ ente, a cui hanno partecipato l’ ex presidente Antonio Sutti (in carica fino allo scorso febbraio), l’attuale presidente Nicola D’Ippolito e i componenti Antonio Innaurato e Alberto Paone.

   La situazione “fotografata” dal collegio vede un attivo contabile pari a 5 milioni e 268mila euro, rappresentato da terreni (2 milioni 625mila euro) e crediti (2 milioni 177mila euro). Il valore prudenziale di realizzo, però, si attesta a un milione e 340mila euro. Il passivo, invece, è stato stimato in poco meno di 33 milioni di euro, di cui circa 18 milioni 800mila fanno riferimento al valore degli espropri non pagati. I debiti verso i fornitori ammontano a 11 milioni, quelli tributari a un milione 288mila e quelli verso gli istituti di previdenza a 872mila.
   “Nella voce degli espropri – ha spiegato D’Alessandro – la metà riguarda gli indennizzi per i terreni su cui è stato costruito l’Asse Attrezzato, che sono al centro di una serie di contenziosi tra i proprietari e il Consorzio. Dall’Anas, però, abbiamo avuto la disponibilità ad aprire un confronto e scongiurare, così, il rischio di retrocessione delle aree agli stessi proprietari, che porterebbe alla chiusura della struttura viaria più importante dell’area Chieti-Pescara”.
   Gli interventi messi in atto dal collegio presieduto da Sutti, in appena 9 mesi di lavoro, hanno riguardato anche i contratti del personale (che passerà all’Arap), il censimento delle aziende presenti nelle aree industriali di competenza (che sono 502), fino ad arrivare all’inventario di tutti i beni mobili e immobili dell’ente, che non era mai stato fatto prima. Con la ricostruzione della situazione contabile, ora sarà possibile conferire tutte le infrastrutture delle zone industriali del Consorzio all’Arap, l’agenzia regionale delle attività produttive, da cui l’ente era rimasto escluso in una prima fase (a differenza degli altri Consorzi industriali) per l’eccessiva situazione debitoria. Si tratta di beni di pubblica utilità, che sono indisponibili e quindi non possono essere venduti.
   “Conclusa questa operazione trasparenza – ha concluso D’Alessandro – e salvaguardate le infrastrutture, ci potremo dedicare a completare la liquidazione del Consorzio, utilizzando tutti gli strumenti previsti dalla normativa vigente. E chiudere, così, una degli esempi più lampanti di un vecchio modo di far politica, che concepiva il futuro come una sorta di discarica, in cui venivano rinviate tutte le decisioni”.
15 marzo 2016
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