VIDEO | Supercoppa Jedda, “Volevo andare allo stadio come gli uomini”

Mancano poche ore alla partita di Supercoppa a Jedda, in Arabia Saudita, 'vietata' alle donne sole in alcuni settori dello stadio. Ne parlano Alessandra Di Legge e con Sara Manfuso
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ROMA – L’appuntamento con la Supercoppa italiana è per domani, 16 gennaio, 18.30 ore italiane. Juventus, la vincitrice dello scorso campionato, e Milan, la seconda arrivata in Coppa Italia (vinta sempre dai bianconeri), disputano la loro sfida. Protagonista è Jedda con il King Abdullah Sports City Stadium, il settore ‘Families’ riservato alle donne e le ‘tifoserie d’opinione’ che su questa partita si sono divise tra le aspre critiche alla discriminazione di genere avallata per un match nazionale, il boicottaggio dell’ascolto e chi ha addirittura recuperato su testate nazionali gli stereotipi del ‘calcio ai maschi e la danza alle femmine’.

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La Supercoppa non è una partita internazionale come sento dire. E’ un match nazionale, una gara ufficiale della Lega Calcio e quindi deve seguire le regole e i diritti dello Stato italiano ovvero l’articolo 3 della Costituzione. In una parola devo poter andare negli stessi settori in cui hanno accesso gli uomini, come avviene da quando io ho 4 anni”. Lo rivendica Alessandra Di Legge, avvocato e opinionista sportiva, intervistata dalla Dire sulla Supercoppa insieme a Sara Manfuso, presidente dell’Associazione ‘Io cosi’.

Sono una tifosa della Juventus e sarei voluta andare a Jedda. Mi è arrivata questa richiesta di prelazione che andava esercitata entro il 2 gennaio e ho avuto l’assurda scoperta: gli uomini avevano il settore ‘singles’, mentre le donne, sottolineato mille volte, potevano avere accesso solo al settore ‘families’ il cui biglietto di accesso costa la metà”. Il coro dei commenti sul match ha tracimato lo sport, scomodando le relazioni commerciali che intercorrono tra l’Italia e l’Arabia Saudita, la politica e la questione dei diritti civili delle donne in Arabia Saudita, su cui, raccomanda l’opinionista “bisogna tenere accessi i riflettori” anche dopo, quando la partita sarà stata disputata.

La Lega Calcio per la Supercoppa ha scelto Jedda per un accordo economico importante– chiarisce Di Legge- che dovrebbe essere di circa 7 milioni l’anno per 3 anni. Non è la prima volta che si fa fuori dal Paese, è stato anche il turno di Pechino, ma io deve poter andare a vederla come una qualsiasi altra partita italiana”.

Guarda il dibattito in due tranche:

DI LEGGE: “NON VADO ALLO STADIO PER I MUSCOLI E SO COSA È IL ROMBO”

Il dibattito su Jedda e i settori dello stadio riservati alle donne ha rinverdito, anche sulla stampa, tutta una serie di stereotipi che credevamo in cantina su calcio e gentil sesso. Un esempio quello del 4 gennaio scorso su Il Giornale: “Vanno di moda gli chef stellati. Sarebbe interessante capire se la cucina sia appannaggio degli uomini o delle donne. Visto che io come donna andrei allo stadio solo per vedere i muscoli di Cristiano Ronaldo e ieri quelli di Cabrini, come è stato scritto da un autorevole giornalista, a questo uomo dico che so spiegargli che l’albero di Natale non è quello che si fa l’8 dicembre, che il rombo non è un pesce, o so dirgli cosa sia il controfallo o la punizione a due in area”. E’ la sfida che Alessandra Di Legge, opinionista sportiva, lancia ai microfoni della Dire, intervistata sulla Supercoppa che si disputa domani a Jedda, criticando tante opinioni comparse sui media e la tolleranza di quanti a sorpresa nelle regole della Supercoppa non vedrebbero una violazione della Costituzione italiana. La questione dei diritti che è la vera linfa del dibattito sulle regole imposte alla partita di domani esce fuori dal perimetro dello sport.

Del resto, ricorda Di Legge: “Il calcio è il quinto asset industriale italiano, quello che accade in questo ambito si riverbera in tutto il Paese”.

Proprio a questo proposito è intervenuta sul dibattito culturale Sara Manfuso, presidente dell’Associazione ‘Io cosi”, che sul campo dei diritti e della sensibilizzazione culturale, specialmente dei giovani, è molto attiva, anche nelle scuole. “L’accordo commerciale sulla Supercoppa esiste da tempo e ce ne ricordiamo fuori tempo massimo” ha detto Manfuso, esprimendo rammarico per gli stereotipi circolanti, per una divisione anche mediatica sul tema dei diritti di genere che non ci saremmo aspettati. Boicottare la partita? “L’Aventino– secondo Di Legge- non è la soluzione” e quindi “l’appuntamento è domani davanti alla tv con una birra- conclude Manfuso- E l’anno prossimo a Jedda”.

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15 Gennaio 2019
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