Caritas: “A Roma nel 2018 aumentano povertà e diseguaglianze”

In numeri, sono 16mila le imprese chiuse negli ultimi cinque anni, i redditi sono profondamente diseguali in base ai municipi
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ROMA – Povertà e disuguaglianze a Roma restano drammatiche e si aggravano. In numeri, sono 16mila le imprese chiuse negli ultimi cinque anni, i redditi sono profondamente diseguali in base ai municipi, aumentano le famiglie con un solo occupato (in 10 anni del 47,8%) e un quarto dei giovani romani tra i 18 e i 29 anni risulta disoccupato. A metterlo nero su bianco è il rapporto della Caritas di Roma per l’anno 2018 ‘La povertà a Roma: un punto di vista’, presentato stamattina alla cittadella della Carità dal presidente di Caritas Roma don Benoni Ambarus e dalla curatrice del rapporto, Elisa Manna, responsabile dell’Ufficio studi di Caritas.

Una fotografia che conferma la tendenza della Capitale a riprodurre sofferenze e disuguaglianze presenti nel resto del Paese, dove in base ai dati Istat nel 2017 le persone in povertà assoluta sono passati da oltre 4 milioni a 5 milioni e 58mila (1 italiano su 12). A soffrire di più sono giovani e famiglie giovani o apparentemente ‘normali’ e anziani.

A Roma sono quasi 100mila le famiglie senza occupati, senza ritirati dal lavoro e con almeno un elemento disponibile al lavoro, il 25% dei giovani tra i 18 e 29 anni risulta disoccupato, il 52% dei giovani tra i 25 e i 39 anni ha un contratto a termine o di collaborazione. Sono 125mila i nuclei familiari con figli minori (considerato un predittivo di povertà) che hanno un reddito lordo di 25mila euro l’anno con punte nel V (12.162), nel VI (16.729) e nel X Municipio (11.367), mentre i Neet sono aumentati negli ultimi 10 anni del 68% (in tutto 134.556).

Una città profondamente diseguale se si prende in considerazione il reddito individuale imponibile medio che va dai 40.530 euro del II Municipio ai 17.053 euro del VI Municipio. Solo l’1,8% denuncia un reddito di oltre 100mila euro l’anno, mentre il 51,3%, un romano su due, possiede un reddito fino a 15mila euro. In ogni municipio si registrano circa 10mila persone over 65 che non raggiungono il reddito di 11mila euro, per un totale complessivo di 146.941 abitanti, una città nella città che vive di stenti. Aumenta anche il disagio delle famiglie apparentemente ‘normali’, con l’aumento del 47,8% in dieci anni di quelle con un solo occupato, 92.790 famiglie senza occupati, senza ritirati dal lavoro e con almeno un elemento disponibile al lavoro. Dalle informazioni provenienti dai centri d’ascolto, poi, emerge che l’esclusione sociale è ereditaria: i poveri più giovani spesso sono figli di famiglia travolte da spaventose posizioni debitorie, relative a canoni di locazione non pagati o bollette saldate in modo discontinuo.

Le informazioni presentate sono contestualizzate nel rapporto con i dati riguardanti la povertà in Italia, dove, oltre a quella assoluta, è aumentata la povertà relativa (9 milioni e 368mila nel 2017 secondo l’Istat), quasi 3 milioni di disoccupati, 3 milioni di persone completamente sole e un profondo spread della miseria con gli ultra 65enni poveri italiani quattro volte più numerosi che in Germania. Il 61% degli italiani, secondo un’indagine Oxfam Italia del 2017, ritiene che le disuguaglianze siano nettamente cresciute negli ultimi anni. Una percezione confermata dalla presenza del nostro Paese nei primi otto in graduatoria per disuguaglianza, tra i 28 Paesi europei presi in esame. Aumentano gli individui a rischio povertà anche per la Banca D’Italia (23%).

“È come se oggi vivessimo la povertà con la paura di essere contagiati- dichiara in apertura don Benoni- Sono tre i punti per cui siamo qui: per mettere a fuoco la realtà e avere uno sguardo di insieme, per far sentire il grido del povero, perché il disagio spesso rende cattivi e rancorosi. Ma questa città deve restare unita, con le chiese che fungono da ospedale da campo, non sagrestie ammuffite. E perché non si potrà mai combattere la povertà se non troviamo le sue radici e se non proviamo ad eliminarle. Se una parte della società inizia a puntare il dito contro un’altra le conseguenze di una guerra tra poveri le pagheremo tutti- avverte il presidente della Caritas Roma- C’è bisogno di un approccio diverso alla povertà e verso i poveri, la povertà si deve combattere, i poveri devono essere aiutati, non il contrario. Essere poveri non è una colpa, è un dramma umano”.

In un anno la Caritas di Roma ha dato ascolto a 21.149 persone in stato di bisogno attraverso una rete di 50 opere-segno, oltre 4.000 volontari e 6.000 giovani di 62 istituti scolastici e soprattutto dei 145 centri d’ascolto distribuiti sul territorio romano nelle parrocchie e dei tre centri d’ascolto diocesani. La maggior parte delle persone che arrivano alla Caritas si rivolge ai centri d’ascolto diocesani (15.046 nell’ultimo anno), ma diverse migliaia (6.103) sono state ascoltate dai centri parrocchiali.

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15 Gennaio 2019
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