VIDEO | Donne, giovani, arabi, tebu: a Napoli un incontro per parlare di pace in Libia

Ieri l'iniziativa organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio per promuovere il "processo di stabilizzazione e di sviluppo in Libia"
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Rappresentanti di tribù e attiviste per i diritti delle donne libiche, ex combattenti e ong umanitarie, membri di associazioni per la difesa delle minoranze amazigh e di quelle tebu si sono riuniti ieri a Napoli per parlare di pace. L’iniziativa è stata organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio in collaborazione con Istituto affari internazionali e Università per stranieri di Perugia per promuovere il “processo di stabilizzazione e di sviluppo in Libia” attraverso il coinvolgimento della “società civile”.

 

Quest’ultima “si è interrogata in maniera molto vivace e sincera sulle questioni relative ai giovani e alle donne, che costituiscono il motore vero del cambiamento”, ha commentato a margine dell’evento il viceministro degli Esteri, Emanuela Del Re, che era presente insieme al suo predecessore, Mario Giro.

Nella riunione sul ruolo delle donne, “tutti hanno espresso l’idea che la donna libica debba essere considerata una sola nei suoi diritti, indipendentemente dal contesto sociale ed economico da cui proviene” ha detto Francesca Caruso, ricercatrice dello Iai, traendo insieme ad altre le conclusioni della discussione.

“Molti hanno sottolineato preoccupazione rispetto al fatto che dal 2011 c’è stato un arretramento dei diritti femminili” ha aggiunto Caruso. Tra le proposte emerse nell’incontro, a cui hanno partecipato anche uomini, quella di “network fatti di donne attraverso cui le donne possano essere informate su quanto accade nel Paese e sui loro diritti, ma anche doveri politici”.

“Dopo la caduta del regime, le tribù hanno sentito di dover difendere i loro interessi, e sono diventate molto potenti, occupando un vuoto di potere lasciato dallo Stato” commenta Nadia Gaouda attivista libica e consulente economico nel settore petrolifero, intervistata dall’agenzia ‘Dire’. “Ma se le tribù diventano troppo forti le donne non avranno nessuna opportunità reale“. Gaouda poi precisa: “Non per questo ce l’ho con il movimento del 2011, dobbiamo prendercela solo con noi stessi”.

Per i giovani libici, invece, “la sfida principale è la mancanza di posti di lavoro: così vengono strumentalizzati per programmi ideologici che non sempre sono al servizio della nazione, e aderiscono a idee esportate dall’estero, con propaganda televisiva e radiofonica finanziata per seminare il pensiero terroristico” ha detto a conclusione del tavolo sui giovani Mohammed Hamuda, architetto e fondatore dell’ong H2O. La sua organizzazione promuove l’inclusione e la partecipazione giovanile alla vita pubblica.

“Garantire l’accesso dei giovani al Consiglio dei saggi, sostenere centri di formazione per il reinserimento e l’integrazione sociale dei giovani arruolati dalle milizie, fare in modo che dopo aver acquisito fiducia nelle istituzioni, lasciano le armi” sono alcune delle proposte presentate da Mohammed. Tra le altre, “rafforzare i network giovanili, incentivare lo spirito di impresa, fare riunioni di giovani attivisti per consolidare pace e stabilità, organizzare una conferenza nazionale dei giovani”. “Tutte idee molto positive” commenta Hamuda, intervistato alla ‘Dire’: “Speriamo che dopo questo incontro riusciremo a implementarle sul terreno”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

14 Dicembre 2018
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»