VIDEO | ‘How Much..’, il documentario sulla tratta delle donne nigeriane proiettato in Senato

Realizzato “per le donne nigeriane, per far capire cosa è la tratta,cosa dovranno affrontare, e per essere diffuso in Nigeria”,

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ROMA – Donne che raccontano di venti o trenta stupri in un solo giorno nei centri di detenzione in Libia. Viaggi nel deserto dove si muore abbandonati o perché semplicemente ti uccidono i tuoi aguzzini. Un gommone con oltre 150 persone a bordo che si rovescia e solo 20 si salvano. Una madre con cinque figli che ne vede annegare tre. Donne che arrivate in Italia subiscono la schiavitù dei gruppi criminali e la prostituzione in strada, dove sono vendute per poche decine di euro a italiani, magari ‘padri di famiglia’ che la domenica vanno in chiesa. Sono storie terribili, che colpiscono duro. Le raccontano in prima persona le ragazze nigeriane che le hanno vissute. Sono nel documentario ‘How much…’ che affronta la tratta delle donne nigeriane in Italia, realizzato da Antonio Guadalupi e “pensato per le donne nigeriane, per far capire cosa è la tratta,cosa dovranno affrontare, e per essere diffuso in Nigeria”, spiega.
Un documentario presentato oggi al Senato e che è senza scopo di lucro, liberamente scaricabile da Vimeo “e a disposizione di chiunque voglia combattere la tratta”, spiega Guadalupi.

‘How much…’ “verrà trasmesso da alcuni network nigeriani tra i quali quello più importante”, aggiunge l’autore. Intanto venerdì prossimo, alle 19, sarà proiettato a Roma allo Spin Time Labs, lo spazio sociale che si trova nella realtà occupativa di via S.Croce in Gerusalemme/via Statilia, al centro di Roma. Come spiega un’attivista, “l’obiettivo è arrivare ad aprire a Spin Time Labs uno sportello anti-tratta e anti-violenza con saperi condivisi”, anche insieme ad associazioni cattoliche come la Onlus ‘Slaves no more’ di Suor Eugenia Bonetti.

DI COSA PARLA ‘HOW MUCH…”

In ‘How much…’ ci sono le storie di sei ragazze nigeriane che raccontano di come siano state catturate dalle false promesse dei trafficanti, subendo riti voodoo, e di come arrivate in Italia siano state gettate nel girone infernale della prostituzione. Le testimonianze sono state raccolte in case famiglie di tutta Italia dove le ragazze sono ospitate.

DE PRETIS: “IMPORTANTE SENSIBILIZZARE L’OPINIONE PUBBLICA”

“E’ importante creare nell’opinione pubblica una maggiore sensibilizzazione sulla tratta- dice Loredana De Petris, presidente del Gruppo Misto al Senato, senatrice Sinistra Italiana esponente di Liberi e Uguali, intervenendo alla presentazione- se ne parla solo in modo superficiale e generico”. Si dovrebbe, invece, “rifocalizzare l’attenzione su un problema drammatico, la riduzione in schiavitù a scopo di sfruttamento sessuale di queste donne”. Oggi poi “serve ancora più attenzione su questo tema, visto che è stata abolita la protezione umanitaria, che è stata ‘tipizzata’ indicando sei casi speciali”, prosegue De Petris, “e la tratta è uno di quelli, ma serve l’estensione dei casi speciali. Quindi, mentre è in corso il dibattito alla Camera, è utile che questo documentario circoli”.

BONETTI:”IL RITORNO NON DEVE ESSERE UNA DEPORTAZIONE”

La realtà pero è dura anche se qualcuno non vuol vederla. “Nessuno si chiede mai da dove vengono queste donne, cosa hanno subito, cosa affrontano ogni giorno”, dice Suor Eugenia Bonetti della Onlus ‘Slaves no more’, “io lavoro con suore in Nigeria che ci aiutano a capire come e perché vengono e come rispondere ai loro problemi”.
Noi, prosegue, “vogliamo investire nel loro ritorno che però non deve essere una deportazione ma un rimpatrio volontario, che però deve essere preparato”. E allora si deve capire “come farle tornare, chi le aiuterà una volta a casa, cosa troveranno una volta tornate, per poterle aiutare”, spiega Suor Eugenia Bonetti. Tutto questo “perché non tornino come pezzenti o deportate ma in libertà e trovando chi le possa aiutare”, prosegue la religiosa, “noi cerchiamo di capire cosa vogliono fare, insegnare loro un mestiere e diamo loro tre grosse valigie, è importante perché non devono tornare a mani vuote. Non deve succedere quello che capitava al Cie di Ponte Galeria, quando 60-70 donne venivano mandate via con un sacco della spazzatura, come fossero loro stesse la nostra spazzatura”.

ALZETTA: “VOGLIAMO COSTRUIRE PERCORSI STRUTTURATI”

“Chi dice che ‘la pacchia è finita’ riferendosi alla vita delle persone ha perso l’umanità”, dice Andrea Alzetta di Action, intervenendo alla presentazione di ‘How much..’, “noi invece vogliamo costruire percorsi strutturati, anche con le associazioni cattoliche, per salvare le persone e per salvare noi stessi”.

Nell’occupazione dove si trova Spin Time Labs vivono 180 famiglie ma ci sono anche cinquemila metri quadri per attività sociali e culturali. L’immobile era abbandonato ma l’occupazione “è servita per ridargli una funzione sociale”, spiega Alzetta, “un modo di rigenerare la città creando comunità aperte e accolglienti anziché chiuse e rancorose”. Questo “non solo per salvare delle vite, ma per salvare noi stessi provando a costruire esperienze che facciano dell’emancipazione delle persone la loro cifra distintiva con la possibilità di gestire un luogo abbandonato per uno scopo sociale”, prosegue Alzetta.

Venerdì quindi, alle 19, ‘How much…’ sarà proiettato a Spin Time Labs, “un posto formalmente illegale, ma la massima illegalità è trattare le persone come oggetti, come merce”, conclude il rappresentante di Action.

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14 Nov 2018
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