Convegno Siot, Leopardi: “Ecco le novità su ortopedia e riabilitazione”

L'agenzia di stampa Dire ha ascoltato il dottor Paolo Leopardi, ortopedico presso la Clinica polispecialistica Casa del Sole di Formia

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ROMA – La popolazione italiana sta diventando sempre più anziana e questo aspetto demografico e sociale e’ destinato a impattare anche sulle forme di cura dedicate a questa fascia di pazienti. Le fratture di femore dell’anziano hanno effetti disastrosi, con conseguente rischio di disabilita’. Il convegno promosso dalla Società di Ortopedia e traumatologia (Siot) ha posto l’accento proprio su questa grande emergenza, sui tipi d’intervento che possono essere messi in atto e sulla riabilitazione più adatta per le diverse patologie ma ha avuto il merito di affrontare tanti altri emergenti divise in sessioni di lavoro e workshop. L’agenzia di stampa Dire ha ascoltato il dottor Paolo Leopardi, ortopedico presso la Clinica polispecialistica Casa del Sole di Formia, il quale ha partecipato al convegno di Bari.

Instabilità articolari e trattamento delle fratture nella terza età e nel grande anziano, i due grandi temi del Siot. Quali sono le novità? “Sono stati i temi principali ma tutto il convegno è stato ben organizzato e soprattutto partecipato. Non a caso si è posto l’accento sulle instabilità articolari e sul trattamento delle fratture nel grande anziano vista anche la crescente richiesta, in ambito ospedaliero, di operazioni e riabilitazione per questa categoria di pazienti. Le novità e le strategie nel campo dell’ortopedia oggi guardano sicuramente alla minor perdita di sangue possibile e ad una riabilitazione rapida. Questo nell’ottica di una riduzione se non azzeramento di complicanze post chirurgiche”.

‘Riabilitazione, instabilità articolare e fratture: dall’intervento riabilitativo al ritorno alle attività sportive’, quali sono le strategie vincenti presentate in questa sessione? “L’idea alla base di una strategia vincente è il lavoro di gruppo. Non funziona più il lavoro ‘solitario’ dell’ortopedico ma lo specialista è chiamato a lavorare in equipe insieme ai fisiatri e fisioterapisti. Quindi il concetto di presa in carico del paziente è globale e non si ferma più a porre attenzione alla sola parte chirurgica. Nelle altre sessioni del Siot si è affrontato anche il concetto di Ortoplastica, una nuova disciplina che vede schierati fianco a fianco l’ortopedico e il chirurgo plastico soprattutto nel caso d’intervento su fratture esposte. Queste realtà sono presenti in molti ospedali, ad esempio penso a Varese, ma si diffonderanno rapidamente sul resto del territorio nazionale. Nell’ambito in cui io lavoro, il privato convenzionato, mi interessa soprattutto il trattamento dell’anca e dell’instabilità articolare e protesica. Soprattutto vista la media dell’età dei pazienti, sempre più avanzata, è importante comprendere perchè a volte le protesi possono essere instabili”.

Nel caso di ricorso alla chirurgia protesica, quali sono le nuove frontiere dell’ortopedia? “La vera novità, come accennavo prima, è sicuramente l’uso di tecniche quanto meno invasive che consentono una perdita di sangue davvero contenuta. Inoltre il ricorso a protesi piccole permette al paziente, anche quello anziano, di mettersi in piedi il giorno stesso dell’operazione. Si pensi che alcuni tipi di operazioni che vengono svolte in day hospital con tempi di recupero minori e anche un risparmio socio-sanitario non indifferente. L’obiettivo ulteriore è evitare complicanze post operatorie”.

La riabilitazione che ruolo svolge nel post-operatorio? “Direi che la riabilitazione motoria a seguito d’intervento è fondamentale. Un team di specialisti composto da ortopedici, anestesisti, fisiatri, fisioterapisti e infermieri è coinvolto nel percorso di cura e riabilitazione. La figura del fisioterapista, ovviamente meglio se in collegamento con l’ortopedico che ha effettuato l’operazione, è strategica per la riuscita e ripresa del paziente che, se correttamente riabilitato, riprenderà le normali attività quotidiane dopo circa due settimane. Quindi a seguito di diversi step il protesizzato è in grado di recuperare la piena mobilità e autonomia”.

Gel piastrinico e terapie infiltrative con acido ialuronico, quando sono indicati e che tipo di esiti forniscono? “Sono sicuramente trattamenti molto validi soprattutto nella prima fase dell’artrosi e a volte, dipende dal quadro clinico, sono in grado di posticipare l’intervento chirurgico ‘restituendo’ più tempo al paziente. Ci devono essere delle indicazioni precise in modo tale che una somministrazione precoce di questi trattamenti, uniti ad una adeguata riabilitazione, possano effettivamente migliorare la qualità di vita del paziente ritardando una eventuale chirurgia su quelle stesse articolazioni”.

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14 Novembre 2018
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