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Italia fuori da Mondiali, non succedeva dal 1958. Paese contro, ma la Lega difende Tavecchio

ROMA – E alla fine la ‘tragedia’ sportiva si è consumata. L’Italia non è andata oltre lo 0-0 contro la Svezia nella gara di ritorno dei playoff e complice l’1-0 dell’andata sono gli scandinavi a conquistare la qualificazione ai Mondiali 2018.

Lo stadio San Siro di Milano era pieno, ieri sera. In 70mila a tifare, a cantare, a mostrare striscioni e coreografie di supporto per gli Azzurri. Una, la più spettacolare, con i settori divisi in bianco, rosso e verde a riprodurre il Tricolore. Insomma, lo stadio ha fatto lo stadio, è stato quell’uomo in più auspicato dal ct Gian Piero Ventura dopo la sconfitta cocente di sabato a Stoccolma. Ma non è servito. Come profeticamente aveva sancito Andrea Pirlo, “San Siro si farà sentire, ma non ho mai visto nessuno far gol dagli spalti“.

La Nazionale ha giocato tutta in attacco, persino Gianluigi Buffon si è fatto vedere nell’area di rigore avversaria agli sgoccioli del secondo tempo per inseguire quel gol disperatamente mancato in due partite di fila. Intanto, in panchina, si consumavano la freddezza e il distacco tra il ct Ventura e la squadra. E’ il romanista De Rossi a sintetizzare lo stato d’animo con quel: “Che c..zo entro a fare io, dobbiamo vincere, mica pareggiare”, quando il ct gli chiede di scaldarsi, mentre Insigne resta fermo. Ventura, a fine partita, non si è concesso ai microfoni della Rai e il suo futuro non è chiaro. A chi lo incontra nella notte non parla di dimissioni, ma la scadenza del contratto era prevista in caso di mancata qualificazione.

LE LACRIME DEL CAPITANO

A parlare con la Rai, in diretta dopo la disfatta, è il simbolo della Nazionale, Gian Luigi Buffon. Presenza numero 175 in azzurro, l’ultima per lui, che sognava di entrare nella storia con il sesto mondiale di fila. Parla in lacrime, il capitano. “Abbiamo fallito qualcosa che poteva essere importante anche a livello sociale. Dispiace per il movimento- dice Buffon-, fa male che l’ultima partita ufficiale coincida con la mancata qualificazione ai Mondiali. Ma abbiamo orgoglio, siamo testardi e caparbi, troveremo il modo di rialzarci. Lascio una Nazionale a ragazzi in gamba che faranno parlare di loro, da Donnarumma a Perin, che non mi faranno rimpiangere”. Poi, le parole cariche di affetto per i compagni. “Abbraccio il mio Leo, il mio Barza, il mio Chiello, Daniele. Gli altri ci hanno seguito, non è bastato, spero si portino via qualcosa a livello di esempio”.

buffon

L’UNICO PRECEDENTE

Quasi un unicum, più che un evento raro l’assenza azzurra alla Coppa del Mondo di calcio. Perché sono passati ben 59 anni dall’ultima volta in cui l’Italia non è riuscita a qualificarsi alla fase finale del torneo intercontinentale. Un altro calcio, un’altra era, quasi un’altra vita. I diritti tv, ad esempio, che oggi sono linfa vitale per tutto il mondo del calcio, avevano un peso scarsissimo. Come pure gli sponsor, di quello tecnico non c’era neanche traccia sulle maglie. Quasi 60 anni fa l’Italia di Alfredo Foni uscì sconfitta dalla sfida di Belfast, era il 15 gennaio del 1958, per 2-1. Neanche il gol di Dino Da Costa, in rete dopo una respinta del portiere sul suo tiro di testa, riuscì a salvare gli azzurri che, inseriti nel gruppo 8 delle qualificazioni con Irlanda del Nord e Portogallo, arrivarono secondi ad un solo punto proprio dai nordirlandesi, mancando così la qualificazione per un posto ai Mondiali di Svezia del ’58, quelli vinti dal Brasile dell’astro nascente Pelè.

La Svezia allora come obiettivo, la Svezia oggi come ostacolo.

Un esito delle qualificazioni decisamente rocambolesco. Qualche settimana prima, era il 4 dicembre del 1957, infatti, sempre a Belfast viene giocata quella che doveva essere l’effettiva sfida tra Irlanda del Nord e Italia Ma pochi minuti prima della partita si viene a sapere che l’arbitro dell’incontro, l’ungherese Zsolt, era rimasto bloccato all’aeroporto di Londra a causa della nebbia. La sfida venne arbitrata dal nordirlandese Mitchell e venne declassata ad amichevole. Finì 2-2, risultato che, paradossalmente avrebbe qualificato l’Italia.

LA RINUNCIA DEL 1930

Ma se la mancata partecipazione ai Mondiali del 1958 fu l’ultima in ordine di tempo, va detto che non fu la prima. Nel 1930, infatti, la Federazione italiana rinunciò a giocare il Mondiale in Uruguay: una scelta contestata dai sudamericani, mai chiarita del tutto dal nostro paese. Probabilmente, al centro di tutto ci fu la scelta di naturalizzare giocatori sudamericani per usarli in Nazionale.

GIORGETTI (LN): TAVECCHIO NON ASCOLTI MALAGÒ E NON SI DIMETTA

“Fossi in Tavecchio non mi dimetterei. Se poi a chiederlo è Malagò, allora proprio no. Con la stessa logica, cosa dovremmo dire quindi di tutte quelle Federazioni che sono in condizioni disastrate, come, per citarne solo un paio, atletica e pallacanestro? In un momento così delicato ci vuole prudenza e una programmazione seria, non sentenze a seconda di dove soffia il vento. Piuttosto si prenda in considerazione la nostra proposta affinché il 20% dei fondi dei diritti tv vada a chi valorizza i nostri ragazzi che arrivano dalle giovanili”. Così il vice segretario della Lega Giancarlo Giorgetti.

di Adriano Gasperetti e Antonella Salini

14 novembre 2017

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