Rugby, Italia battuta ma è festa all’olimpico finalmente sold out /FOTOGALLERY

ROMA – La reazione spontanea è stata quella di guardare, con sorpresa, verso le curve, la Sud e la Nord: esaurite, in ogni ordine di posti. Come altri settori, dai distinti, Sud e Nord, alla tribuna Tevere. Un po’ meno la Monte Mario, il settore più caro. Nell’ultima partita che la nazionale di rugby ha giocato allo stadio Olimpico di Roma è parso un po’ a tutti come se si fosse fatto un salto indietro nel tempo: 27 maggio 2009, finale di Champions League tra Barcellona e Manchester United, 62.000 spettatori. Un evento, mai più ripetuto almeno con il calcio. Andando a spulciare i tabellini degli ultimi impegni di Roma e Lazio il dato che emerge è decisamente negativo: Roma-Bologna è stata seguita da 24mila spettatori circa, Lazio-Sassuolo addirittura da 10mila. Sabato scorso la Nazionale ha sfidato la Nuova Zelanda, riempiendo lo stadio in (quasi) ogni ordine di posti: 60.693 spettatori, per vedere Messi e compagni furono poche centinaia di più.

Se si escludono le partite del Sei Nazioni sempre dell’Italrugby, le partite di Roma e Lazio e le finali di Coppa Italia non hanno mai richiamato tanti spettatori. L’aria che si respira all’Olimpico in questi ultimi mesi non è sicuramente delle più positive. Vuoi per i parcheggi eliminati nei pressi dello stadio, ridotti quelli nelle zone immediatamente circostanti, così come pure per i tanti controlli che si affrontano nel tragitto (a piedi), lo stadio è andato progressivamente svuotandosi. Ultimo tassello in questa vicenda tribolata dell’Olimpico, le barriere installate a settembre 2015 per motivi di sicurezza nel cuore del tifo romanista (la Sud) e laziale (la Nord). Per protesta, infatti, i gruppi di tifosi che trascinano il resto dello stadio durante le partite casalinghe hanno scelto di rimanere a casa.

Per questo sabato aver visto l’impianto praticamente tutto esaurito ha rubato l’occhio a tutti: “Tanti, appena salito l’ultimo gradino, si sono voltati verso i due settori più ‘caldi’ rimanendo piacevolmente sorpresi. Ormai l’Olimpico si riempie più per il rugby che per il calcio, la mentalità sta cambiando”, il pensiero sconsolato di Francesco. Le barriere sono parse ai più una nota stonata soprattutto per uno sport, pieno di valori positivi, come il rugby. Eppure, se si esclude qualche espressione di disappunto, non hanno impedito di tifare, cantare l’inno, fare la ola. Una festa iniziata al mattino, con l’area ‘Terzo tempo’ nei pressi dell’Olimpico dove bere birra con i tifosi avversari a suon di musica.

Un problema, questo, che sembra essere arrivato a soluzione. Nelle scorse settimane il presidente del Coni Giovanni Malagò aveva detto di aver appreso come la soluzione fosse “vicina”. Pare che il numero 1 dello sport italiano sia stato buon profeta. Dal Sei Nazioni 2017 le barriere saranno rimosse definitivamente. Il rugby, si sa, tornerà all’Olimpico di Roma nel 2017 per il tradizionale torneo Sei Nazioni: l’esordio il 5 febbraio con il Galles, seconda partita dopo 6 giorni ancora nella Capitale, contro l’Irlanda, terzo e ultimo impegno in calendario l’11 marzo con la Francia.

di Adriano Gasperetti, giornalista professionista

14 Novembre 2016
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»