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Droga, porno e web: il monito di Zuppi sull’aumento delle dipendenze

BOLOGNA – E’ un monito a 360 gradi quello che l’arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi, lancia sul tema delle dipendenze: quelle relative alle droghe, certo, ma anche quelle riguardanti la pornografia oppure il web. Senza omettere un passaggio sulla pedofilia, rispetto al quale la Chiesa “ha i problemi suoi”, ma sapendo che sarebbe “sciocco” non guardare anche a ciò che succede all’esterno.

Temi che il vescovo ha toccato stamattina partecipando al convegno “Crescere tra reale e virtuale. Educare all’empatia e alla solidarietà nell’epoca del narcisismo”, organizzato per 30 anni del Consultorio familiare bolognese.

“Le dipendenze sono in aumento perché le fragilità sono in aumento”, sottolinea il vescovo. Per cominciare, “credo che facciamo tutti troppo poco sul discorso delle droghe“, avverte Zuppi, rilevando un calo di attenzione simile a quello visto per l’Aids.

Si sente dire che “adesso tutto sommato c’è la terapia, prima si moriva” e quindi “ci preoccupiamo molto meno”, è l’esempio di Zuppi, ma la realtà è che “il contagio non è finito” e dunque il tema ancora “ci deve preoccupare”. Zuppi, poi, si dice “colpito” in particolare dalla dipendenza dalla pornografia. Questo premettendo che “il moralismo è sempre stato un ottimo volano commerciale”, afferma Zuppi: quando si diceva “non andate a vedere quel film”, allora “era sicuro che tutti andavano a vederlo”. Di certo i tempi sono cambiati, perché “quello che veniva stigmatizzato 30 anni fa adesso è una roba che non dico lo fanno vedere all’asilo, ma quasi…”.

Però quello sulla pornografia “è un discorso serio, diventa una vera patologia”, mette in guardia il prelato. Che, tra l’altro, al tema aveva dedicato anche una battuta arrivando sul luogo del convegno, cioè il cinema Bellinzona che fa parte del circuito dei Beni culturali dei frati Cappuccini: “Cosa danno qui al Bellinzona? E’ a luci rosse?”.

Poi c’è internet: “Quanta consapevole o inconsapevole dipendenza c’è. E credo- afferma il vescovo- che la vera fatica sia rendere consapevole della dipendenza”. E’ come per l’abuso di alcol: “Nessun alcolista ti dirà mai ‘io bevo'”, al massimo dirà che “bevo un goccetto…”, è l’esempio fatto da Zuppi. Il vescovo cita anche il tema “tragico” della violenza sulle donne, per poi sottolineare “tutto il sommerso” che c’è in tema di abusi. Arriva a questo punto il passaggio sulla pedofilia: la Chiesa ha “i problemi suoi e credo che Papa Benedetto prima e Papa Francesco dopo- afferma Zuppi- ci hanno invitato con enorme chiarezza ad essere consapevoli”. Detto questo, però, “sarebbe sciocco pensare che dobbiamo preoccuparci soltanto del problema interno”, conclude il vescovo.

di Maurizio Papa, giornalista professionista

14 ottobre 2017

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