E se gli smartphone e i social network facessero ingrassare?

MILANO – E se gli smartphone e i social network facessero ingrassare? Già, perché le nuove tecnologie possono risultare un ostacolo non solo nel rapporto con gli altri, ma anche per quello, forse più importante, che abbiamo con noi stessi. A parlarne, all’Expo di Milano in un incontro promosso dal ministero della Salute allo Spazio scuola, è stato il professor Guido Orsi, rappresentante dell’Ordine degli psicologi del Lazio, che ha spiegato come l’avvento delle nuove tecnologie abbia portato nuove abitudini che male si sposano con quelle che dovrebbero essere delle buone regole, in campo sociale ma anche per quanto riguarda la salute.

“Utilizzando i telefoni per metterci in contatto con i nostri amici sui vari social network- ha spiegato Orsi- crediamo di usare un ampio raggio di comunicazione, ma in realtà utilizziamo solo una piccola parte, quella squisitamente verbale. Per esempio se abbiamo bisogno di tradurre un’emozione in chat dobbiamo ricorrere alle classiche faccine, proprio perché è l’immagine a mancare”. Ma qual è il legame tra smartphone e cibo? “Più o meno quello che c’è tra televisione e cibo, con la differenza che lo smartphone è una sorta di televisione interattiva mobile. E ormai assistiamo sempre più spesso alla cattiva abitudine, soprattutto tra i più giovani ma non solo, di portarsi lo smartphone a tavola”.

“Questo- ha continuato Orsi- riduce la consapevolezza, come la riduce mentre si è impegnati in qualche altra attività che richieda attenzione, e mangiare spesso viene considerata un’azione automatica, in cui resettare il cervello e ingurgitare senza star troppo a pensare. Ecco, questo può portare dapprima a un’alimentazione incontrollata e senza regole, e alla lunga a disturbi alimentari più gravi, proprio come lo smartphone acceso mentre si studia può portare un maggior deficit di apprendimento”.

E’ stato chiesto ai ragazzi presenti all’incontro chi avesse l’usanza di spegnere i telefoni durante lo studio: nessuno. Logicamente vale il disorso secondo cui dietro lo strumento c’è sempre l’uomo, anche se, come ha chiarito il relatore, “la dipendenza da social network, e più in generale da internet,  è sempre più diffusa. Tutti noi crediamo di relazionarci con varie centinaia di persone, ma in pochi sanno che un essere umano non va oltre le 150 relazioni autentiche. Bisognerebbe insegnare ai nostri figli- ha concluso Orsi- che esistono momenti in cui il telefono non è necessario, perché toglie consapevolezza in azioni quotidiane importanti anche a livello sociale, come quella dello stare a tavola e di immergersi con passione e con criterio in ciò che si mangia, consapevolezza che se assente può portare a vizi poi molto difficili da debellare in età adulta”.

14 settembre 2015
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