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Stabilizzazione Sahel, viceministro Giro apre: “Militari italiani con iniziativa franco-tedesca”

ROMA – “Non dobbiamo farci staccare dall’iniziativa franco-tedesca nel Sahel. Sarebbe contro il nostro interesse: se la stabilizzazione dell’area richiede l’invio dei nostri militari, ben venga“. Ne è convinto Mario Giro, vice-ministro agli Affari esteri con una sensibilità particolare per l’Africa, commentando i risultati dell’incontro di ieri all’Eliseo tra Emmanuel Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel.

E’ realista l’approccio del vice-capo della Farnesina, che ammette: “Avevo previsto la ripartenza del motore franco-tedesco per l’Europa. Sia chiaro a tutti: è la coppia franco-tedesca che da sempre porta avanti il processo di integrazione“.

In questa situazione, “la necessità dell’Italia” è quella di “rimanere attaccati alla coppia”. “Mi pare urgente – dice Giro – essere presenti soprattutto nell’iniziativa franco-tedesca nel Sahel“.

In quell’area la Francia, che vanta da vari anni una missione in chiave anti-terrorismo, si è fatta promotrice di una nuova forza militare tra i cinque Paesi della regione – Ciad, Niger, Nigeria, Mali e Burkina Faso – che per il vice-ministro è “un ‘game changer’ nella attuale situazione dell’area che ci riguarda, soprattutto per la questione dei flussi migratori, ma non solo”.

Quindi Giro ricorda: “In questi due anni abbiamo lavorato molto sulla presenza dell’Italia in quell’area, attraverso l’apertura di nuove ambasciate, aiuti, investimenti, sostegno al bilancio degli Stati, nonché missioni a livello politico. Ora quindi dobbiamo assolutamente essere presenti in questa iniziativa”. E per farlo, l’impegno deve essere allineato con quello di Parigi e Berlino: “Formare i militari saheliani, portando la nostra expertise in termini di sicurezza e contando a livello politico”.

Quindi, portando anche truppe italiane? “In quella regione del mondo – risponde il vice-ministro – gli Stati sono fragili e vanno aiutati nella loro capacità di rispondere alle sfide del terrorismo, al traffico di uomini, armi e droga, e a tutti i poteri oscuri che facilmente si globalizzano, connettendosi tra di loro. Se questo significa utilizzare i nostri militari e carabinieri, o altro, ben venga, perché la stabilizzazione di quegli Stati per noi è strategica”.

Per quanto riguarda l’industria della difesa, prosegue Mario Giro, “certamente è importante per l’Italia partecipare al Fondo europeo per la difesa – quello da 5,5 milioni di euro, ndr – e a tutto il processo di integrazione del settore della sicurezza europea“.

di Alessandra Fabbretti

14 luglio 2017

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