Ue, Darnis (Iai): “L’Italia dialoghi con la Francia, le conviene”

ROMA -Italia e Francia hanno agende politiche opposte sul piano interno ma in Europa dovrebbero cercare convergenze, anzitutto sulla riforma dell’Eurozona: così all’agenzia ‘Dire’ Jean-Pierre Darnis, professore all’Università di Nizza e ricercatore a Roma presso l’Istituto affari internazionali (Iai). Il colloquio si tiene dopo lo scontro sulla nave dei migranti Aquarius e i successivi chiarimenti tra il presidente Emmanuel Macron e il premier Giuseppe Conte, che si ritroveranno domani all’Eliseo.

“Il presidente francese ha avuto come oppositore Marine Le Pen, che al Parlamento europeo è alleata di Matteo Salvini” premette Darnis: “Abbiamo quindi agende politiche e di partito opposte a livello interno, che possono costituire un impedimento per la ricerca di convergenze europee”. Secondo l’esperto, però, questa ricerca avrebbe potenzialità. “Macron ha detto di voler riformare l’Eurozona per ottenere più flessibilità” evidenzia Darnis. “Allo stesso tempo è molto attento alle politiche europee su digitale, investimenti, politiche sociali o lavoratori distaccati, settori nei quali l’Italia ha interessi molto vicini a quelli di Parigi”. La “partita decisiva” riguarderebbe però l’Eurozona: “Macron vuole portare flessibilità, un discorso che ritroviamo negli scritti e nel pensiero dell’attuale ministro dell’Economia Giovanni Tria e di altri esponenti del governo italiano”. E allora cosa fare, anche in vista del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno? “Ci sarebbero scenari importanti sui quali proporsi” risponde Darnis. “L’Italia dovrebbe cercare un’unità con la Francia e con altri Paesi: senza dialoghi bilaterali, i compromessi all’Ue sono impossibili”.

Parigi, dunque, come interlocutore necessario. “L’Italia deve parlare anzitutto con la Francia e con la Germania, creando un gioco a tre” dice l’esperto: “I Paesi piccoli, come quelli del gruppo di Visegrad, sono in grado di bloccare ma non di costruire una forza di riforma nella direzione degli interessi italiani”. Il discorso varrebbe anche per il dossier migranti, a cominciare dal Regolamento di Dublino sui richiedenti asilo. Darnis, però, ritiene possibile anche uno scenario differente. “Se qualche forza politica vuole chiedere cose senza pensare davvero che possano essere realizzate e crede di usare poi un rifiuto ai fini di legittimità elettorale interna diventa tutta un’altra cosa” dice Darnis. Convinto che l’alternativa al dialogo sia “un discorso anti-europeo”: a Roma cercherebbero “un’arma del crimine, in un’ottica di rottura molto pericolosa”.

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14 giugno 2018
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