Mozambico, lauree all'università di Beira. Cuamm: "Trentadue dottori fanno la differenza" - DIRE.it

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Mozambico, lauree all’università di Beira. Cuamm: “Trentadue dottori fanno la differenza”

cerimonia medici università beira mozambicoROMA  – “Trentadue dottori fanno la differenza” dice Damiano Pizzol, responsabile ricerca di Medici con l’Africa Cuamm. La sua voce arriva da Beira, dove nei giorni scorsi si e’ tenuta una cerimonia di laurea che guarda davvero al futuro. L’appuntamento era all’Universita’ cattolica del Mozambico, un ateneo con il quale l’ong fondata dall’arcidiocesi di Padova collabora dal 2004.

Questo Paese ha meno di mille medici per 25 milioni di abitanti, appena uno ogni 25mila persone” spiega alla DIRE Pizzol: “Di questi, ben il 25% sono passati dalle aule di Beira”.

L’Universita’ cattolica, allora, e’ una risorsa decisiva; grazie anche a un programma di borse di studio nato a Padova ma fondato sul sostegno alle comunita’ locali e sulla consapevolezza dell’importanza dell'”ultimo miglio”. Finora i medici formati, attraverso i corsi, la ricerca scientifica e il tirocinio nell’Ospedale centrale di Beira sono stati 270. Solo lo scorso anno sono state garantite 20 borse di studio. “I criteri per l’assegnazione sono due” dice Pizzol: “Le condizioni economiche e il livello di poverta’ ma anche la regione di origine, perche’ i medici servano anche le comunita’ lontane dalla capitale Maputo, le piu’ svantaggiate in termini di assistenza”. Non e’ un caso che il Cuamm, presente in Mozambico dal 1978, abbia concentrato i propri interventi nel nord del Paese. A Beira, ma anche verso il confine con la Tanzania, presso l’ospedale rurale di Palma. O a Pemba, garantendo un parto sicuro alle mamme e prendendosi cura dei bambini, presto anche con un reparto di neonatologia. Al di la’ dei singoli progetti, c’e’ il metodo. “L’impegno e’ formare i formatori” spiega Pizzol: “In questo modo riduciamo il piu’ possibile la presenza degli espatriati e diamo la precedenza ai giovani del posto con competenze e professionalita’, radicandoli nel territorio”. Va letta in quest’ottica l’attenzione dedicata alla ricerca, sottolinea il responsabile del Cuamm, uno dei pochi esperti italiani con una presenza a lungo termine: “Al rigore scientifico uniamo l’attenzione al contesto, per comprendere i problemi, valutare gli interventi e mettere a punto le strategie migliori, sempre in collaborazione con i medici locali”.

14 giugno 2016
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