Fossili di dinosauro, Unibo prova a fermare il mercato illegale

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BOLOGNA – Chi pensa che i fossili di dinosauro stiano solo dentro i musei si sbaglia di grosso. Esiste un enorme giro d’affari legato ai reperti di questi esseri vissuti 70 milioni di anni fa: vengono venduti sul mercato nero internazionale (ma a volte perfino nelle case d’aste pubbliche) e contrabbandati, generando un mercato miliardario. Questo ‘smercio’ illegale danneggia la ricerca scientifica e costituisce una grave perdita. Come fare a fermarlo? L’Università di Bologna ha deciso di provarci con un progetto che mira a ‘fotografare’ e catalogare (mettendoli così al riparo dai predoni) i fossili di dinosauro, in particolare quelli del Deserto del Gobi in Mongolia, storicamente una miniera di reperti del Mesozoico.

UniboMongolia 2A realizzare il progetto sarà un gruppo di ricerca internazionale guidato da Federico Fanti, ricercatore dell’Alma mater, che può contare su un importante finanziamento del Comitato Waitt Grants della National Geographic Society. Il progetto di ricerca si intitola “Geochemical ‘fingerprinting’ of Gobi Dinosaurs; a novel tool for countering the illegal trade of Asian fossils”. Punta a creare un inedito strumento contro il mercato nero dei fossili- una sorta di maxi catalogo appunto- ma allo stesso tempo a raccogliere nuovi dati per gli studi sulla biologia e sull’evoluzione dei dinosauri. Per raccogliere le informazioni, i ricercatori si spingeranno nelle più remote regioni del deserto del Gobi anche alla ricerca di nuovi fossili.

Come spiega il prorettore alla Didattica Enrico Sangiorgi, il team lavorerà per catalogare e classificare tutta una serie di fossili scoperti negli ultimi 25 anni nel deserto del Gobi; inoltre, gli studiosi fotograferanno e classificheranno anche i singoli siti di scavo usando la tecnologia Gps e realizzando dettagliate carte topografiche. Questo lavoro di ‘catalogazione’ servirà a “rendere poco appetibile il commercio mondiale dei reperti”, spiega ancora Sangiorgi, ma permetterà anche di svelare la composizione delle diverse faune fossili, stabilire i diversi ecosistemi che le sostenevano, e definire anche le preferenze di habitat per le singole specie.

La squadra che lavorerà al progetto è guidata da Federico Fanti, ricercatore al Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Alma Mater e impegnato al Museo geologico “Giovanni Capellini” del Sistema Museale di Ateneo (Sma). Nel team ci sono poi Luigi Cantelli (Dipartimento BiGeA, Università di Bologna), Philip J. Currie e Eva Koppelhus (University of Alberta, Canada), Chinzorig Tsogtbaatar (Hokkaido University, Giappone), e Philip R. Bell (University of New England, Australia).

UniboMongolia 4Scoperti nel 1923 dal celebre paleontologo ed esploratore Roy Chapman Andrews, i dinosauri del deserto del Gobi in Mongolia hanno offerto una delle immagini più complete di come vivessero queste straordinarie creature verso la fine del Mesozoico. Negli ultimi 25 anni, decine di scheletri eccezionalmente conservati sono stati rinvenuti in tutta la Mongolia meridionale, ma attorno a questo incredibile patrimonio è nato al tempo stesso una enorme rete di commercio illegale. Oltre al finanziamento che arriva dalla National Geographic Society, c’è anche un finanziamento di 4.000 euro da parte dello Sma (Sistema museale di Ateneo), che “per la prima volta si fa parte attiva nel fare ricerca su tematiche che gli sono proprie”, spiega Sangiorgi.

14 Giu 2016
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