Ilva, il 24 arriva Di Maio ma i genitori di Taranto attaccano: “Non ti vogliamo”

"Resti a Roma e ritrovi il coraggio di cambiare le cose per il bene dei nostri figli. Fino a quel momento lei non sarà considerato nostro degno interlocutore”
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BARI – “Taranto non perdona. Lei non è gradito nella nostra città e non è degno di calpestare la terra che fu di Falanto lo spartano, dagli dèi e dalla natura destinata alla bellezza e non alla morte. Resti a Roma e ritrovi il coraggio di cambiare le cose per il bene dei nostri figli. Fino a quel momento lei non sarà considerato nostro degno interlocutore”. È quanto scrivono i componenti dell’associazione ‘Genitori tarantini’ – che riunisce le mamme e i papà che hanno perso i propri figli a causa di malattie oncologiche legate all’inquinamento ambientale – in una lettera indirizzata al vicepremier e ministro per lo Sviluppo economico, Luigi Di Maio atteso a Taranto il prossimo 24 aprile.

“Le ricordiamo che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto lo Stato italiano colpevole di non avere tutelato la vita privata e familiare dei tarantini e di avere negato loro, anche a causa dei decreti salva-Ilva, il diritto a rivalersi presso un qualsiasi tribunale italiano, condannando lo stesso Stato italiano a porre rimedio nel più breve tempo possibile e con tutti i mezzi disponibili all’insostenibile minaccia all’ambiente e alla salute tuttora esistente”, aggiungono.

E ancora: “Il suo movimento politico non rappresenta più i tarantini. Non li ha mai rappresentati. L’altissima percentuale di voti presi a Taranto dal M5S di cui lei è capo politico, non raggiunge neppure quel 54 per cento in più di incidenza di tumori che colpiscono i piccoli tarantini nella fascia di età 0-14 anni, rispetto ai coetanei del resto della Puglia”.

“Un insopportabile numero di questi piccoli non è arrivato e mai arriverà ad esprimere il suo primo voto elettorale – si legge nella lettera – Lo scorso giugno ci accolse al Mise, tra gli interventi delle associazioni tarantine da lei convocate, ascoltò la storia di Lollo Zaratta. Sembrava anche essersi commosso al pari di noi tutti. Esistono, signor Di Maio, lacrime di dolore e lacrime politiche? Se sì, a quale categoria appartengono le sue lacrime?”.

“Siamo stanchi della falsa commozione. Non cadiamo più in ginocchio come questuanti davanti a vane promesse elettorali”, concludono i genitori rinnovando l’invito a Di Maio a non presentarsi a Taranto.

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14 Aprile 2019
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