Mafie di ieri e di oggi, Pignatone: “Lo stato è più forte”

ROMA – “La lettura di questo libro rende evidente che studiare la mafia non è studiare un tumore ma studiare e affrontare la storia di una società”, ha aperto così il Presidente della Dante Alighieri Andrea Riccardi la presentazione del libro del procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e il procuratore aggiunto Michele Prestipino “Modelli criminali. Mafie di ieri e di oggi”, che si è tenuta ieri nella sede centrale della Società, insieme agli autori, all’ex Presidente del Consiglio Mario Monti e il giornalista del Corriere della Sera Massimo Franco.

“La cultura – ha aggiunto il Prof. Riccardi – è uno degli strumenti attraverso cui Pignatone e Prestipino vogliono condurre la loro lotta alla mafia: la connessione tra cultura e magistratura è rilevante perché le mafie sono segrete e la loro presa è impalpabile”.

Riguardo all’aspetto culturale, il procuratore capo Pignatone ha voluto infatti sottolineare che “il penale non esaurisce il problema, è solo il primo momento: se la società civile, le industrie pulite, le liste politiche, se tutto questo non subentra, in pochi anni si tornerà al punto di prima”. Gli ha fatto eco Prestipino che ha spiegato: “Nella lotta di contrasto alle mafie la parte che compete alla repressione è una parte importante ma non certo la prevalente perché l’antimafia deve ripartire anche dal sociale”, e rivolto al fondatore della Comunità di Sant’Egidio ha aggiunto: “Andrea Riccardi coglie nel segno quando dice che la vera partita la giochiamo in questa città dalle periferie”.

“La cui illegalità non è stata repressa e rischia di estendersi silenziosamente nel modo pericoloso” ha commentato il giornalista Massimo Franco, citando le parole contenute nel libro dei due procuratori. Mentre il senatore Mario Monti, riguardo al rapporto tra il potere esecutivo e l’attività delle forze di contrasto alla mafia: “E’ terribile se nel costo del consenso elettorale dobbiamo contare un forte ammorbidimento di fatto nella messa a punto e nell’uso degli strumenti di contrasto. Una cultura fondata sull’uso del contante, ad esempio, agevola molto l’economia illegale”.

In conclusione il procuratore capo Pignatone ha citato Borsellino, ricordando che il magistrato rilasciò pochissime interviste, ma in una di queste disse: “Parlate della mafia, parlatene in Tv, sui giornali, alla radio ma parlatene” perché, spiega il procuratore, “queste mafie bisogna innanzitutto conoscerle. Io, avendo il privilegio di aver cominciato il 5 febbraio del ’74 a fare questo lavoro vi dico che lo Stato è più forte”, conclude così Pignatone citando proprio le parole “rubate” a Massimo Carminati con cui si chiude il libro.

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14 Marzo 2019
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