Vicino Cosenza rispunta un antico acquedotto realizzato dai monaci cistercensi

Calabria

Vicino Cosenza rispunta un antico acquedotto realizzato dai monaci cistercensi

REGGIO CALABRIA – Un antico acquedotto realizzato dai monaci cistercensi, probabilmente risalente al XII secolo, è stato rinvenuto a Luzzi, piccolo centro calabrese della provincia di Cosenza.

La storica opera idraulica potrebbe essere stata realizzata dai monaci della badia di Santa Maria della Sambucina che si trova lungo la strada che porta in Sila.

La Sambucina, primo monastero cistercense del meridione d’Italia (metà del XII secolo), si impone subito per l’importanza che il nuovo Ordine acquistò, esplicando una forte ed intensa propaganda religiosa e socio-economica.

L’associazione culturale ‘Totonno Palermo’, in collaborazione con il Comune di Luzzi, la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone – Sabap, dell’Università della Calabria e della associazione Geomeda ISS, ha avviato un progetto di ricerca, recupero e valorizzazione di questo antico acquedotto. L’idea della ricerca è nata in seguito alla segnalazione dello stato di degrado strutturale di un pozzetto in pietra di forma cilindrica, ancora visibile sul ciglio della strada che dalla Sambucina porta in Sila, che è sicuramente da collegare all’antico acquedotto sambucinese. Su una mappa pubblicata da Giuseppe Marchese (Tebe Lucana, val di Crati e l’odierna Luzzi, Napoli 1957), risalente forse agli inizi del 1400, viene rappresentato in forma schematica l’intero tracciato dell’acquedotto della Sambucina che, a partire dalla zona di captazione delle acque (Montagna della Noce), giunge ad un pozzetto di derivazione dal quale si innestano due condutture: una in direzione della Sambucina e l’altra invece in direzione del centro storico di Luzzi.

Nella mappa sono ben visibili tutti i pozzetti d’ispezione e di derivazione (se ne contano ben 10). Nei pressi del paese un ultimo pozzetto di derivazione approvvigiona un edificio, forse, di natura industriale. Da circa un anno sono iniziate le ricerche per ricostruire il tracciato dell’acquedotto cistercense. I numerosi sopralluoghi hanno consentito di ritrovare, spesso nascosti nelle boscaglie e in sentieri impervi, pozzetti di derivazioni. Sono stati georeferenziati almeno 10 tratti e frammenti di acquedotto che presentano uguali caratteristiche strutturali e lo stesso tipo di canalizzazione (tubi in terracotta con un diametro di 12/15 cm e una lunghezza media di cm. 30/35). La seconda fase del progetto prevede un’indagine georadar a cura della Geomeda ISS, per individuare il tracciato ancora sepolto dell’antico acquedotto.

14 marzo 2018
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