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Ap al “centro”, intervista al capogruppo Mario Venturini

san marino_mario_venturiniNon saranno i referendum a decretare la fine anticipata della legislatura, quanto piuttosto “le difficoltà legate all’azione di governo e maggioranza”. Mario Venturini, capogruppo di Alleanza popolare, non ammette il fallimento dell’esperienza di Bene comune, ma riconosce la sua delusione, alla luce dei “modesti”  risultati. E se l’area riformista pensa alla riaggregazione, le anime del “centro” sammarinese paiono seguire binari diversi. Responsabile di questa frammentazione, per Venturini, è il partito di riferimento dell’area moderata, il Pdcs, che “ha perso l’occasione, un paio di anni fa, di riunire quattro partiti sotto una bandiera nuova”. E così, mentre si inizia a vedere l’orizzonte delle prossime elezioni,  “il centro rimarrà diviso”, in “Pdcs, #repubblica futura, ciò che diventeranno Noi Sammarinesi e qualche nuova forza politica che si sta organizzando per conto proprio”. Perché “di sicuro- aggiunge- non faranno parte dello stesso schieramento”.
Venturini è il protagonista di questa settimana di “Politicamente”: nell’intervista, il punto di vista sull’attualità politica sammarinese, ma anche riflessioni personali sul proprio futuro.

Se dovesse fare un bilancio dell’attuale legislatura, visto anche il ruolo di “anima critica” della maggioranza che ha avuto la sua forza politica, quali sono, secondo Lei, i punti su cui Bene Comune ha deluso maggiormente le aspettative di Alleanza popolare? E viceversa, quali i risultati che rendono positiva questa esperienza?

Questa legislatura doveva essere caratterizzata dalla ripresa economica: i risultati sono stati modesti. Non sottovaluto le difficoltà che abbiamo di fronte e che sono comuni a molti paesi con potenzialità maggiori del nostro, ma la sensazione di scarsa efficienza e di azioni carenti in questo e in altri ambiti è diffusa in tutta la maggioranza e sono caduti nel vuoto i richiami che, a più riprese, abbiamo rivolto al governo. La verifica ne è l’esempio più significativo. E poi i tempi lunghi, troppo lunghi, per portare a casa alcuni provvedimenti, le riforme mancate, l’influenza di alcuni partiti o uomini politici in alcuni settori pubblici, enti e banche (Cassa di Risparmio), alcune delibere – ancora tante! – legate a metodi che occorre lasciarsi alle spalle. In positivo ci sono l’uscita dalla black list attraverso il fondamentale percorso attuato nella scorsa legislatura, la riforma Igr e quella del Catasto, il contenimento della spesa pubblica, le leggi sullo sviluppo, il nuovo assetto del Tribunale, il polo della moda. Non dirò mai che questo governo è stato fallimentare perché non lo penso, ma la delusione c’è ed è inutile nasconderla.

Ap ha aperto una verifica di maggioranza sulla questione morale e ora sembra che questo aspetto sia stato accantonato da Bene Comune. Non rappresenta più un’emergenza per San Marino?

La questione morale riguarda un sacco di cose, a cominciare dagli atti quotidiani del governo sui quali cerchiamo, nei limiti del possibile e con i nostri piccoli numeri, di prestare la massima attenzione. La verifica ha messo per iscritto le responsabilità dei partiti alleati sulle distorsioni del passato e non mi pare cosa da poco. Il lavoro del Tribunale è la conseguenza di un percorso iniziato nel 2006 che ha ristabilito la legalità, cambiato il rapporto fra politica ed economia e fra politica e cittadini, anche se ancora molto rimane da fare. Ci sono state commissioni di inchiesta su responsabilità politiche relative ad alcune vicende mai affrontate prima, dimissioni da ruoli istituzionali e il Tribunale porta avanti il suo lavoro nell’autonomia che lo deve distinguere. Con tutto ciò le pare che la questione morale sia stata dimenticata?

Quale importanza politica rivestono i referendum del prossimo 15 maggio e quali i riflessi su maggioranza e governo?

I referendum hanno sempre riflessi politici ma non hanno mai provocato crisi di governo. A parte il fatto che ci può essere una prima volta anche su questo, ritengo che una eventuale fine anticipata della legislatura avverrà su difficoltà legate all’azione di governo e maggioranza. Questi referendum sono importanti a prescindere dalla tenuta del governo. Sono in ballo posti di lavoro, investimenti di cui abbiamo urgente necessità e condizioni che potrebbero avere conseguenze devastanti in alcuni settori pubblici come il tetto di centomila euro agli stipendi.

Nel panorama della politica sammarinese, da una parte, le forze di centrosinistra stanno portando avanti un progetto di riunificazione, dall’altra quelle moderate sembrano seguire percorsi “centrifughi” dal partito di riferimento della loro area, il Pdcs. In questo contesto, dove e con chi vuole andare Alleanza popolare?

Il tavolo riformista mi sembra la riproposizione di cose già viste, a cominciare da certi velleitarismi e ambiguità. Tuttavia è apprezzabile il tentativo e lo sforzo dei partiti di sinistra di superare divisioni storiche. Almeno ci provano, cosa che non avviene nel centro politico dove la confusione si tocca con mano. Il Pdcs ha perso l’occasione, un paio di anni fa, di riunire quattro partiti sotto una bandiera nuova. Avrebbe dovuto cambiare pelle (e mentalità) molto di più di quello che ha fatto negli ultimi anni e probabilmente non se l’è sentita. Decisione legittima ma è stato un errore. Però è solo la mia opinione. È chiaro che il centro rimarrà diviso: Pdcs, #repubblica futura, ciò che diventeranno Noi Sammarinesi e qualche nuova forza politica che si sta organizzando per conto proprio. Di sicuro non faranno parte dello stesso schieramento. Con chi starà #repubblica futura non lo so. Veniamo da una legislatura che poteva dare migliori risultati e non nascondo che anche questo inciderà sulle scelte. Almeno per Alleanza Popolare.

In una precedente intervista, il capogruppo del Pdcs, Luigi Mazza, afferma che le riforme necessarie al Paese possono realizzarle solo le forze popolari e tradizionali, insieme. Lei è d’accordo?

Le riforme dipendono dai programmi e dalle volontà politiche. Non credo che Pdcs, Psd o Ps ne abbiano il monopolio. Insieme o divisi che siano.

Lunedì scorso si è tenuta l’audizione del Consiglio direttivo dell’Iss nella competente Commissione consiliare. Anche alla luce di quello che è emerso, qual è secondo lei il futuro della sanità sammarinese?

Il futuro della nostra sanità non può che puntare al mantenimento dei buoni livelli di assistenza e prestazioni (e posti di lavoro) che abbiamo ma questa condizione richiede due cose: le risorse per sostenere un sistema che costa tanto e i medici che devono trovare da noi ottime opportunità di lavoro, cosa che in questo momento non è.

Più volte nel corso di questa legislatura Lei in Aula ha espresso il desiderio di voler concludere la sua esperienza consiliare. Lei pensa di non ricandidarsi alle prossime elezione? In caso affermativo, perché? 

Continuo a pensare di non ricandidarmi perché l’età non è più verde e non vorrei diventare un rimbambito ancora sulla scena. Sono in Consiglio da quindici anni ed è venuto il momento di lasciare spazio a nuove energie. La politica ha bisogno di essere rinnovata nelle idee e nelle persone e i giovani questo possono dare. Penso che dovrò vedermela con i tanti amici di Ap che cercheranno di dissuadermi per l’affetto che mi dimostrano ogni giorno ma mi piacerebbe mantenere questo proposito perché è giusto così.

14 marzo 2016

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