Ddl Pillon, Cnop: “La collocazione del minore sia frutto della valutazione del giudice”

Per lo psicologo Federico Bianchi di Castelbianco "non è ipotizzabile il ricorso obbligatorio al mediatore familiare"
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ROMA – “Vogliamo superare l’inutile polemica relativa al parere che il Cnop ha formulato in merito al Ddl Pillon sull’affidamento dei minori in discussione al Senato. Questo Ddl prevede, nelle separazioni conflittuali, la collocazione paritetica dei figli minori al 50% tra padre e madre. Il Cnop ha evidenziato che detta collocazione deve essere frutto di una valutazione da parte del giudice circa le condizioni specifiche del minore (i bisogni di un bambino di un anno sono ben diversi da quelli di un adolescente), dopo aver ascoltato il parere degli esperti dell’età evolutiva”. Così Fulvio Giardina, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi (Cnop), replica ad un articolo pubblicato sul quotidiano ‘La Verità’ dal titolo ‘Le balle degli psicologi in Senato sul Ddl Pillon’.

“A supporto del parere del Cnop- continua Giardina- sono stati citati tre articoli scientifici, tra cui quello della professoressa Nielsen, la quale ha evidenziato nei suoi studi la positività della collocazione paritetica dei minori ad entrambi i genitori, decisa però in modo giuridicamente ragionato, e non indiscriminata per legge. Per altro, il Ddl così com’è formulato rischia di escludere ogni intervento psicologico a tutela del minore“.

“Purtroppo- aggiunge il presidente del Cnop- invece di contestare il contenuto del parere, è stata attaccata proprio la citazione della professoressa Nielsen perché ritenuta non in linea col pensiero dell’autrice. Tutto ciò non corrisponde al vero. Nessuno vuole mettere in discussione la validità dell’affidamento condiviso dei minori tra i genitori separati, né tanto meno i tempi e i luoghi di frequentazione, purché ne vengano rispettate le esigenze specifiche”.

“Il Cnop è un’Agenzia pubblica che svolge un ruolo istituzionale, non ha alcun interesse a manipolare citazioni bibliografiche. Il nostro parere è stato formulato nel superiore interesse del minore– conclude Giardina- che nei conflitti genitoriali è sicuramente il più fragile”.

DDL PILLON. LETTERA CNOP A NIELSEN: SUO PENSIERO NON TRAVISATO

“Gentile professoressa Nielsen, rispondo alla sua mail nella quale segnala che il suo pensiero è stato travisato nel momento in cui viene riportato un suo articolo quale bibliografia in un parere espresso da questo Consiglio Nazionale Ordine Psicologi (Cnop). La informo che nel Parlamento italiano è in discussione una proposta di legge sull’affido condiviso dei minori che prevede in modo generalizzato un tempo di collocazione paritetica tra padre e madre senza valutazione dell’età del minore, né criteri per modulare in relazione alle specificità. Il Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi ritiene invece che il criterio temporale e logistico di affidamento condiviso e di collocazione del minore deve essere oggetto di una preliminare fase valutativa delle sue condizioni (sesso, età, ecc.)”. Fulvio Giardina, presidente del Cnop, chiarisce in una lettera indirizzata a Lind Nielsen, docente di Psicologia alla Wake Forest University (North Carolina), l’equivoco nato all’interno di una sua audizione sul Ddl Pillon in Commissione Giustizia del Senato.

“Per evidenziare questa criticità presente nella proposta di legge- spiega Giardina- nel documento che il Cnop ha presentato al Parlamento è stato citato il suo articolo, riferito all’intera problematica e nell’ambito di un criterio pluralistico di riferimenti. Nel documento prodotto dal Cnop è scritto ‘L’interferenza dell’ambiente sul regolare processo di sviluppo del minore è ampiamente dimostrata dalla letteratura scientifica, al punto da influenzarne profondamente la salute”.

“D’altra parte il pregevole lavoro da lei effettuato riguarda una casistica in cui le decisioni sull’affido e i tempi di frequentazione e abitazione- continua lo psicologo- sono stati decisi con considerazione delle specificità del caso. Nessuno infatti intende negare la validità dell’affidamento condiviso nei procedimenti di separazione anche conflittuale, né tanto meno i tempi e i luoghi di collocazione dei minori, purché si valutino le condizioni di attuazione di tale principio”.

Non ci sono, infatti, “evidenze che tali benefici si sarebbero mantenuti a fronte di un indiscriminato fifty-fifty del tempo deciso a priori per legge. Spero di aver chiarito le circostanze poiché il Cnop, che è un’istituzione pubblica- conclude- non ha alcun interesse o convenienza ad una erronea interpretazione della sua ricerca”.

DDL PILLON, LO PSICOLOGO: NON IPOTIZZABILE MEDIAZIONE OBBLIGATORIA

Non è ipotizzabile il ricorso obbligatorio al mediatore familiare, piuttosto dovrebbe sempre essere sentito il parere motivato, chiaro e competente di un esperto dell’età evolutiva e della famiglia, a meno che non vi sia la reciproca volontà delle parti di ricorrere alla mediazione di uno psicologo”. Così Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva, commenta l’obbligo previsto dal disegno di legge Pillon sulle ‘Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità’ relativo al ricorso alla mediazione.

Il giudice deve intervenire caso per caso ma con l’ausilio di un esperto. Dobbiamo- continua lo psicoterapeuta- pensare che se obblighiamo un adulto a trascorrere tre giorni in una casa e tre giorni in un’altra, sicuramente finirà per soffrire un disagio. Pensare che il bambino sia esente da questo disagio significa non essere competenti in età evolutiva. Il pari tempo condiviso non è realistico, tuttavia se pur diventasse una condizione definitiva non è giusto che ci rimetta il bambino”.

“Allora è preferibile che la prevalenza di uno dei genitori nello stare con il figlio sia compensata l’anno successivo dall’altro genitore invertendo le parti. In ogni caso, però, quando i bambini sono molto piccoli- spiega l’esperto- se non vi è una controindicazione determinata da una problematica al di sopra delle parti, è corretto che i figli stiano con la mamma nei primi anni di vita. Successivamente potranno stare alternativamente un anno con ogni genitore, così da alternare la prevalenza di tempo”.

“E’ chiaro che dietro al Ddl Pillon c’è una difesa della figura paterna– conclude Castelbianco- che in una certa percentuale di casi vive una situazione ingrata, tuttavia ciò che deve essere tutelato è il superiore interesse del minore”.

DDL PILLON, BINETTI (UDC): COMMETTE TRE ERRORI STRATEGICI

“Davanti alla crisi della famiglia in cui le separazioni tra genitori appaiono come una realtà che diventa sempre più frequente sia che si tratti di coppie sposate o di fatto, sentiamo il bisogno di tutelare più e meglio i minori. Il Ddl Pillon commette tre errori strategici“. Parte da qui Paola Binetti, senatrice dell’Udc ed esponente della commissione bicamerale Infanzia, commentando il disegno di legge Pillon sulle ‘Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità’.

“Il tempo di un bambino- aggiunge Binetti- non può essere diviso in un 50% con la madre ed un 50% con il padre pensando che sia una divisione equa. In realtà non è nemmeno basata sui bisogni e le disponibilità dei genitori e certamente nemmeno su quella dei bambini, che hanno esigenze diverse a seconda delle età e degli stili di personalità differenti”.

“Non ci sembra nemmeno ragionevole- continua Binetti- l’idea della suddivisione delle spese, intendendo che ‘Mi faccio carico delle spese quando sono con l’uno o con l’altro genitore’. Non è possibile, ci sono dei costi trasversali che vanno oltre la quotidianità, come le spese dell’inizio della scuola, di una vacanza più importante o di una malattia, che richiedono un’analisi più complessa dei costi e delle diverse possibilità dei due genitori”.

“Un terzo aspetto che non ci vede contrari nel principio, ma nel modo in cui è stato formulato- precisa la neuropsichiatra infantile- si riferisce alla funzione del mediatore. È importante che i genitori si facciano aiutare da uno psicologo esperto nelle dinamiche della coppia e delle separazioni, perché una mediazione può essere utile nell’affrontare una separazione, ma non è quella obbligante e imposta dall’alto che risolve i problemi della coppia. Ci vuole un processo di maturazione dei due membri per poter capire come mettere il bene dei bambino davanti a quelle che possono essere delle rivendicazioni o delle piccole vendette da parte dei coniugi. Ben venga che genitori si facciano aiutare, ma come e da chi non può essere stabilito per legge”.

In sintesi, conclude Binetti, “non è giusto l’automatismo né il concetto del 50%. Dobbiamo anche immaginare una migliore organizzazione del tribunale dei minori, essendo il minore una persona più fragile che ha bisogno di maggiori tutele”.

DDL PILLON, SPORTIELLO (M5S): UN PERICOLO, SPERO NON ARRIVI IN AULA

“Credo che sia pericoloso il Ddl Pillon in sé, purtroppo non credo che chi l’ha proposto metta al centro gli interessi del minore. È un disegno di legge che non guarda alla complessità dei momenti che vive una famiglia e un minore nella fase della separazione dei genitori. Da educatrice mi sento di contestare il modo in cui cerca di guardare al minore”. Così Gilda Sportiello, deputata M5S, critica il Ddl Pillon.

“In realtà è la concezione di fondo del Ddl Pillon che contesto- continua- se dovesse essere calendarizzato, e spero non arrivi mai in Aula, bisognerà fare una profonda riflessione non essendo d’accordo su come sia stato impostato”.

DDL PILLON. CIRINNÀ (PD): TUTTE LE DONNE SONO CONTRARIE

Tutte le donne sono contrarie a questo testo assolutamente oscurantista, mirato soprattutto a colpire la loro libertà nascondendosi saldamente dietro il concetto astratto della bigenitorialità. Oltre il 95% dei divorzi e delle separazioni discusse nei tribunali italiani assegna l’affido condiviso, nessuno vuole togliere i figli ai padri e alle madri separati. Il testo Pillon colpisce la libertà delle donne perché toglie quelle garanzie previste dalla legge sul divorzio”. Così Monica Cirinnà, senatrice Pd ed esponente della commissione Giustizia in Senato, commenta il Ddl Pillon.

“Se si cancella l’assegno di mantenimento e non si mettono le donne italiane in condizione di lavorare e di avere un’equità salariale in tutti i posti di lavoro e a tutti i livelli- precisa la senatrice Pd- per me, che sono il coniuge più debole, sarà impossibile pagare la metà delle spese“.

Sull’automatismo del pari tempo condiviso, Cirinnà aggiunge: “I bambini non possono essere sradicati dal loro contesto sociale e abitativo. Se i miei genitori si separassero oggi, mia mamma abiterebbe a La Storta e mio padre a Prati in un’altra casa. Se io fossi piccola dovrei fare la spola tra Prati e La Storta? Questo per una bambina vorrebbe dire non avere più amici di scuola, diventerebbe una bambina con il trolley”.

Al massimo la linea dovrebbe essere contraria: nel caso estremo- propone Cirinnà- la casa familiare è una e se i genitori non riescono ad essere persone civili, faranno 15 giorni per uno, ma i bambini ci abiteranno fissi. Questo, però, è un caso estremo e non serve”.

Attualmente il Ddl Pillon è all’esame della commissione Giustizia del Senato e “ci sarà a lungo- sottolinea la senatrice- un testo di quella natura non è accettabile per la parte più libera del Movimento 5 Stelle. Io prevedo che un testo così divisivo non sarà affrontato prima delle Europee. Per noi, come Pd, è un testo irricevibile e ne chiederemo il ritiro e la bocciatura”.

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14 Febbraio 2019
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