La storia di Salvia, il paesino che perse il suo nome (nel 1879) per colpa di un anarchico

BOLOGNA – C’è un paesino in Basilicata che ha ‘perso’ il suo nome originale nel lontano 1879. Perchè? Perchè un suo cittadino, il cuoco anarchico Giovanni Passannante, attentò alla vita del re Umberto I, e così i Savoia per ‘graziare’ il paese e rimediare a questa onta decisero che il paese non avrebbe più dovuto chiamarsi Salvia, come era stato fino ad allora, ma Savoia di Lucania. In onore alla dinastia regale che era stata oltraggiata dal gesto dell’anarchico che a Salvia era nato. 

La cosa incredibile è che Savoia di Lucania si chiama ancora oggi e non ha mai riacquistato il suo vero nome. Ma c’è qualcuno che ha ingaggiato una battaglia per ridare a Salvia il suo toponimo originale.  E’ uno storico ed editore cilentano (nonchè biografo di Passannante), ha 65 anni e si chiama Giuseppe Galzerano. Ci aveva già provato nel 1978, in occasione del centenario dal famigerato ‘attentato’ (avvenuto il 17 novembre 1878 e fallito miseramente, il re Umberto fu solo ferito a un braccio) e poi di nuovo era tornato a chiederlo nel 1997 quando pubblicò il suo libro sulla storia di Passannante.

Ora Galzerano torna alla carica, anche perchè fra qualche mese cadrà il 140esimo anniversario del tentato attentato

La richiesta dello storico Galzerano

Questo editore 65enne del Cilento chiede semplicemente di ripristinare il vecchio toponimo di Salvia, condannata dai Savoia a chiamarsi Savoia di Lucania. E denuncia il paradosso: ad un re, Vittorio Emanuele II, che firma le leggi razziali, viene concesso di essere sepolto in Italia insieme alla sua regina Elena, con il risultato che i Savoia sono stati “perdonati” dall’Italia repubblicana. Invece un piccolo paese della Basilicata che ha dato i natali a Giovanni Passannante (l’anarchico che tentò di uccidere re Umberto I) è ancora considerato ‘colpevole’ e da allora è costretto a chiamarsi Savoia di Lucania.

Un po’ di storia

Giovanni Passannante

Un passo indietro: “Il 17 novembre 1878 Giovanni Passannante, nativo di Salvia, attenta alla vita di Re Umberto I di Savoia mentre era in visita a Napoli con un coltello che teneva avvolto in uno straccio rosso, urlando: “Viva Orsini! Viva la Repubblica universale!“. Il re riuscì a difendersi, rimanendo leggermente ferito al braccio sinistro”.

Galzerano, nel libro che conta quasi mille pagine e ha avuto due edizioni) spiega cosa accadde dopo: “Per ottenere il perdono, il sindaco di Salvia Giovanni Parrella fu costretto dalla monarchia a cambiare il nome della città d’origine dell’anarchico, rinominandola Savoia di Lucania. Il 3 luglio 1879 il comune cambiò toponimo con regio decreto e tuttora continua a chiamarsi Savoia di Lucania”.

Quindi più che mai convinto, Galzerano dichiara: “Ho lanciato l’idea di ripristinare il vecchio toponimo di Salvia già nel 1978, in occasione del centenario e poi l’ho ripresa nella prima edizione del 1997 mio libro. In occasione del 140esimo anniversario dell’attentato di Giovanni Passannante ribadisco con forza di non aver mai rinunziato all’idea che l’attuale Savoia di Lucania debba ritornare al suo antico straordinario toponimo di Salvia“.

Obbligare il piccolo paese lucano a cambiare il nome, per Galzerano è stata “un’inaccettabile imposizione della monarchia dei Savoia“, come se “gli abitanti potessero essere ritenuti complici dell’attentatore, o colpevoli di un delitto che non esiste, quello di aver dato i natali all’attentatore di Umberto I”. Senza contare che “Passannante non abitava da anni nel suo piccolo paese: era emigrato prima a Salerno e poi a Napoli, dove concepì l’attentato”.

A questo punto, perché punire Salvia cancellandola dalla geografia del regno d’Italia? -si domanda Galzerano-. “Restituire e ripristinare l’antico toponimo nell’Italia repubblicana è un dovere, oltre che un tardivo atto riparatore dell’ingiustizia del potere, verso gli abitanti dell’attuale Savoia di Lucania.

Chi è Giuseppe Galzerano

Esperto in storia degli attentati politici, ha ricostruito, con ampie documentazioni archivistiche e giornalistiche, in volumi di oltre mille pagine, gli attentati di Gaetano Bresci (Monza, 29 luglio 1900), di Paolo Lega a Crispi (Roma, 16 giugno 1894) e dei tentativi di attentare alla vita del duce da parte di Michele Schirru (1931) e di Angelo Sbardellotto (1932)

(La foto di Savoia di Lucania è tratta dal sito basilicataturistica.it)

14 Feb 2018
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