Internet nei paesini? A Reggio Emilia ci pensa il centro sociale

Nella zona grigia tra città e campagna internet scarseggia. E allora il centro sociale mette a disposizione la sua 'antennona' con mini abbonamenti da 10 euro al mese
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

REGGIO EMILIA – La connessione veloce a internet? Se non c’è, la mette il centro sociale. Succede a Reggio Emilia, nelle frazioni cittadine scarsamente abitate che si trovano a metà tra la città e la campagna. Di fatto delle “zone grigie” dove gli operatori del mercato delle telecomunicazioni ritengono antieconomico investire e lo Stato (che attraverso la società in house del ministero dello Sviluppo economico Infratel certifica le aree di “fallimento del mercato” e realizza le infrastrutture telematiche necessarie) ha le mani legate, essendo queste zone in parte inserite nel tessuto urbano. Così i reggiani hanno dovuto arrangiarsi, inventandosi un modello praticamente unico che, partito nel 2015 nella frazione di Coviolo, ha vinto nel 2017 un premio della Commissione europea per la miglior idea innovativa contro il cosiddetto “digital divide” nelle aree rurali.

Il wi-fi a casa dei cittadini è infatti fornito a titolo di “servizio” dai centri sociali della zona, che a Reggio Emilia sono collegati alla rete della banda ultralarga pubblica attivata dalla società regionale Lepida. Attraverso una grande antenna- acquistata dal centro sociale stesso- il segnale di internet viene poi “ripetuto” nei dintorni, fino ad una distanza di circa 5 chilometri. Per poterne usufruire ai cittadini (o alle imprese) basterà tesserarsi al centro sociale, installare a loro volta un’antenna, e sottoscrivere un abbonamento triennale. I costi? Decisamente più vantaggiosi di quelli del libero mercato, perché si tratta di 10 euro al mese, “un terzo delle tariffe comunemente applicate dai privati”.

Supportato dal Comune -che ha speso in contributi ai centri sociali per le antenne circa 50.000 euro- il modello verrà ora esportato da Coviolo, dove è partito in via sperimentale tre anni fa, anche nelle frazioni di Fogliano (già entro gennaio 2019) e Massenzatico, raggiungendo circa 7000 reggiani e decine di imprese.

Non è tutto: i proventi degli abbonamenti fatti dai centri sociali ai cittadini, una volta raggiunto il punto di equilibrio economico, “saranno reinvestiti in progetti per il miglioramento delle frazioni”, spiega il sindaco Luca Vecchi. “Questa iniziativa- aggiunge- è la testimonianza di come nella nostra città da un lato la vivacità civica dei cittadini, dall’altro le istituzioni, lavorino insieme per diventare dei ‘provider’ di legami sociali e costruttori di comunità, arrivando là dove lo Stato non può e il mercato, per le sue dinamiche legittime, decide di non andare”.

C’è “quindi anche una forte valenza etica in questa operazione, che migliora la qualità della vita dei quartieri periferici”, conclude il sindaco. Valeria Montanari, assessore comunale all’Agenda digitale, definisce il progetto “non solo straordinario, ma anche rivoluzionario”, paragonandolo all’attività delle Farmacie comunali riunite. “Come gli utili delle farmacie hanno sostenuto e sostengono il welfare pubblico- dice Montanari- così i centri sociali aiuteranno le frazioni. Credo che sia anche una bella sfida per i centri, per ridefinire il loro ruolo strategico di luoghi di aggregazione, volontariato e servizi nei quartieri”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

13 Dicembre 2018
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»