Smart working e pari opportunità, il futuro della pubblica amministrazione è ‘Agile’

Lavorare in tuta da casa con orari flessibili non è più un sogno irrealizzabile per gli oltre tre milioni di dipendenti pubblici italiani
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ROMA – Lavorare in tuta da casa con orari flessibili, azzerare le ore di traffico perse per raggiungere l’ufficio, aiutare i propri figli a studiare dedicando più tempo alla famiglia non sono più sogni irrealizzabili per gli oltre tre milioni di dipendenti pubblici italiani, che possono contare oggi su uno strumento più che nuovo poco conosciuto: il lavoro agile. Di soddisfazione, autonomia, responsabilità, velocità, qualità della vita e dei servizi, produttività, mobilità intelligente, tutti indici accanto a cui gli ‘smart worker’ mettono il segno più, e di opportunità offerte dalla pubblica amministrazione per conciliare tempi di vita e attività professionale si è discusso oggi al Tempio di Adriano nella Prima giornata di Lavoro Agile di Roma, alla presenza, tra gli altri, del ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno.

TUTTI I NUMERI DEL LAVORO AGILE

Un’occasione di sensibilizzazione e confronto dedicata a rappresentanti delle istituzioni, dirigenti della PA e del mondo delle imprese per la promozione di modalità di lavoro innovative e flessibili organizzata dall’Ufficio per gli interventi in materia di parità e pari opportunità del Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, che ha visto l’adesione di 49 soggetti pubblici (tra cui Presidenza del Consiglio, diversi ministeri e Regione Lazio) e 29 aziende, per un totale di 11mila lavoratori in modalità agile, 237 postazioni di coworking e 28 punti informativi nel territorio romano. Saranno altre quattro le giornate di Lavoro Agile, due nel 2019 e due nel 2020, previste dal progetto su tutto il territorio nazionale.

‘Più agile, meglio per tutti’, recita lo slogan della campagna di comunicazione che accompagna l’attività di promozione del progetto più ampio a cui questa giornata dà avvio: ‘Lavoro agile per il futuro della PA-Pratiche innovative per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, finanziato con 5,5 milioni di euro di Fondi Strutturali europei del Programma Operativo Nazionale (Pon) Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020 per sperimentare il lavoro agile su tutto il territorio nazionale coinvolgendo 25 tra le amministrazioni pubbliche centrali, regionali e locali più rilevanti del Paese.

“Superare il dogma della presenza fisica sul luogo di lavoro” e “puntare alla performance”, trasformando “la prestazione di lavoro da un’obbligazione di mezzi in un’obbligazione di risultati”, è, secondo il segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roberto Chieppa, la grande sfida che la PA deve raccogliere, così come sta facendo proprio la Presidenza del Consiglio dei Ministri con cinque giornate in ‘smart working’ per circa 200 lavoratori.
Un’occasione per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità, Vincenzo Spadafora, che in un messaggio letto nel corso del convegno sottolinea come il lavoro agile possa rappresentare “un fattore di riequilibrio” in un Paese, l’Italia, che è ancora percepita come “incapace di garantire l’uguaglianza di genere”.

 “Un’opportunità di carriera per le donne”, secondo Monica Perrella del Dipartimento delle Pari Opportunità, ma anche per gli uomini che, come ha evidenziato uno studio di due ricercatrici di Banca d’Italia, “quando riducono i tempi di spostamento offrono alle proprie partner maggiori chances lavorative” e le alleggeriscono attraverso “la condivisione dei carichi familiari.

NASCITA ED EVOLUZIONE DEL LAVORO AGILE

Primo step importante per la diffusione del lavoro agile è nel 2015 la legge Madia, che “con l’articolo 14- spiega Maria Barilà, capo Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri- ha avviato un momento di avanscoperta, perché non avevamo una disciplina precisa in materia”.

Nel 2017, poi, arriva la legge 81 in materia di lavoro agile, con una direttiva del ministro “che conteneva un vademecum per le amministrazioni, per non avere alibi sul fronte di indirizzi e criteri applicativi. Abbiamo avviato monitoraggio sul tema per capire la risposta delle amministrazioni- aggiunge Barilà- le rilevazioni scadranno nei prossimi giorni, ma ad oggi possiamo dire che l’adesione non è omogenea sia in termini di tipologia che a livello territoriale, con amministrazioni che in alcuni casi raggiungono l’80% di lavoratori agili, altre che raggiungono appena il 5%”.

A dover cambiare per Francesca Di Carlo, direttrice People and Organization di Enel, è “la cultura dei capi e l’idea della responsabilità specifica, lavorando sugli obiettivi” più che sul controllo, e, secondo il capo del servizio Risorse Umane di Banca d’Italia Antonella Caronna, abbandonando l’idea del “tutti a lavoro negli stessi ambienti nella stessa fascia oraria” e avvalendosi del “lavoro delocalizzato, che in Banca d’Italia coinvolge più di mille persone”.

Modelli virtuosi, che permettono di risparmiare in termini di costi economici e ambientali e possono essere traslati anche dal mondo delle imprese, come Tetra Pak, dove da 12 anni sono i dipendenti a decidere come, quando e quanto smart working utilizzare, autodeterminando orario e luogo di lavoro; o da PA Agili, come il Comune di Milano, prima amministrazione italiana ad aver promosso giornate di sensibilizzazione sul Lavoro Agile dal 2012, o la Regione Emilia Romagna, che conta oggi ben 150 smart worker.

Terminato il convegno, la giornata proseguirà con un workshop tra i rappresentanti delle 25 amministrazioni pilota.

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13 Dicembre 2018
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