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Bitcoin, il docente Unicusano: “Sono una bolla speculativa, se li avessi li venderei”

ROMA – Per alcuni i bitcoin sono una bolla destinata a sgonfiarsi, per altri rappresentano l’alba di una nuova era. Di sicuro c’è solo che dalla loro nascita, nel 2009, il valore della criptovaluta creata dall’anonimo inventore Satoshi Nakamoto è schizzato alle stelle. Basti pensare che 7 anni fa con 10mila bitcoin si potevano comprare solo due pizze, mentre oggi equivalgono a circa 100 milioni di dollari.

A differenza delle valute tradizionali, bitcoin non fa uso di un ente centrale né di meccanismi finanziari sofisticati, il valore è determinato dalla leva domanda e offerta, utilizzando un database distribuito tra i nodi della rete che tengono traccia delle transazioni, ma sfrutta la crittografia per gestire gli aspetti funzionali, come la generazione di nuova moneta e l’attribuzione della proprietà dei bitcoin.

Marzioni: “I bitcoin non hanno fondamenti”

“Se avessi dei bitcoin li venderei, sperando che qualcuno li compri” ha dichiarato, all’agenzia Dire, Stefano Marzioni, docente di Economia e Finanza internazionale all’Università Niccolò Cusano. ‘Al momento sono una bolla speculativa– ha continuato- per varie ragioni, la più importante è che non hanno fondamenti. Si parla di bolla speculativa quando c’è una rapida crescita del prezzo di una attività finanziaria o di una commodity senza che questo sia giustificato da altre grandezze economiche che normalmente ne determinano il valore. Ad esempio il prezzo di una azione che generalmente è determinato, in gran parte, dall’andamento dei dividendi attesi a un certo punto inizia a crescere in maniera esponenziale senza che ci siano delle attese di crescita dei dividendi, questa generalmente è una bolla. La parte di esuberanza dovuta alla crescita attesa del valore è preponderante rispetto alla crescita dei fondamentali che la sostengono, sostanzialmente si compra una attività perché si pensa che il suo valore possa crescere. Nei mercati dei bitcoin abbiamo diverse problematiche, faccio anche fatica a definirla una attività finanziaria quindi diventa veramente complicato paragonare questi asset a una attività finanziaria perché non c’è un vero e proprio sottostante’.

La rete dei bitcoin

La rete dei bitcoin consente il possesso e il trasferimento anonimo delle monete; i dati necessari a utilizzare i propri bitcoin possono essere salvati su uno o più personal computer o dispositivi elettronici come uno smartphone, sotto forma di portafoglio digitale, o mantenuti presso terze parti che svolgono funzioni simili a una banca. In ogni caso, i bitcoin possono essere trasferiti attraverso internet verso chiunque disponga di un indirizzo bitcoin. La struttura peer to peer della rete Bitcoin e la mancanza di un ente centrale rende impossibile a qualunque autorità, governativa o meno, il blocco dei trasferimenti, il sequestro di bitcoin senza il possesso delle relative chiavi o la svalutazione dovuta all’immissione di nuova moneta. Bitcoin si basa sul trasferimento di valuta da conti pubblici usando crittografia a chiave pubblica, tutte le transazioni sono pubbliche e memorizzate in un database distribuito che viene utilizzato per confermarle e impedire la possibilità di spendere due volte la stessa moneta.

A differenza delle valute a corso legale, i bitcoin hanno la caratteristica che nessuno può controllare il valore a causa della natura decentralizzata del metodo di creazione della valuta. In Bitcoin la quantità di valuta in circolazione è limitata a priori, inoltre è perfettamente prevedibile e quindi conosciuta da tutti i suoi utilizzatori in anticipo. L’inflazione da valuta in circolazione non può quindi essere utilizzata da un ente centrale per ridistribuire la ricchezza tra gli utenti. Il numero totale di bitcoin tende asintoticamente al limite di 21 milioni. La disponibilità di nuove monete cresce come una serie geometrica ogni 4 anni; nel 2013 è stata generata metà delle possibili monete e per il 2017 saranno i tre quarti, in questo modo in meno di 32 anni verranno generate tutte le monete.

Marzioni: “Il bitcoin non ha valore legale”

“Per ora è uno dei tanti sistemi di pagamento che però presenta dei rischi pazzeschi– ha sottolineato ancora Marzioni- basti pensare che non c’è una banca centrale che ne gestisca il valore anche rispetto alle altre valute. Vediamo degli apprezzamenti vertiginosi dei bitcoin, in assenza di un operatore che sia anche portatore di interesse pubblico che sia in grado di gestirli. I depositi bancari sono garantiti, mentre i depositi di bitcoin non sono garantiti, non c’è alcuna garanzia che il pagamento possa essere accettato in bitcoin, l’idea di investire in bitcoin perché il valore cresce si fonda sull’aspettativa che possano essere rivenduti, ma il bitcoin non ha valore legale, non ha le tutele di cui gode la moneta’.

“L’uso di questa criptovaluta sta aumentando in modo esponenziale. Sono moltissimi gli enti, le organizzazioni e le associazioni che accettano donazioni in bitcoin, fra le altre: Electronic Frontier Foundation, The Pirate Bay, Free Software foundation e Wikimedia Foundation. Dal novembre 2013 l’Università di Nicosia, a Cipro, accetta il bitcoin come mezzo di pagamento delle tasse universitarie, mentre dal luglio 2016, nella città di Zugo, capitale di uno dei Cantoni più ricchi della Svizzera, è possibile pagare in bitcoin alcuni servizi pubblici, tra cui sanità e trasporti. L’altro giorno alla borsa di Chicago sono stati lanciati i future dei bitcoin. Per la prima volta titoli relativi ai bitcoin vengono scambiati su un mercato ufficiale e regolato. I primi contratti future scambiati tra domenica e lunedì avevano una scadenza fissata per il prossimo gennaio e sono partiti prevedendo un prezzo dei bitcoin pari a 15 mila dollari, per poi salire fino a 18 mila (significa che gli acquirenti di future si aspettano che il prezzo dei bitcoin salirà o almeno resterà stabile). Attualmente i bitcoin valgono 18 mila dollari, 18 volte quello che valevano lo scorso gennaio. Il valore di riferimento dei bitcoin utilizzato dalla borsa di Chicago sarà quello mostrato dalla piattaforma di scambio Gemini, una delle principali piattaforme usate per scambiare bitcoin”.

“Non siamo all’alba di una nuova era ‘ma siamo ancora a notte fonda- ha evidenziato però Marzioni- il mondo va sicuramente verso una digitalizzazione di tutti gli aspetti della nostra vita e quindi anche tutti i sistemi di pagamento in generale andranno verso una qualche forma di digitalizzazione e i bitcoin, come le altre criptovalute, rappresentano un interessante punto di partenza, ma non ancora rilevante da un punto di vista macroeconomico. I future dei bitcoin rappresentano una opportunità colta da prestatori di servizi finanziari per vendere un prodotto esotico su cui c’è un grande hype che ne fa aumentare i prezzi, in un momento in cui storicamente i rendimenti delle commissioni per i gestori sono bassi è chiaro che poter dare uno shock al mercato con un prodotto così dirompente è una ghiotta occasione”.

I rischi legati ai bitcoin

Certo è che i bitcoin, come tutte le criptovalute, sono soggette ad una estrema volatilità, principalmente per due motivi. Un primo motivo legato all’oscillazione del prezzo, ma questo riguarda qualsiasi merce o asset finanziario. Il secondo livello di volatilità è legato al fatto che non esiste un prezzo universalmente riconosciuto. ‘I bitcoin- ha confermato Marzioni- presentano dei rischi di alta volatilità dovuta all’esuberanza di mercato e soprattutto al mercato ristretto e fatto da pochi operatori, i quali essendo così rilevanti possono manomettere i prezzi. C’è solo la fiducia che può venire meno da un momento all’altro non poggiandosi su un sistema riconosciuto. Tra i rischi ci sono anche i rischi informatici, l’e-wallet che contiene i bitcoin potrebbe essere, per esempio, violato. Non c’è alcuna istituzione che garantisce sul valore dei bitcoin. Il grande impulso a cui stiamo assistendo è dato dal fatto che i bitcoin hanno una offerta che sarà limitata nel tempo. La tecnologia del bitcoin, come tutte le tecnologie digitali, gode della proprietà di replicabilità, nessuno puo’ garantire che il bitcoin non venga soppiantato da una nuova tecnologia superiore e quindi il valore possa essere mantenuto, proprio perché non ha un valore legale rilevante in nessuno Stato. La sostituibilità del bitcoin ne rende il valore intrinseco estremamente basso, sicuramente agevolando una certa tipologia di transazioni ha in sé un piccolo valore. I sistemi di pagamento su cui si poggiano le monete tradizionali hanno un costo, ma viene ampiamente compensato dai benefici sociali di avere dei sistemi efficienti di regolamento delle transazioni”.

Il valore dei bitcoin

Le quotazioni cambiano sensibilmente da una piattaforma di scambio all’altra, prendendo ad esempio alcuni tra gli exchange più utilizzati per tradare bitcoin sono emersi prezzi distanti anche di 600 dollari. Su Bitstamp un bitcoin costava 14.879 dollari mentre nello stesso minuto chi avesse voluto comprarlo su Coinbase, l’app più scaricata su iTunes, avrebbe dovuto sborsarne 15.426. Il confronto potrebbe estendersi a svariati altri luoghi di scambio digitali dove i prezzi ballano ancor di più.

Mercoledì scorso la distanza tra gli exchange ha addirittura superato 8.000 dollari. A chi lo vendeva a 13mila si contrapponeva chi segnava nel book un prezzo di 21mila dollari. Un primo motivo legato all’oscillazione del prezzo, ma questo riguarda qualsiasi merce o asset finanziario. Il secondo livello di volatilità è legato al fatto che non esiste un prezzo universalmente riconosciuto. Nel mondo della finanza regolamentata ciò non può accadere. Gli algoritmi impediscono che ci siano arbitraggi tra titoli della stessa società quotati su due mercati (ad esempio Francoforte e New York).

Tecnicamente è possibile acquistare un Bitcoin da una piattaforma a un prezzo più basso e rivenderlo tramite un’altra a un prezzo più alto. Ma non è detto che sia così semplice. Perché le piattaforme spesso si comportano in modo opaco e non è da escludere che manipolino i prezzi o lascino gambe all’aria i compratori. La maggior parte degli exchange, ad esempio, è centralizzato. Ciò vuol dire che le criptovalute acquistate vengono conservate in un portafoglio presso la piattaforma. Questo espone il compratore al rischio controparte qualora la piattaforma, come già successo più volte, chiuda all’improvviso i battenti o svuoti il portafoglio dell’utente.

13 dicembre 2017
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