Sanità

Il Gruppo Ini compie 70 anni, Faroni: “Sempre all’avanguardia”

ROMA  – Con 1.200 posti letto e oltre 1.400 dipendenti il Gruppo Sanitario Ini, Istituto neurotraumatologico italiano, quest’anno compie 70 anni. Una storia lunga iniziata in uno studio medico specializzato in reumatologia e terapia fisica in via Torino a Roma. Lì, nel 1947, Delfo Galileo Faroni ha creato le basi di quella che sarebbe diventata una delle più grandi realtà sanitarie accreditate di riferimento del centro Italia.

“In questi decenni abbiamo assistito a una rivoluzione del sistema sanitario nazionale, passando dalle mutue fino al drg, e a un contestuale cambiamento repentino del panorama salute, per l’aumento dell’età media della popolazione, lo sviluppo di malattie croniche e il progresso dell’innovazione. Cambiamenti che hanno coinvolto anche il sistema sanitario privato accreditato, che ha avuto la capacità di adeguarsi e modificarsi insieme all’evoluzione del sistema”, spiega Jessica Veronica Faroni, presidente del Gruppo Ini.

Per celebrare il suo 70simo anniversario, l’Istituto il 16 dicembre riunirà medici, dipendenti e istituzioni, nella sede di Grottaferrata. Ad oggi il Gruppo, articolato in più Divisioni, è presente nel Lazio e in Abruzzo. Le strutture sono abilitate al ricovero per acuzie, dall’oncologia, all’ortopedia, all’urologia, alla riabilitazione, alle Rsa, offrendo un’assistenza a 360 gradi al paziente.

Jessica Veronica Faroni: “Ini è un gruppo solido”

“L’Ini è diventato un gruppo solido che si è sempre distinto nell’ambito dell’acuzie, della chirurgia e della riabilitazione– spiega la presidente- E’ cresciuto di pari passo con l’evoluzione delle richieste, delle patologie e delle tecnologie. Il percorso non è stato sempre facile ma abbiamo raggiunto tanti traguardi: siamo stati i primi nel Lazio a utilizzare il litotritore per la calcolosi renale e il laser in urologia, i secondi in Italia a utilizzare la risonanza magnetica nucleare, i primi ad avere la Pet mobile. Saremo probabilmente tra i primi a utilizzare il robot in ortopedia. Non solo. Siamo anche il più grande centro di oncologia dei Castelli e tra i più grandi del Lazio, con un impegno a 360 gradi dalla diagnosi alla terapia, sempre in piena collaborazione con gli ospedali”.

La storia del Gruppo Sanitario Ini

Dopo il centro di via Torino, nel 1968 è nata Villa Alba, ora a Fonte Nuova; nel 1972 la sede Ini Grottaferrata (Roma); nel 1978 INI Villa Dante di Guidonia (Roma) e l’INI Medicus di Tivoli (Roma); nel 1984 l’INI Canistro (L’Aquila); nel 1999 l’INI Città Bianca di Veroli (Frosinone); nel 2002 l’Ini Capistrello, ora Villa Alba Canistro (Casa di Riposo). Nel frattempo si sono sviluppati i centri ambulatoriali di Roma (Via Vittorio Emanuele Orlando, Casilino) e di Veroli.

Tra i ricoveri accreditati con il Ssn, il Gruppo annovera prestazioni di chirurgia generale, ortopedica e traumatologica, microchirurgica della mano, chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica. Riabilitazione estensiva di mantenimento, riabilitazione post-acuzie, medicina oncologica, medicina generale, neurologia, cardiologia e reumatologia.

Le sfide per il futuro

Ma sono tante le sfide per il futuro: “Vogliamo continuare a investire in innovazione e lavorare con orgoglio- afferma Faroni, anche presidente di Aiop Lazio (Associazione Italiana Ospedalità Privata)- Abbiamo dei progetti molto grandi per l’oncologia e l’urologia, dove siamo ormai tra i primi in Italia come numero di interventi. Sull’oncologia siamo diventati centro di riferimento europeo e stiamo cambiando gli acceleratori lineari, li stiamo sostituendo con quelli di ultima generazione che garantiscono un trattamento più preciso delle metastasi”.

“Auspico che esempi come questo, non solo di lavoro, di qualità e di innovazione, di collaborazione con il sistema sanitario nazionale e di assistenza a 360 gradi del cittadino, possano indurre le istituzioni a pensare, come avviene già nel resto del mondo, al privato convenzionato come una risorsa e non una concorrenza. In una nazione dove la percentuale del Pil per la sanità è così basso, più vicino alla Croazia che ai sette Paesi industrializzati della Comunità europea, risorse come queste- conclude la presidente dell’Ini- vanno incoraggiate non distrutte”.

13 dicembre 2017
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