Dove ci porta la politica del “me ne frego”?

ROMA – Da diversi giorni, come fossimo in un qualsiasi paese sudamericano a basso tasso di democrazia, Di Maio e Salvini menano fendenti contro la libera stampa, gli organismi di garanzia, l’opposizione e chiunque si frapponga tra loro e il potere. Tra il governo e il popolo, legati da un indissolubile destino, non può esserci nulla, ogni elemento che si inserisce deve essere spazzato via.

Conta solo il verbo dei capi e la loro volontà, legittimata dal voto popolare che intendono come plebiscitario (anche se il 40% del Paese non sostiene il governo). Questa è una caratteristica tipica dei regimi illiberali, c’è poco da dire.

Il nostro Paese sta prendendo questa strada pericolosa nel nome del popolo sovrano, usato come uno scudo nella battaglia campale per vincere le prossime elezioni europee con la speranza di “spezzare le reni al nemico”. Non importa che la Carta reciti che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nei limiti previsti dalla Costituzione. Per il governo sfascista non esistono confini.

In questo quadro sconcertante si inserisce la volontà eversiva di far saltare i conti dello Stato, nel tentativo di realizzare le impossibili promesse elettorali. E non importa, come riconosciuto da Salvini, che lo spread e l’incertezza stiano bruciando i risparmi degli italiani e che la annunciata riforma delle pensioni graverà in modo insostenibile sui giovani, come dichiarato dal presidente dell’Inps Tito Boeri.

L’autarchia e il “me ne frego” sono la risposta, pronunciata in maniche di camice militari fuori dai palazzi del potere, a chi esprime preoccupazione e dissenso. Al massimo saranno gli italiani ad aiutarci, mettendo a disposizione i loro risparmi. Almeno fino a quando riusciranno a prelevare denaro contante in banca.

Da quel giorno in poi, sarà più difficile abbandonarsi alla retorica sovranista e nazionalista perché si sa che c’è un limite a fare i gradassi con i soldi degli altri. E gli italiani sono oculati risparmiatori. Si stanno minando le basi dello stato di diritto, si stanno mettendo in crisi i fondamentali della nostra economia. E con questo atteggiamento si sta rubando il futuro ai giovani, nella convinzione che i sondaggi di opinione legittimo questa operazione.

Il futuro non importa quando l’orizzonte temporale è il qui e ora e le prossime elezioni europee. Ma in quali condizioni economiche e sociali ci arriveremo? Se il disegno è questo, l’Italia senza rancore, quella che produce, quella che crede nella cultura e nell’istruzione, l’Italia che vuole dare un futuro sostenibile ai propri figli, sta cominciando a ribellarsi. Esite un limite all’azzardo. Esiste un limite alla prepotenza. La democrazia è un bene assoluto che non può essere demolito dall’ego e della brama di potere di due spregiudicati arruffapopolo. 

“Me ne frego è il nostro motto, me ne frego di morire, me ne frego di Togliatti e del sol dell’avvenire”. Poi lo dovranno andare a spiegare ai cittadini, quando avranno rubato i risparmi e i progetti per i figli.

di Vanna Iori, senatrice del Partito Democratico

13 ottobre 2018
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