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Migranti, integrazione e diritti fondamentali in convegno a Unicusano

ROMA – Un tema trasversale, “analizzato sotto tanti punti di vista, giuridici, sociologici, economici”. A parlare Fabio Fortuna, Rettore dell’Università Niccolò Cusano, a margine del convegno ‘Immigrazione, integrazione e diritti fondamentali’, che si è tenuto presso l’Aula Magna dell’università a Roma. Nel convegno il tema dell’immigrazione è stato appunto analizzato, come ha spiegato il Rettore, sotto diversi punti vista, affrontati ognuno dai relatori presenti.

I lavori sono stati aperti dal saluto del Rettore, poi coordinati da Franco Gaetano Scoca, Emerito di Diritto Amministrativo. Tra gli interventi, quello della docente di Diritto Amministrativo dell’Università di Barcellona Judith Gifreu I Font, di Maria Paola Pagnini e Francesco Peluso Cassese, docenti dell’Unicusano, del Consigliere di Stato Oberdan Forlenza, e di Ali’ Abukar Hayo, docente anche lui presso la Cusano.

I diversi interventi si sono rivolti alle prassi applicative ed alla difesa legale, con particolare riferimento alla tutela dei diritti dei migranti alle frontiere marittime e terrestri, alla protezione dei lavoratori stranieri irregolari ed alle questioni dei minori non accompagnati e dei richiedenti asilo. Questo, ha sottolineato Fortuna, è stato “un altro evento presso la nostra università, quotidianamente facciamo dei workshop per la nostra componente studentesca che ne può usufruire. Quello dell’immigrazione è un tema di attualità, comprese le problematiche connesse all’integrazione che queste persone devono avere nel nostro stato”.

Fortuna: “Su Ius soli è necessario trovare un compromesso”

Uno degli spunti connessi all’immigrazione è sicuramente il tema dello ius soli: “Oggi lo scenario politico è concentrato sul tema dello ius soli- ha detto Fortuna- per il quale non si capisce se si arriverà alla soluzione entro la fine della legislatura. È un problema che va affrontato, esistono contrapposizioni tra forze politiche, indubbiamente a livello internazionale lo ius soli esiste ed è un problema che dobbiamo porci. Trovare elementi di assoluta correttezza, o al contrario di inappropriatezza del discorso è difficile, credo che bisognerà trovare un compromesso che possa contemperare le differenti esigenze: l’accoglienza degli immigrati da una parte, dall’altra di preoccuparsi di integrarli nel modo dovuto e verificare se sia giusto o meno attribuire lo ius soli”.

Nella presentazione introduttiva del convegno è stata sottolineata l’esigenza che le prossime riforme legislative tengano conto del fallimento sostanziale dei precedenti tentativi di legislazione in tema di immigrazione e asilo, avvertendo anche come il legislatore negli ultimi interventi del 2004 abbia disatteso i richiami della Corte Costituzionale, che aveva rilevato numerosi profili di incostituzionalità nella disciplina dei respingimenti e delle espulsioni, perno della legge n.189 del 2002 (cd. Legge Bossi-Fini). Si è ulteriormente discusso della necessità di rispettare in maniera rigorosa l’art. 2 del T.U. n.286 del 1998, che riconosce i diritti fondamentali di tutti i migranti, anche se privi di permesso di soggiorno, avvertendo al riguardo l’esigenza di un assoluto rispetto delle prescrizioni costituzionali e delle Convenzioni internazionali, come la Convenzione europea a salvaguardia dei diritti dell’uomo e la Convenzione di New York del 1990, a protezione dei diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie.

Hayo: “Chi soccorre non commette reato di favoreggiamento”

Ali’ Abukar Hayo ha ricordato un episodio successo nella sua famiglia: “Mio nonno ha lavorato nella sua azienda come capo personale in Somalia- ha ricordato- Li sono arrivati altri migranti, all’epoca erano italiani, ma sono arrivati con i carri armati e con i gommoni di oggi. Mio nonno ha lavorato nella sua azienda, all’epoca il Governatore dell’Italia disse ‘Sei intelligente, ti esproprio ma ti faccio capo del personale'”. Il professor Hayo è poi tornato sulla vicenda del Procuratore Capo di Catania, che ha chiamato in causa le Organizzazioni non governative. Il docente di Unicusano ha sottolineato che “una persona che si trova in difficoltà deve essere soccorsa“. Aiutare, ha proseguito, “non vuol dire eludere le investigazioni delle autorità. Chi soccorre non commette reato di favoreggiamento. Non si puo’ sostenere che Ong commettano il favoreggiamento dell’immigrazione”. Le Ong “o si dimostra che concorrono nel reato ai fini dell’introduzione dei clandestini oppure si deve stare nel fatto che il confine non ha confine”.

Solo a partire da un ridimensionamento della discrezionalità amministrativa, sarà possibile procedere ad un effettivo riconoscimento dei diritti fondamentali della persona umana, come diritti sovraordinati rispetto alle norme di controllo degli ingressi e del soggiorno dei migranti. Non si può tollerare in altri termini che il contrasto della clandestinità, condizione imposta e non scelta dagli stranieri che vogliono venire nel nostro paese per lavorare o per chiedere asilo, si traduca nel favorire pratiche repressive che alimentano indirettamente le forme più violente di sfruttamento.

13 ottobre 2017

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