Dario Fo di casa al Duse a Bologna, e quei duetti con Prodi - DIRE.it

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Dario Fo di casa al Duse a Bologna, e quei duetti con Prodi

teatro-duse_bolognaBOLOGNA – Se c’era un posto in cui Dario Fo era di casa a Bologna, almeno negli ultimi anni, era il Teatro Duse. Qui infatti dal 2014 presentò in anteprima nazionale, e a volte come unica data, i suoi spettacoli. Da “In Fuga dal Senato” a “Lu Santo Jullare Francesco”, da “Ciulla, il grande malfattore” all’ultimo, nel 2016, “Storia proibita dell’America”. Era di casa, ma si sentiva anche a casa, Fo, in via Cartoleria: spesso dipingeva lui stesso le scenografie degli spettacoli e alla fine delle esibizioni si fermava a firmare centinaia di autografi. Fo, però, Bologna l’ha sempre frequentata, intrecciandosi con la sua vita culturale e anche politica. Nel dicembre del ’97, ad esempio, portò in scena sotto le Due Torri il suo spettacolo sull’omicidio Calabresi. E, in un incontro privato, volle raccontarlo prima all’allora premier, Romano Prodi. A cui regalò anche un disegno con la dedica: “All’amico Prodi, che non dorme mai“. Fo e Prodi si erano già incontrati due anni prima, nel marzo del 1995, quando il Professore era impegnato nella sfida con Silvio Berlusconi. Raccontò il premio Nobel che suggerì a Prodi di essere più cattivo‘: “Gli ho detto: professore quelli stangano, non si può porgere l’altra guancia. Ma non credo di averlo convinto”. No, non l’aveva convinto: “Di lui- dice oggi il Professore alla ‘Dire’- ricordo che mi rimproverava perchè a suo giudizio non ero, durante la mia campagna elettorale, abbastanza aggressivo. Gli risposi che ero fatto così, che quella era la mia natura e non considero questo un fatto negativo. Anzi potrebbe essere utile se fosse applicato anche oggi”.

dario_fo_mistero_buffo_roma_10Sempre antiberlusconiano, Fo scavalca agilmente gli steccati della politica: aderisce per esempio al movimento dei girotondini, tanto che nel 2003 partecipa alla manifestazione promossa a Castel San Pietro, nel bolognese. E poi, negli ultimi anni, si avvicina definitivamente al Movimento 5 stelle. Il grillino bolognese Marco Piazza per ricordarlo posta su Facebook una foto di lui con il premio Nobel, in auto, sorridenti, mentre si dirigono verso Imola. Era un anno fa, ottobre 2015, e Fo parlò dal palco della kermesse pentastellata. E poi è alle sue idee e suggerimenti che il candidato sindaco dei grillini a Bologna, Massimo Bugani, ispirò il capitolo culturale del programma elettorale per le ultime amministrative.

luciodallaFacendo un salto nel tempo, indietro fino al 2001, Dario Fo, ospite a Bologna per un evento culturale, se la prende con l’allora sindaco, Giorgio Guazzaloca, il primo di centrodestra, per non aver dato il patrocinio all’iniziativa: “È grave che un sindaco sia così distratto e con lui gli assessori. Purtroppo non è la prima volta. È grave che non capisca l’importanza di una manifestazione come questa”. Che poi, certo, la politica, ma a lui quello che interessava era la cultura. Quest’anno, prima di Fo, se ne è andato un altro ‘grande’, il bolognese d’adozione Umberto Eco. Fo lo ricorda raccontando che Eco si era ispirato a lui per un personaggio del Nome della Rosa, quello del grammelot, genere recitativo in cui il Nobel era un genio, e che consiste nel mettere insieme suoni e parole in un discorso privi di significato. E con Lucio Dalla si ‘rincorrevano’ e omaggiavano a vicenda da sempre, i loro duetti sono memorabili.

dario_fo_scenografiaPolitica, cultura, e impegno sociale: un tutt’uno. Stefano Caliandro, capogruppo Pd in Regione, lo ricorda così: era il 3 aprile del 2000 “quando con Paolo Bolognesi ci venne l’idea di commemorare in un modo diverso dal solito la strage di Bologna, attraverso uno spettacolo teatrale nell’Aula Magna di Santa Lucia”. Lo spettacolo “Due agosto, retroscena di una strage” “fu realizzato dall’Associazione Interdisciplinare delle Arti di Milano e messo in scena da Dario e Franca Rame. Come responsabile dell’Associazione Magna Charta che insieme alla Sinistra Giovanile organizzava quell’evento ho avuto l’onore di coordinare la discussione della giornata, che fu molto intensa, in cui dibattemmo sui fatti della strage, su quella ricerca ininterrotta di verità e giustizia”. Conclude Caliandro: “Ho conosciuto il lato più intellettuale e sensibile di Dario Fo. Ho avuto la dimostrazione diretta di come l’arte della satira sappia coniugarsi all’impegno e alla riflessione”.

cesenaticoC’è un altro posto in Emilia-Romagna a cui Dario Fo era molto legato, Cesenatico, che lo aveva ricambiato con la cittadinanza onoraria. Qui, nella sua casa, trascorreva le vacanze estive. Queste le parole del sindaco, Matteo Gozzoli: “Nonostante l’età ho conosciuto una persona piena di energie e di idee, un uomo appassionato che in pochi minuti ha ideato una mostra splendida. Insieme avevamo deciso di realizzare la mostra su ‘Darwin – l’universo impossibile’ che ha animato fino a qualche giorno fa il nostro palazzo del turismo”. Nelle “pause e nelle sere d’estate ero solito fermarmi con lui al palazzo del turismo a parlare di storia, arte e politica e ogni volta era una sorpresa e una nuova sfida che mi poneva”. Conclude Gozzoli: “Ciao Dario, buon viaggio; salutaci Franca”.

di Emilia Vitulano, giornalista professionista

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13 ottobre 2016
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