Cultura

E’ realmente possibile oggi parlare bene di Roma?

teatroEsentare i cinema e i teatri dalle tasse (Tasi, Tari e Imu). Era questa l’ultima proposta del Comune di Roma, prima delle dimissioni del sindaco Marino, per tentare di sostenere una fetta importante della città che fatica a risollevarsi. Secondo i dati della Confcommercio, infatti, il 54% delle imprese culturali registra un peggioramento dell’andamento economico nell’ultimo triennio. La proposta anti-tasse potrebbe essere un primo passo, ma il punto vero – che abbiamo già evidenziato nella prima parte della nostra inchiesta – è la mancanza di contributi pubblici (il confronto con Milano e Torino è impietoso) e di un progetto, condiviso dalle istituzioni, in cui i cittadini possano riconoscersi. E’ dentro questa cornice che il futuro sindaco di Roma dovrà operare. Le eccellenze ci sono (gli sponsor lo hanno capito, l’ultimo esempio è l’entrata di Enel come socio del Maxxi), ma vanno valorizzate. Non è un caso se laddove questo accade, come all’Auditorium, la risposta del pubblico è convincente e, spesso, supera le aspettative.

Dopo la prima parte dedicata alle librerie di Roma, l’analisi del panorama culturale della Capitale continua con i cinema, i teatri e i musei.

CINEMA

Sono 40 le sale cinematografiche che a Roma hanno chiuso negli ultimi dieci anni. Alcune sono state occupate o gestite da movimenti, altre sono state trasformate in sale Bingo, altre ancora sono rimaste abbadonate. Fa una certa impressione metterle in fila una dietro l’altra: Academy Hall, Airone, America, Apollo, Archimede, Astor, Astra, Aureo, Augustus, Avorio, Belsito, Capitol, Capranichetta, Cinestar Cassia, Delle Arti, Diamante, Embassy, Empire, Excelsior, Gioiello, Gregory, Holiday, Horus, Impero, Metropolitan, Missouri, New York, Palazzo, Paris, Piccolo Apollo, Preneste, Puccini, Quirinale, Rialto, Ritz, Rivoli, Roma, Sala Troisi, Tristar e Ulisse. Da quasi un anno esiste una memoria di Giunta comunale in cui sono riportate le linee guida per riconvertire le sale abbandonate prima del 2013 in centri polifunzionali (artigianato, co-working, librerie, ludoteche) ma anche case per gli studenti o appartamenti da vendere o uffici da affittare. La nuova amministrazione dovrà decidere se proseguire su questa strada o sceglierne un’altra.

TEATRI

Se le librerie e i cinema si sono dovuti piegare a chiusure di massa, i teatri hanno retto meglio l’onda d’urto della crisi. Finora, però. Perché il 2014 è stato il peggiore degli ultimi cinque anni per riduzione del numero di spettacoli e riduzione di introiti al botteghino. Dopo i casi eclatanti del Teatro Valle, del Teatro dell’Opera e dell’Eliseo, riaperto da poco da Luca Barbareschi, adesso a rischio sono i teatri privati, quelli con meno di 150 posti. Una situazione difficile, che rischia di aggravarsi visto che il fondo unico per lo spettacolo 2015-2018 è passato dallo 0,8% allo 0,2% del Pil. Per non parlare del confronto con le altre città. Basti pensare che il Comune di Milano stanzia 4,3 milioni di euro per il Piccolo, il Comune di Torino ne dà 4 al suo Stabile, il Comune di Roma si ferma a 2,7 milioni per il Teatro di Roma (Argentina e India). L’unica nota positiva riguarda la qualità dell’offerta, fino a qualche anno fa votata alla ripetizione di testi di autori classici (Pirandello, Goldoni, Shakespeare, etc.) ma soprattutto all’intrattenimento (commedie e cabaret). Roma sembrava essere stata colpita da una sorta di sindrome del Bagaglino. Oggi il panorama è più eterogeneo, con una varietà di proposte che contaminano la musica, la letteratura, l’arte; in generale si riscontra una maggiore attenzione a tutti i tipi di pubblico e questo, in una città che sembra non avere più a cuore la cultura, è senz’altro un merito.

MUSEI

macroSui musei è necessario operare delle distinzioni. Ci sono quelli civici, una ventina in tutto, che nonostante le risorse scarse sono riusciti a risalire nelle presenze (+5,9% tra il 2013 e il 2014, ma il 2015 potrebbe terminare in leggero calo) e a proporre delle mostre in linea con i gusti del pubblico. La decisione di rendere gratuiti i musei ogni prima domenica del mese ha permesso un incremento del 94,1% in un anno, mentre le domeniche gratuite per i residenti a Roma e nella città metropolitana hanno portato 90 mila persone nei musei. Le migliori performance le hanno segnate i Musei Capitolini (470.823 presenze) e l’Ara Pacis (307.668). Anche il Macro è tornato a crescere dopo il clamoroso -52% registrato due anni fa, mentre il Museo di Roma in Trastevere, per la sua struttura, ha potenzialità superiori ai circa 30 mila biglietti che stacca ogni anno. Oltre ai musei civici, a Roma c’è poi il Polo Museale del Lazio (competente su 45 siti tra cui il Vittoriano, Castel Sant’Angelo e il Museo Andersen), il Palaexpo e le Scuderie del Quirinale in dotazione alla presidenza della Repubblica, e una sterminata galassia di fondazioni e gallerie private. In generale la qualità dell’offerta si è abbassata, le ‘grandi mostre’ sono sempre di meno (una volta a Roma c’erano le code, ora è sempre più raro vederle) e la tendenza è quella di andare sul sicuro riproponendo ciò che già ha riscosso successo (l’Impressionismo non manca mai). Osare di più non guasterebbe, il pubblico romano ha dimostrato da tempo di essere affezionato e di saper ripagare gli sforzi, quando ne vale la pena.

(2a parte-fine)

di Alessandro Melia

13 ottobre 2015
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