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Rohingya, dopo le polemiche sul suo silenzio Aung Suu Kyi diserta l’assemblea Onu

ROMA – Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace e leader de facto del Myanmar, non parteciperà all’Assemblea generale dell’Onu di fine settembre. L’annuncio, arrivato stamani tramite il suo portavoce Zaw Htay, sta suscitando nuove polemiche, soprattutto tra coloro che la accusano di rimanere silente di fronte alla crisi umanitaria dei rohingya. Secondo l’ultima stima dell’Oim (l’Organizzazione internazionale per le migrazioni), è salito a 370mila il numero dei rohingya che hanno dovuto abbandonare i propri villaggi, bersaglio dei bombardamenti dell’esercito ed esuli in Bangladesh.

OGGI DISCUSSIONE A PORTE CHIUSE ALL’ONU

Sul tema discuteranno oggi a porte chiuse, alle 16 ora italiana, i membri del Consiglio di sicurezza. Ma Suu Kyi, che ha trascorso quasi 20 anni agli arresti domiciliari per aver protestato contro l’avvento del regime militare nel suo Paese, ora difende l’azione delle Forze armate sostenendo che starebbero combattendo contro gruppi terroristici per proteggere la popolazione.

Una posizione condivisa dagli esponenti della comunità birmana in Giappone che, stamani, hanno protestato contro la sede Onu a Tokyo dopo che le Nazioni Unite avevano denunciato il rischio di “una pulizia etnica” ai danni dei rohingya. I birmani si sono quindi dati appuntamento per difendere la loro leader de facto: “Siamo con Aung. I Rohingya non sono una minoranza etnica del Myanmar“, si leggeva sui cartelli dei manifestanti, in linea con la posizione governativa che i rohingya siano migranti irregolari provenienti dai Paesi vicini. Venerdì scorso, sempre a Tokyo, gli esponenti della comunità rohingya avevano invece protestato di fronte alla sede dell’ambasciata birmana per i motivi opposti: fermare le violenze, fornire aiuti agli sfollati e ottenere equo trattamento da parte delle autorità in termini di sicurezza e diritti.

di Alessandra Fabbretti, giornalista

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13 settembre 2017

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