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Referendum, Girelli (Unicusano): “La riforma non semplifica”

girelli1ROMA – “Io non credo che se entrasse in vigore la riforma ci sarebbe un pericolo per la democrazia o una deriva autoritaria. Ritengo pero’ che questa riforma susciti serie perplessità per l’intervento sul processo legislativo”. E’ la riflessione di Federico Girelli, docente di diritto costituzionale all’Università Niccolò Cusano, sulla riforma costituzionale voluta dal governo Renzi e su cui pende il referendum. “Se l’intento era quello di snellire il funzionamento della macchina costituzionale- spiega il professore- non mi pare che le modifiche sull’iter legislativo vadano nel senso della semplificazione, anzi tutt’altro. E’ stato si’ superato il bicameralismo perfetto pero’ dobbiamo dire, per amore di verità, che il Senato non è stato soppresso: entra, e come, sul procedimento legislativo e se prima per il riparto di competenze litigavano Stato e Regioni ora inizieranno a litigare Camera e Senato.

A questo punto dico che era meglio abolire davvero il Senato e passare al monocameralismo. Cosi’ mi pare un testo abbastanza pasticciato”. Quanto alla tesi del taglio dei costi, Girelli osserva: “Il risparmio è una cosa che si tira fuori per cercare il consenso. Sopprimere il Cnel o il Senato non porta a risanare i bilanci”. Per snellire l’iter legislativo si poteva anche procedere con la modifica dei regolamenti parlamentari, continua, “da punto un punto di vista tecnico è una strada percorribile ma non dobbiamo dimenticare che questo tipo di riforme hanno un fortissimo tasso di politicità e se facessimo finta che la politica non c’è non comprenderemo a fondo la questione”.

Le modifiche sulla decretazione d’urgenza “vanno bene- sottolinea il docente di Unicusano- ma le nuove norme introdotte ripetono l’acquisizione della giurisprudenza in materia di Costituzione già operante”. Capitolo Italicum. I sostenitori del ‘no’ al referendum temono che il combinato disposto della riforma costituzionale con la nuova legge elettorale metta a ‘rischio’ la democrazia con la creazione di una camera monocolore. “Non credo questo- commenta Girelli- perchè la presenza ingombrante del Senato non è stata soppressa”. Certo l’Italicum, osserva l’esperto di diritto costituzionale, ha una criticità nel meccanismo scelto per il ballottaggio: “Rispetto al Porcellum è stato introdotto indubbiamente il correttivo dell’accesso al premio di maggioranza con almeno il 40 per cento, ma se nessuno lo raggiunge si pone rischio che i primi due che accedono al ballottaggio abbiano l’uno il 20 e l’altro il 19 per cento e uno dei due prenderebbe la maggioranza dei seggi in parlamento” con una “enorme discrasia tra il peso elettorale effettivo del partito vincente e il risultato in termini di seggi conquistati: questo potrebbe essere oggetto di censura da parte della Corte costituzionale”.

In ogni caso, per Girelli, anche se la legge elettorale cambiasse, le modifiche non farebbero venire meno le perplessità “che obiettivamente fa nascere il testo di riforma costituzionale approvato. Sul piano tecnico le cose vanno lette congiuntamente ma anche tenute distinte. Dire che mettendo a posto la legge elettorale la riforma della Costituzione funziona è una lettura politica“.

Ma soprattutto, conclude l’esperto di diritto costituzionale “l’errore fatto è stato quello di personalizzare la revisione della Carta costituzionale: quando si chiamano i cittadini a pronunciarsi su una questione delicatissima come la revisione della Costituzione non si deve confondere il voto con l’apprezzamento o meno su una persona o su un indirizzo politico contingente. Quando si interviene sulla Costituzione dovrebbe prevalere il sentimento di unità nazionale”. Il docente dell’Università Niccolo’ Cusano voterà ‘no’ al referendum “non per antipatia- precisa- ma per serie motivazioni tecniche. Mi sembra che ci sia innamorati dell’idea di ‘cambiare per cambiare’, tanto per dire che si è fatto un intervento di cambiamento, e invece occorre cambiare per fare quello che serve.

Mio zio medico mi ripeteva sempre una regola aurea: ‘il primo comandamento del medico non è curare ma non peggiorare'”. In ogni caso, conclude il professore, “non credo che se la riforma viene approvata accada una catastrofe, dico che era meglio pensarci prima perchè le riforme devono essere pensate per durare nel tempo. La Costituzione mira all’eternità, gli interventi di modifica non hanno la stessa vocazione di eternità ma si devono inserire in un solco di durata perchè la Costituzione non si modifica a intermittenza. Considerato che la nostra è una Costituzione rigida occorre trovare quel larghissimo consenso che legittima l’intervento. L’opera politica è trovare la massimizzazione dei consensi. I padri costituenti avevano posizioni lontanissime eppure il patto fondamentale è stato stretto”.

13 settembre 2016

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