Nel cinema italiano manca la voglia di denuncia sociale. Parola di Leo Gullotta

ROMA – “Prima il cinema si faceva anche con la voglia di denunciare temi legati al sociale, alla criminalità organizzata. Oggi, a parte sparuti esempi, è difficile trovare personaggi che si avvicinano a ciò che ha prodotto Rosi, Petri, Petrangeli”. Così Leo Gullotta intervenendo all’ultima edizione del Social World Film Festival, la rassegna cinematografica che ha animato Vico Equense, cittadina sulla Costiera Sorrentina dal 4 al 12 luglio. “Forse- continua Gullotta- è stato fatto apposta negli ultimi venticinque anni a finanziare, sia nel pubblico che nel privato, la produzione di storielle.

Se il pubblico meno pensa meno problemi può crearti. Questo è un Paese che se pensi disturbi”. L’attore siciliano ha ricordato anche di aver accettato il ruolo di un operaio pedofilo che molti suoi colleghi avevano respinto. “Io sono un attore. Non credo che la gente, quando mi guarda sullo schermo, pensi che io sia il personaggio che rappresento in quel film”. Tra le altre esperienze di Gullotta, nella lunga carriera attoriale, ci sono anche film sulla criminalità organizzata come “Il camorrista” e “La scorta”.

13 Luglio 2015
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