Terapie avanzate, il futuro della medicina tra etica e comunicazione

ROMA – Terapie geniche, terapie cellulari e ingegneria tessutale. Sono le terapie avanzate il futuro della biomedicina nella cura di pazienti affetti da malattie rare e non e dei malati oncologici. Di diritti dei pazienti, regolamentazione della loro applicazione e comunicazione corretta dei progressi, in grado di non generare false speranze, hanno parlato stamattina al palazzo del rettorato della Sapienza università di Roma esperti e giornalisti nel corso di formazione professionale continua ‘Comunicare la medicina del futuro: le terapie avanzate tra aspetti etici, informazione corretta e responsabilità sociale del giornalista’ promosso dal master della Sapienza ‘La scienza nella pratica giornalistica’ con il supporto di Takeda Italia.

Ultima frontiera della biomedicina, le terapie avanzate rappresentano infatti una vera e propria rivoluzione in ambito scientifico, che dalle molecole chimiche ai farmaci biologici sposta il centro delle sperimentazioni su cellule modificate geneticamente e tecniche rigenerative, in un settore fortemente innovativo e in continua evoluzione che, per complessità di contenuti, è difficile riuscire a comunicare nel modo più corretto, semplice e completo. Rimpiazzare, riparare o controbilanciare un gene mal funzionante nelle cellule colpite dalla malattia. È questo l’obiettivo della terapia genica che si basa sull’introduzione nella cellula della copia corretta di un gene difettoso che causa una malattia genetica. Una terapia che si avvale di due metodi: ‘ex vivo’, quando le cellule vengono dapprima trasformate in vitro e poi introdotte nel corpo del paziente; ‘in vivo’, quando il gene viene direttamente introdotto nell’organismo. “Spesso si tratta di ‘one-time treatment’- spiega Alessio Cantore dell’istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget) e università ‘Vita Salute’ San Raffaele di Milano- cioè di trattamenti che non possono essere ripetuti e che, per questo, possono essere rischiosi, perché se sbagli una volta non è possibile tornare indietro”.

Altro problema della terapia genica, secondo Cantore, è il suo costo: “Proprio perché spesso si può fare una volta sola costa tantissimo– sottolinea- Si tratta di farmaci ‘vivi’, realizzati nel corso di processi produttivi completamente nuovi che devono garantire una sostenibilità e un accesso il più diffuso possibile”. Tra le patologie che possono essere curate attraverso le terapie avanzate, i tumori. È il caso di una terapia con cellule T del paziente ingegnerizzate e ‘trasformate’ in un’arma utilizzata per curare alcune forme di cancro, immessa recentemente sul mercato in Europa e negli Stati Uniti. Una terapia a base di cellule staminali mesenchimali allogeniche con proprietà anti-infiammatorie e rigenerative dei tessuti destinata alla cura delle fistole perianali complesse nei pazienti con malattia di Crohn, è stata invece approvata in Europa, e sarà presto disponibile anche in Italia.

Altro campo in continua evoluzione tra le terapie avanzate è poi la medicina rigenerativa, basata sull’impiego di cellule staminali e ingegneria tessutale, che, come afferma Rachele Ciccocioppo, professore associato di Grastroenterologia all’Aoui policlinico ‘G. B. Rossi’ & università di Verona, “lavora attraverso l’integrata collaborazione di esperti di campi estremamente diversi che hanno l’obiettivo comune di rimpiazzare un organo”. “È chiaro- sottolinea Ciccocioppo- come la medicina rigenerativa consentirà di superare le limitazioni del trapianto d’organo in termini di identificazione di una sorgente inesauribile di organi e tessuti, di eliminazione delle problematiche legate al danno da ischemia/riperfusione, di evitare l’immunosoppressione e i problemi legati a tale trattamento nonché l’abbattimento delle liste d’attesa”.

Contenuti che devono essere correttamente comunicati, secondo la giornalista scientifica Silvia Bencivelli, “utilizzando un po’ di spirito critico, facendo due telefonate in più, confrontandosi con i colleghi, sottolineando qual è la novità della ricerca, facendo attenzione all’impiego dei dati”, per non cadere nel cortocircuito che porta spesso i giornalisti a scrivere che “il caffè causa il cancro” per poi smentirlo il giorno dopo affermando l’esatto contrario: “Come mai succede?- si chiede Bencivelli- Secondo Derek Lowe c’è una concausa, il fatto cioè che i giornalisti spesso leggono e riportano cose scritte dagli specialisti, che magari scrivono con enfasi della loro ultima ricerca. Questa enfasi però- ragiona- andrebbe contestualizzata, non riportata come se in noi non ci fosse nessuna capacità critica, come spesso avviene”.

La complessità delle terapie avanzate si riflette anche nel panorama normativo che regola lo sviluppo dei medicinali ad esse correlati: “Dal 2009 le autorità competenti su questi prodotti in Europa sono le agenzie nazionali per le sperimentazioni cliniche e la produzione mentre le autorizzazioni all’immissione sul mercato sono centralizzate presso l’Agenzia Europea per i medicinali- spiega Giovanni Migliaccio, direttore scientifico del Consorzio per le valutazioni biologiche e farmacologiche- L’introduzione del regolamento 1394/2007 ha rallentato lo sviluppo accademico di questi prodotti e ha creato un mercato che si è rivelato costoso e difficile. La progressiva raccolta di dati sulle differenze strutturali, legate alla natura stessa delle cellule, dei rischi e degli effetti sulla disponibilità di nuove cure, richiederà aggiustamenti continui nel tipo di controlli richiesti per la produzione, sperimentazione e immissione sul mercato”.

Principio di beneficità-non maleficenza, rispetto della persona e principio di giustizia sono invece i principi etici alla base della protezione dei soggetti umani nella ricerca, da salvaguardare quando si parla delle terapie avanzate che pongono questioni di tipo bioetico riguardo il loro uso. Un reale consenso informato, la salvaguardia dei dati da parte del ricercatore, l’equo accesso alle terapie da parte dei cittadini, sono tutti aspetti che fanno parte dei diritti dei pazienti i cui garanti “rimangono i Comitati Etici- osserva Antonio Gioacchino Spagnolo, direttore dell’istituto di Bioetica e Medica Humanities fondazione Policlinico ‘A. Gemelli’ Irccs, università cattolica del Sacro Cuore di Roma- i quali hanno l’importante ruolo di valutazione dei protocolli sperimentali ma anche degli usi compassionevoli delle terapie avanzate laddove esse rappresentino l’ultima chance per un paziente che è già stato sottoposto senza successo alle terapie tradizionali”. Secondo Spagnolo, il nuovo regolamento entrato in vigore “trova un bilanciamento tra la necessaria protezione dei dati e l’esigenza di fare in modo che i dati siano il più possibile a disposizione di tutti, ovviamente nel rispetto della privacy”.

13 giugno 2018
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