Veneto

Il Governo apre su zona franca per porto Marghera

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VENEZIA – La Città metropolitana di Venezia e la Regione Veneto devono impegnarsi su un progetto di sviluppo concreto che chiarisca che l’allargamento della “zona franca” e l’istituzione di una “zona economica speciale” a Porto Marghera rappresenterebbe un vantaggio per tutto il paese e non sarebbe invece solo “una bandierina per la città”. Lo dichiara il viceministro all’Economia Enrico Zanetti, intervenendo al convegno sulla “zona franca” di Porto Marghera, organizzato oggi a Mestre (Venezia) da Unioncamere del Veneto. “Mi prendo l’impegno a parlare del tema con i ministeri competenti” continua Zanetti, spiegando che per l’allargamento della “zona franca” veneziana servirà un decreto interministeriale, che coinvolga il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e quello dell’Economia, che verrà concesso solo a fronte di una progettualità che comprenda uno “scenario strategico ampio”. Per la zona economica speciale, invece, serve l’ok dell’Unione europea, che dovrebbe concedere una deroga alla legge che impedisce gli aiuti di stato. Questo perché, se una “zona franca” permette di sfuggire “all’ordinario regime doganale”, con lo scopo di conseguire una “fiscalità di vantaggio”, attirando così imprese ed investimenti, una “zona economica speciale” si spinge molto oltre, permettendo una sorta di “autonomia politica e legislativa” in materia economica, spiega Maurizio D’Amico, esperto in diritto dell’Unione europea. E di questo, in effetti, si sta parlando: di ottenere il permesso di agire con più ‘libertà’ in alcune aree di Porto Marghera, in modo da attirare investitori stranieri e riuscire a riportare in Italia le produzioni manifatturiere che negli ultimi decenni sono state spostate all’estero.

Paolo Costa

Paolo Costa

“Il luogo è strategico”, sostiene il presidente dell’Autorità portuale di Venezia Paolo Costa, e lo è anche il momento, tra “la crisi e l’aumento del costo del lavoro nei paesi dell’est”, che rende meno conveniente andare a produrre in Asia e nell’est Europa. Le imprese che hanno spostato la produzione altrove potrebbero tornare per usufruire dei vantaggi economici, come “la possibilità di deroghe al Ccnl, con l’esenzione o la riduzione degli oneri sociali nelle retribuzioni” continua D’Amico, facendo presente che le “Zone economiche speciali” (Zes), creano un aumento dei posti di lavoro, una crescita delle esportazioni e delle entrate pubbliche. “L’Europa è circondata da zone franche” fa presente Andrea Quattrocchi, ricercatore dell’università di Brescia, auspicando l’eliminazione della “spada di Damocle che pende sugli stati membri”, rappresentata dal divieto di aiuti di stato. “Ci sono due mondi diversi, quello dell’Unione europea e quello extra Ue”, conferma il presidente di Unioncamere del Veneto, Gian Angelo Bellati, spiegando che l’Italia se la deve vedere con “una serie di competitors dell’Adriatico (Croazia e Slovenia, ndr), le zone franche del nord Europa (Polonia e Lettonia, ndr) e i consorzi spagnoli (Barcellona, Cadice, Vigo, ndr)”. “Stiamo lavorando per una risposta concreta”, rassicura il sottosegretario all’Economia Pier Parolo Barretta, secondo cui Venezia parte avvantaggiata rispetto ad altre aree in quanto “ha già una zona franca e basta quindi allargarla”, è “una Città metropolitana, l’unica del nord est, e sulle Città metropolitane c’è l’intenzione di investire”, ed “è Venezia, il che è un elemento trainante di per sé”.

È però necessario che la zona franca diventi obiettivo prioritario della città e della Regione” continua Barretta, perché al momento “siamo dilaniati da troppe indecisioni” e per ottenere qualcosa dall’Europa “bisogna esercitare la pressione necessaria”. L’Istituzione di una “piattaforma dell’Adriatico settentrionale” sarebbe un buon punto di partenza, conclude Barretta, per questo bisognerà rimettere mano alla riforma delle Autorità portuali, come più volte caldeggiato dalla stesso Costa.

13 giugno 2016
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