San Marino

Referendum Polo moda, Rete: “Dietro c’è speculazione politica”

San Marino_reteSAN MARINO – Dietro il polo della moda “oltre ad una speculazione edilizia e bancaria, c’è anche la speculazione politica di chi oggi cerca un posto al sole“. I consiglieri di Rete, nell’ultimo incontro odierno con la stampa sulla campagna referendaria, rispondono picche a chi li accusa di condurre una propaganda populista e personalistica. Non sono i consiglieri per il sì a pensare alle prossime elezioni o a usare i referendum per far cadere il governo, puntualizzano. Tanto che, in caso di vittoria del sì, le prima cosa che Rete chiederà all’esecutivo non sarà di andare a casa, assicurano. Piuttosto, “chiederemo al governo- precisa Roberto Ciavatta- di tenere conto dell’esito referendum, ovvero del fatto che i sammarinesi vogliono hanno una visione differente sull’economia del Paese”. Ciavatta distingue tra il modello economico proposto dalla “maggioranza in senso lato” e quello del fronte per il sì al quesito referendario sul polo della moda.

“Per il governo- spiega- l’economia e il suo rilancio passano attraverso la possibilità di mettersi in contatto con grandi investitori stranieri per portali qui”. Dall’altra parte “noi pensiamo che la politica debba pensare innanzitutto ai sammarinesi”, precisa. “Una piccola attività che nasce da un cittadino sammarinese per esempio- spiega Ciavatta- comporta una spesa minore di uscite per gli ammortizzatori sociali, mentre gli utili di Borletti vanno dove ha la residenza fiscale, in Lussemburgo, non a San Marino”. Gian Matteo Zeppa ricorda come il decreto attuativo della Convenzione sul polo della moda avesse ottenuto in Consiglio 34 voti a favore, 20 contrari e un astenuto. “Oggi siamo solo noi sei a sostenere il sì– fa notare- ma la convenzione e il decreto dopo un anno e mezzo non sono cambiati”. Ciò significa che “nel frattempo qualcuno ha cambiato idea e viene da pensare il perché- prosegue- si vede cosa c’è dietro”. Ovvero: “oltre alla speculazione edilizia e bancaria- ribadisce- c’è una speculazione politica di chi oggi cerca un posto al sole e accusa chi vuole dare la parola alla cittadinanza”. Zeppa poi anticipa che, in caso di vittoria del sì, personalmente non chiederà le dimissioni del governo, nè del segretario di Stato per il Territorio “perché è una campagna referendaria- conclude- non politica”.

13 maggio 2016
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