Case popolari morose per 18 milioni, Toti: “Cediamo quelle improduttive”

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GENOVA – Ammonta a oltre 18 milioni di euro la morosità per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica gestiti da Arte Genova. Sono circa 9,5 milioni di euro i mancati introiti correnti mentre altri 9 milioni derivano da canoni non pagati da ex utenti. Il dato viene comunicato da Girolamo Cotena, amministratore unico di Arte Genova, partecipata della Regione Liguria per la gestione del patrimonio immobiliare destinato all’edilizia residenziale pubblica. A Genova, gli alloggi gestiti da Arte sono circa 11.500, di cui poco meno di 10.000 dedicati all’edilizia residenziale pubblica mentre i restanti lasciati al libero mercato. Il canone calmierato d’affitto è mediamente di 99 euro al mese, inferiore del 20% rispetto alla media italiana. Sono 82 gli alloggi occupati abusivamente nell’area metropolitana, mentre le famiglie morose risultano attualmente 1.889. Nonostante un’altissima richiesta da parte cittadini meno abbienti, 623 appartamenti risultano sfitti perché bisognosi di interventi di manutenzione. “Si tratta comunque di dati molto dinamici- spiega l’amministratore Cotena- perché praticamente ogni giorno si sfitta un appartamento ma solo l’8% è immediatamente riconsegnabile”.

Nel complesso, tutti gli alloggi sfitti avrebbero bisogno di interventi di manutenzione che mediamente si attestano tra i 15-20.000 euro. Una cifra ampiamente al di sotto del mancato gettito di morosità e che, almeno in parte, potrebbe essere coperta anche dal debito di circa 4 milioni di euro che il Comune di Genova ha nei confronti di Arte. “Se i Comuni fanno i Comuni e ci danno i soldi che devono per l’edilizia residenziale pubblica della Regione- commenta il governatore Giovanni Toti– aiutano qualche famiglia. Il lassismo nel concedere certi tipi di atteggiamenti significa negare a qualcuno un diritto di cui avrebbe bisogno”. Il presidente della Regione Liguria invita perciò il sindaco Marco Doria a “rimboccarsi le maniche e invece di fare polemiche su altri argomenti come la legge regionale per le politiche a sostengo della famiglia, si occupasse di darci una mano a gestire più correttamente gli stock di crediti inevasi di edilizia pubblica di questa regione, in modo tale da poter fornire alle famiglie, che non vogliamo discriminare, una casa popolare che oggi non riusciamo a dare”. Se Palazzo Tursi non ha la liquidità per far fronte al proprio debito, suggerisce il governatore, “potrebbe passare ad Arte tutta una serie di immobili improduttivi che, invece, certamente ha“.

Di Simone D’Ambrosio

13 Maggio 2016
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