San Marino

Referendum Polo moda, il fronte del ‘sì’: “Demagoghi a chi?”

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SAN MARINO – Sono controcorrente rispetto il 90% della classe politica, il silenzio dei sindacati e persino i pareri di voci illustri dell’informazione. Ma i consiglieri di Rete e gli indipendenti Federico Pedini Amati, per Lbsm, e Luca Lazzari, insieme ai rappresentanti del comitato per il Sì, non mollano e nell’ultimo giorno utile di propaganda referendaria ribadiscono tutte le loro ragioni in un incontro con i cronisti. “Continuamente veniamo accusati di essere populisti, demagoghi- manda a dire Pedini- persone che danno false informazioni alla cittadinanza, mentre abbiamo visto che la parte politica governativa non ha fatto altro che inculcare minacce o procedere a lusinghe”. Ovvero, “sostenere che, nel caso di vittoria dei sì- prosegue il consigliere- probabilmente non ci saranno nuovi posti di lavoro”. Oppure, facendo allestire una sorta di ufficio risorse umane agli imprenditori nei corsi delle serate pubbliche sul referendum. “Non ci risulta- punta il dito Pedini- che sia possibile a San Marino attivarsi in questo modo, dato che esiste un ufficio del lavoro anche per l’eventuale polo del lusso”. Al contrario, i consiglieri che si sono schierati apertamente per il no, prosegue, non hanno fatto altro che “informare la cittadinanza– conclude- affinché si ragionasse in modo consapevole sulla convenzione”.

san marino_fronte del siProprio in quel documento, sostengono, non vi è traccia di garanzie sull’occupazione di sammarinesi. Nè tanto meno dell’impiego di ditte edili nazionali che “rischiano così- spiega Elena Tonnini di Rete- di non accedere agli appalti per un euro di differenza rispetto ai preventivi offerti dalle aziende italiane”. Lazzari respinge l’accusa di chi considera la loro attività mera opera mistificatoria: “Sono loro a spararla grossa”, manda a dire. E riporta così i numeri illustrati dagli imprenditori: “Sostengono che ‘The Market’ porterà in 10 anni 85 mln di euro in oneri contributivi e previdenziali, ovvero 8,5 mln in un anno- spiega- ma sono numeri che non stanno nella realtà”. Secondo i calcoli di Lazzari infatti, 8,5 mln di contributi l’anno equivalgono “a 24 mln di euro di buste paga totali per i 400 potenziali dipendenti- prosegue- il che sarebbe possibile con stipendi da 60 mila euro l’anno, cifra che ha dell’incredibile per dei commessi“. Queste incongruenze, per il consigliere, portano seri dubbi sui “reali intendimenti” di governo e investitori. Parla infine Raniero Forcellini, del comitato promotore, ribadendo la volontà di salvaguardare le aree verdi esistenti, “perché negli ultimi decenni- spiega- il nostro territorio è stato massacrato da un’urbanizzazione che ha seguito interessi speculatori”. Forcellini giudica poi una “presa in giro” la compensazione con i territori di Faetano. E osserva come sia stato disatteso il vecchio piano regolatore: “è stato usato del tutto per le aree urbanizzate- chiarisce infine- mentre dei parchi previsti per 430 ettari ne sono stati realizzati appena 10-15 ettari”.

13 maggio 2016
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