Due enormi iceberg si sono staccati dalla piattaforma Nansen in Antartide

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ROMA  – Il 7 aprile 2016 dalla piattaforma di ghiaccio del Nansen in Antartide una imponente massa di ghiaccio delle dimensioni di circa 150-160 chilometri quadri si e’ staccata dando vita a due grossi iceberg. Durante l’ultimo secolo, solo altre due volte simili masse di ghiaccio si sono staccate dalla stessa piattaforma: una distesa di ghiaccio che si trova appena a sud della Stazione Italiana costiera Mario Zucchelli.

“Negli ultimi anni in questa piattaforma si era formata una grande frattura, che nel tempo si era allarga ed estesa fino al punto di far presagire un distacco massivo- spiega Vito Vitale dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del consiglio nazionale delle ricerche (Isac-Cnr)- le piattaforme galleggianti che circondano le coste del continente Antartico sono soggette a un equilibrio molto piu’ delicato e rispondono con maggiore sensibilita’ ai cambiamenti climatici rispetto al ghiaccio che si trova sulla terraferma. E cio’ a causa del fatto che esse sono soggette a fondersi da entrambi i lati: alla superficie in conseguenza dell’aumento di temperatura dell’aria; dal fondo in conseguenza dell’aumento di temperatura delle acque oceaniche. E che tali processi che indeboliscono la piattaforma si combinano con i naturali movimenti provocati dalle maree, dalle onde e dalle correnti marine”, prosegue Vitale.

“Il distacco di iceberg dalle lingue e tavolati glaciali che si affacciano sulla costa del continente Antartico e un fenomeno che si ripete regolarmente, ma molto più raro è il distacco di masse di ghiaccio importanti come quelle cui abbiamo assistito nei giorni scorsi. Da quando l’Italia opera nella zona di Baia Terra Nova, cioè dal 1984, questa è la prima volta che si assiste a un evento di queste dimensioni, mentre un evento imponente accadde nel 2000 nel Mar di Ross”, sottolinea Enrico Brugnoli, Direttore del Dipartimento Scienze del sistema terra e tecnologie per l’ambiente del Cnr. “E’ importante notare come oggi, grazie alla copertura spaziale e temporale offerta dai satelliti, sia possibileindividuare questi fenomeni, monitorarne l’evoluzione eavere una certezza del giorno in cui il processo di distacco si è completato e la massa di ghiaccio ha iniziato a galleggiare liberamente in mare- dice Brugnoli- i satelliti sono anche di primaria importanza per consentire il monitoraggio costante nei prossimi mesi del movimento e della posizione dei due iceberg formatisi, e quindi poter valutare il loro impatto sulle operazioni nella prossima spedizione Antartica australe del nostro Paese, prevista tra ottobre 2016 e febbraio 2017″.

Tra i satelliti utilizzati per questa analisi “ricordo l’importanza della costellazione di sensori Sar in banda X COSMOskymed lanciata dall’Italia, e di cui è in fase di sviluppo la seconda generazione, una vera eccellenza tecnologica e scientifica nazionale- conclude- grazie alla sinergia fra questi satelliti e i nuovi satelliti Copernicus, Sentinel 1 e Sentinel 2 lanciati recentemente da Esa, i ricercatori del Cnr hanno potuto studiare il fenomeno sin dal suo inizio nel 2013/2014 e, grazie a speciali tecniche di analisi, valutare in termini quantitativi l’area della frattura e il suo lento crescere fino al momento del definitivo distacco”.

13 aprile 2016
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