Politica

Un libro su Ivan Graziani, “irregolare della canzone italiana”

libro grazianiROMA – Ivan Graziani cantautore rock, anzi ‘Il primo cantautore rock’ come dice il titolo del libro di Paolo Talanca, presentato oggi al Senato in una conferenza stampa che ha celebrato “un irregolare della canzone italiana”, dice l’autore, al quale è ora di dare “la posizione che gli spetta” visto che “ha inventato un linguaggio preciso, unendo la canzone d’autore con il rock” e così “unendo due anime ha creato un linguaggio nuovo” a partire da tre lp cruciali, ‘I lupi’ del 1977, ‘Pigro’ del 1978 e ‘Agnese dolce Agnese’ del 1979.

Un irregolare a partire dalla provenienza, la provincia italiana, che Graziani viveva restando sulla Costa Est, tra Teramo, dove era nato, e Novafeltria (Pesaro), dove si trasferisce dopo gli studi all’Istituto d’arte di Ascoli Piceno in cui si diplomò pittore nel 1968 (era infatti appassionato di pittura, forse più di scultura e fumettista). Una provincia vissuta proprio quando ‘accadeva tutto’ nelle grandi città, dove – erano gli anni 70 – spesso esplodeva la violenza politica e spesso si sparava. “Era un periodo complesso, c’era tanta arte e tanta musica, e senza un percorso prestabilito nacquero le ‘scuole’ di Roma o Genova”, dice Antonello Venditti, amico di Ivan Graziani, nel corso della conferenza stampa. “Ma Ivan non era metropolitano, era difficile collocarlo, non aveva sponde politiche, nasceva in provincia ma le novità arrivavano dalle città, e lui con la sua chitarra era in attesa di trovare la sue espressione”, aggiunge Venditti, “ma la provincia rappresentava la possibilità di ‘trovare l’America’, con i suoi suoni e le chitarre elettriche”, che in quegli anni erano del tutto estranee alla tradizione cantautorale nostrana.

presentazione libro graziani

“Il suo essere Ivan Graziani derivava da questo cocuzzolo dove sbucava- prosegue Antonello Venditti- con i suoi disegni bellissimi, era poetico sia quando scriveva che quando disegnava, era un fumettista e disegnò alcune delle sue copertine”. E allora, “a me che non sono mai stato settario già piaceva- prosegue Venditti- nacque un’amicizia profonda, eravamo ‘amichetti’, passavamo le notti insieme, a bere e anche a vomitare, ma poi alla fine guidavo sempre io”. Rispetto alla sua musica “gli dicevo di fermarsi e pensare a un disco”, racconta Venditti, “ma lui era un rocker e pensava alla tournee”, anche perché “non tutti potevano permettersi il lusso di fermarsi”. Però, “con ‘Pigro’ si fermò per la prima volta a pensare alla sua musica”, ma “purtroppo non c’è più, e lascia un lavoro incompiuto, così come è incopmpiuto il giudizio su di lui”.

graziani

Per parte sua, Stefania Pezzopane, senatrice Pd e abruzzese, riconosce amaramente che “l’Abruzzo non ha riconosciuto il suo essere unico”, con la sua vita passata in una regione “così vicina ma così lontana da Roma”. Però, “le canzoni di irregolari come Ivan Graziani e Rino Gaetano ci hanno aiutato a vivere anni difficili, in cui si sparava e avevamo paura anche ad andare a scuola”, segnala la senatrice, tutto questo da “una provincia raccontata senza farsene schiacciare”. E allora, conclude Antonello Venditti, l’Abruzzo dovrebbe ricordare la figura di Ivan Graziani, “mi piacerebbe insegnarlo ai giovani, lo suonerei nelle università”, perché “Ivan è una app, si applica a molti contesti”. Suonarlo per raccontare la sua sensibilità e non celebrarne la carriera, che poi “ma quale carriera? Io sono stato fortunato, ma non abbiamo nemmeno la pensione, pagavamo i contributi ma non ce li versavano- conclude Venditti- allora oggi abbiamo una donna (Anna Bischi Graziani, la vedova, ndr) che riceve dalla vita del marito, non garantita da niente, una pensione da 170 euro al mese, sono incavolato”.

13 aprile 2016
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