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Bruno Conti compie 60 anni, la storia di ‘Marazico’

B. Conti

B. Conti

ROMA – “Non ha il fisico”. Fosse stato per Helenio Herrera e Luciano Moggi, forse l’Italia non avrebbe vinto il Mondiale nel 1982 e la Roma lo scudetto nel 1983. Se non fosse stato per Camillo Anastasi, dirigente e talent scout della Roma negli Anni 70, Pelè non lo avrebbe eletto miglior giocatore del Mondiale spagnolo nel 1982 e non staremmo a celebrare i 60 anni di Bruno Conti, per tutti ‘Marazico’.
Nato a Nettuno il 13 marzo del 1955, Bruno Conti ha vestito per gran parte della sua carriera la maglia della Roma, l’esordio nel 1974, escluse le parentesi con quella del Genoa, 1975 e 1978, dove fu mandato in prestito: oltre al tricolore, con i giallorossi ha vinto anche 5 coppe Italia. Ma chi era Camillo Anastasi? Nel 1969 era il braccio destro di Gaetano Anzalone, allora presidente della Roma. Fu proprio lui a contattare l’allora giovanissimo Conti per dei provini che si sarebbero tenuti al campo delle Tre Fontane. L’esito, però, fu negativo: l’allenatore Helenio Herrera non lo vedeva, quella che sarebbe diventata una delle ali più forti della storia del calcio italiano non aveva un fisico imponente, per cui fu bocciato, senza appello. Herrera, ricordava Bruno Conti, “aveva scambiato il provino delle Tre Fontane per un concorso da corazziere”. La seconda passione di Bruno Conti era il baseball, con il Nettuno aveva anche fatto una apparizione nel massimo campionato: “Forse- disse al riguardo- era meglio per tutti se mio padre avesse accettato le offerte di un manager americano per portami negli Stati Uniti”. La Roma ormai sembrava definitivamente sfumata, il presente si chiamava Cos Latina, il possibile futuro poteva addirittura essere tinto di bianconero. Sì, proprio quello della Juventus che per lui aveva inviato nella Capitale due osservatori di tutto rispetto, Sentimenti IV e un certo Luciano Moggi.

Ma niente da fare, nuova bocciatura, “il fisico mi condannava, anche se mio padre mi faceva mangiare filetti di prima scelta. Cosa potevo farci se non ero Rambo?”. E qui entrò in scena ancora Camillio Anastasi. Che evidentemente alla prestanza atletica dava poco peso: non ascoltando Herrera, riuscì a convincere il presidente Anzalone e a far tesserare Bruno Conti. Detto delle due tappe in Liguria, versante Genoa, lì l’incontro decisivo con il tecnico Gigi Simoni e quello con il bomber Roberto Pruzzo, prima di una ascesa inarrestabile verso il calcio che conta. Appesi gli scarpini al chiodo nel 1991, alla sua partita d’addio all’Olimpico accorsero 80mila spettatori, è stato allenatore delle giovanili e dirigente. Per un breve periodo, da marzo a giugno 2005, ha allenato la prima squadra in sostituzione di Del Neri, portandola in finale di Coppa Italia.

 

 

B. Conti

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Oggi Bruno Conti è un apprezzato talent scout, il settore giovanile della Roma sotto la sua gestione ha scoperto, e continua a farlo, talenti sparsi tra la A e le serie inferiori. In occasione dei suoi 60 anni, approfittando degli immancabili social network, tantissimi tifosi gli stanno regalando l’ennesimo meritato tributo. Bruno Conti è oggi sinonimo di calcio dal sapore antico, forse più romantico. Come scrive Sergio, commentando un pezzo celebrativo su Facebook: “Un calcio che non esiste più, quello di quando eravamo bambini… che nostalgia”. Curiosi, ma indicativi dell’affetto degli italiani nei suoi confronti, gli auguri di un altro internauta, tale…Bruno Conti: “Caro omonimo- scrive in un post ancora su Facebook- io ne faccio 75 il 29, da juventino ti faccio un mare di auguri”.

 

di Adriano Gasperetti

13 marzo 2015

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