Città metropolitane, Reggio Calabria guida il fronte per la riforma della legge Delrio

Sarà Reggio Calabria la Città metropolitana, fra le 14 riconosciute dalla Carta Costituzionale, l'incaricata a presentare al governo la riforma della legge Delrio.
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REGGIO CALABRIA – Sarà Reggio Calabria la Città metropolitana, fra le 14 riconosciute dalla Carta Costituzionale, l’incaricata a presentare al governo la riforma della legge Delrio.

Il mandato è arrivato lunedì sera, quando tutti i sindaci, riuniti a Roma da Anci Città Metropolitane, hanno ufficialmente affidato, ad unaminità, al sindaco Giuseppe Falcomatà ed al vicesindaco Riccardo Mauro, la delega a rappresentare un ammodernamento della legge numero 56 del 2014 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni) direttamente all’esecutivo di Palazzo Chigi.

“Sia dal punto di vista tecnico sia da quello politico – commentano Falcomatà e Mauro – la Città metropolitana di Reggio Calabria esce fortemente rafforzata, imponendosi sul palcoscenico della politica nazionale quale guida di un progetto legislativo molto importante per l’architrave amministrativa dell’intero Paese”.

“Ovviamente, la determinazione dei 14 primi cittadini ci responsabilizza e ci fortifica nella convinzione che la strada intrapresa negli ultimi quattro anni sia davvero quella giusta. E sembrano distanti anni luce – aggiungono – anche le polemiche che seguirono il riconoscimento della nostra città fra le 14 Metropolitane d’Italia”.

“L’assenza di un esecutivo – ribadiscono Falcomatà e Mauro – limita l’azione amministrativa dell’ente. E’ francamente impossibile poter governare esclusivamente con atti monocratici di un sindaco che, nella maniera in cui la legge è stata concepita, rischia di rimanere isolato rispetto all’azione della macchina burocratica”.

E a questo, si aggiunge la questione relativa alle deleghe. La richiesta è di “una forte spinta che conceda autonomia assoluta con la differenziazione chiara ed univoca delle deleghe oggi in capo alle Regioni così da poter pianificare e gestire ambiti essenziali per lo sviluppo di un territorio quali possono essere il trasporto pubblico locale, il turismo, il lavoro o la cultura”.

L’intervento riguarderà anche l’aspetto finanziario vista e considerata la richiesta di “interventi economici strutturali e pluriennali soprattutto per le due funzioni fondamentali: strade e scuole”.

“Il legislatore nel 2014 – concludono Falcomatà e Mauro – ha di fatto dato vita ad un nuovo ente tagliando drasticamente le risorse. Un esempio su tutti il contributo dello Stato per le strade. Nel 2018 è stato di poco superiore al milione di euro a fronte dei quasi 15 milioni appannaggio della vecchia Provincia fino a qualche anno fa. Le conseguenze di una riduzione tanto cospicua dei trasferimenti comporta, ovviamente, l’impraticabilità delle strade esponendo a seri rischi l’incolumità pubblica”.

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13 Febbraio 2019
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