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Unimore manda i suoi studenti in giro per il mondo per esplorare nuove frontiere cibo

REGGIO EMILIA – Un viaggio intorno al mondo per esplorare a tutto tondo le nuove frontiere del cibo, dagli alimenti, al confezionamento, alla lotta agli sprechi, fino alle nuove tecnologie applicate all’agroalimentare. E’ la missione di 60 giorni che, a partire dal prossimo 18 gennaio, con il patrocinio del ministero degli Esteri e finanziata da un pool di aziende private, porterà 14 studenti dell’Università di Modena e Reggio Emilia in otto Stati del mondo caratteristici per cultura gastronomica o all’avanguardia nella filiera industriale del food. L’iniziativa si svolge nell’ambito della seconda edizione del “Food innovation program“, il master internazionale di secondo livello attivato da Unimore insieme al “Future Food institute” di Bologna, lInstitute for the Future” di Palo Alto e il supporto della Regione.

Obiettivo del tour riportare alla ‘base’, cioè nella “food valley” emiliana, un bagaglio di esperienze e saperi da reinvestire a servizio delle aziende del territorio. In particolare i ragazzi, che provengono da tutto il mondo, faranno scalo in Olanda (a Wageningen, Maastricht e Amsterdam), negli Stati Uniti (Boston, New York, Davis, San Francisco e Silicon Valley) e in Giappone (a Kyoto). A seguire Corea (Seoul), Cina (Shangai), e Singapore. Infine Londra e Tel Aviv. In ogni tappa la delegazione incontrerà il mondo accademico e della ricerca, ma anche aziende, incubatori di imprese e rappresentanti delle ambasciate italiane, rafforzando relazioni già esistenti o creandone di nuove.

A parlare di questo particolare giro del mondo sono stati questa mattina nella sede reggiana del Foodi innovation program”, il direttore esecutivo Sara Roversi, il responsabile e docente Unimore Matteo Vignoli, Riccardo Ferretti, prorettore di Reggio dell’ateneo, Sergio Ferrari, docente con delega all’Internazionalizzazione e il sindaco Luca Vecchi. “Quando la global mission sarà terminata- spiega Vignoli- gli studenti dedicheranno una settimana a sintetizzare tutti i contenuti e presenteranno alle imprese un report. Questi contenuti saranno inoltre presentati in un evento che apriremo alla città e al territorio perché vogliamo che possano connettersi e essere in relazione con il mondo“. Questa volta, aggiunge Roversi, “toccheremo solo 10 ‘food hub’, ma speriamo in futuro di poter replicare perché c’è ancora molto da scoprire”.

La dimensione internazionale dell’Ateneo di Reggio e Modena la ricorda Ferrari sottolineando: “Negli ultimi due anni e mezzo abbiamo stretto più di 100 accordi con Università straniere e dato corso a progetti di mobilità con più di 1.400 studenti. Penso che iniziative come questo master proiettino in una dimensione internazionale di cui nessuno può fare più a meno”. A giudizio del prorettore Ferretti “non si tratta solo di una straordinaria macchina per il trasferimento tecnologico, ma di un trasferimento culturale a tutto tondo di cui il cibo è parte integrante”. Chiude il sindaco che parla di “rappresentazione plastica della volontà della città e dell’università di investire nell’innovazione, a partire dalle sue competenze distintive, tra cui quella dell’eccellenza gastronomica”.

di Mattia Caiulo, giornalista professionista

13 gennaio 2017

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