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La Corte dei Conti contro il Ponte sullo Stretto: “Società costa quasi 2mln l’anno, liquidarla”


ROMA – “L’onere annuo per il mantenimento in vita della concessionaria, sceso sotto i due milioni di euro solo nel 2015, risulta ancora notevole e, pertanto, il superiore interesse al buon andamento amministrativo suggerisce celerità nella liquidazione della concessionaria“. Inoltre, “la concessionaria ha richiesto, nei confronti delle amministrazioni statali, per le proprie pregresse attività, più di 300 milioni, da cui un ulteriore contenzioso”. Così la Corte dei Conti (Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato) affrontando il tema della ridefinizione dei rapporti contrattuali della società Stretto di Messina.

La sottoscrizione, nel marzo 2006, del contratto per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina “non fu condivisa dal Governo insediatosi all’inizio della XV legislatura (maggio 2006), mentre fu confermata, nei suoi effetti, dall’esecutivo che aprì la successiva (2008)”, precisa la Corte dei conti.

L’incertezza sulla fattibilità dell’opera “ha prodotto la richiesta di danni nei confronti dell’amministrazione e l’accordo transattivo del 2009, con nuove condizioni concesse alla parte privata”. Quest’ultima “dichiarò il recesso, invocando le favorevoli clausole sottoscritte nel 2009, pur contestandone la parte pubblica la loro applicabilità”. A sua volta, il d.l. 87/2012 stabilì che “la caducazione dei vincoli contrattuali comportasse un mero indennizzo- conclude la corte di conti- ne è seguito un rilevante contenzioso, tuttora in corso, tra la società concessionaria Stretto di Messina e le parti private”.

13 gennaio 2017

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