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DIRE - LE OPINIONI

L’Europa si sposta a destra? Ecco perché Le Pen vince

di Barbara Varchetta (Pubblicista, esperta di Diritto e questioni internazionali)

Non ha destato grande stupore il risultato elettorale del Front National, certamente figlio delle stragi di Parigi ma non solo… Sarebbe alquanto riduttivo sostenere che i francesi abbiano votato mossi unicamente dal senso di rivalsa contro gli “aggressori” o al fine di rivendicare una riaffermazione dei valori nazionalisti, già patrimonio indiscusso non soltanto della Francia gollista ma dell’intera Repubblica. Il successo della Le Pen è da ascriversi a ben altri fattori, primo fra tutti il superamento dell’estremismo in cui il partito era imbrigliato al tempo di Jean-Marie: una manovra astuta in un’epoca storica che necessita sì di certezze e rigide rimodulazioni del comune sentire di appartenenza ma anche di una reale inclusione sociale nonché del concreto abbattimento di tutti quegli argini che ne impediscono la fattiva realizzazione.

Marine Le Pen si è resa protagonista di un’evoluzione culturale, ha riportato al tavolo delle trattative gli storici valori della Francia nazionalista fondendoli con le esigenze della società attuale di cui ha dimostrato di conoscere le diverse specificità. Ha detto ciò che molti politici hanno preferito non dire (il politically correct non sempre ripaga alle urne), ha sostenuto battaglie che soltanto all’apparenza sembravano superate, ha affrontato i temi dell’immigrazione e del terrorismo non abusando di luoghi comuni né di quel caduco perbenismo politico che ha ormai stufato gli elettori, ha riempito lo spazio che l’attuale azione amministrativa dei suoi avversari, in particolare dei socialisti, ha lasciato scoperto. E se anche ha riesumato i concetti del più puro nazionalismo, l’ha fatto scientemente, sapendo ben entusiasmare i francesi per i quali esso continua ad essere un valore aggiunto, collocato ben al di là delle appartenenze partitiche ed ideologiche. La storia francese lo insegna.

Un altro punto di forza del FN (nonostante possa sembrare paradossale) è, poi, la sua collocazione ibrida tra destra e sinistra: esso ricalca le orme della destra storica per ciò che attiene ad alcune tematiche quali la sicurezza e l’immigrazione, mentre si muove sul solco tracciato dalla sinistra più integralista in materia di economia e globalizzazione! E’ da rintracciarsi in questa merger policy la ragione di un’affermazione così netta, sebbene la seconda tornata elettorale dovrebbe ridimensionare i numeri esorbitanti registrati al primo turno.

Si impone  a questo punto una riflessione: posto che i partiti di governo, e non soltanto in Francia, non riescono a far fronte alle esigenze di intere popolazioni nè ai segnali di malessere provenienti dai più diversi territori, impegnati come sono nella ricerca di una politica comune che non soddisfa neanche una parte minima dei cittadini, non è forse giunto il momento di valutare le peculiarità dei singoli Stati ed affrontare in maniera seria e selettiva le relative criticità senza per questo dover rinunciare all’idea di una grande Europa unita? E’ necessario arrivare al paradosso che un partito, che attinge da tutti gli altri un po’, si collochi in vetta alle preferenze elettorali a causa del malcontento generato dall’inerzia delle principali coalizioni di governo, minacciando persino di voler frammentare la già precaria coesione europea? E’ lecito consentire così ampio margine a partiti come il FN che rimettono in discussione molte delle conquiste più faticose, ottenute dopo decenni di battaglie dalle democrazie di tutta Europa?

L’analisi di questo scenario consegna uno spaccato sconcertante che rischia di espandersi in altri Paesi europei, non già a causa di un’effettiva loro propensione a sbilanciarsi a destra quanto piuttosto per la concreta ignavia dei governi attuali, in molti casi non più all’altezza di sopperire ai bisogni dei cittadini ed alla precarietà dei più vari sistemi sociali.

12 dicembre 2015

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