San Marino

Minoranza. Celli: “Uscita Ps da Psd fu sbaglio clamoroso”

SAN MARINO – Non è stata una boutade; Simone Celli, segretario dimissionario del Ps, 24 ore dopo il suo addio, conferma che non si è trattato di uno scherzo. Anzi, alla luce delle parole con cui la sua posizione è stata liquidata dai piani alti del partito, riconosce che le distanze diventano sempre più difficili da colmare. Se infatti, da un lato, verrà promosso nei prossimi giorni un incontro per ricucire lo “strappo”, dall’altro esecutivo e gruppo consiliare hanno riconfermato senza indugi la linea del congresso generale. “Prendo atto della posizione espressa congiuntamente dai due organismi del partito- commenta Celli, interpellato dalla ‘Dire’- la rispetto, ma trovo a dir poco sorprendente la velocità con cui viene ribadita la validità della mozione congressuale, senza aver prima aperto un confronto approfondito all’interno del partito, alla luce delle motivazioni politiche che stanno alla base delle mie dimissioni”. L’oramai ex leader del Ps allarga le braccia: “Mi auguravo di avere torto- prosegue- ma è evidente che qualche dirigente non vedesse l’ora di liberarsi di un peso”. Malgrado l’amarezza, Celli è comunque deciso a non tornare indietro: “Ho rassegnato le dimissioni- puntualizza- e penso di avere spiegato con estrema chiarezza le ragioni, chi pensa che sia tutto uno scherzo si sta sbagliando di grosso”.

Celli

E’ invece tempo di guardare avanti, di qui l’appello: “I socialisti- manda a dire- devono essere protagonisti di un progetto di aggregazione dell’area del riformismo socialista, democratico e liberale”. Ed è proprio su questo punto che si è consumato lo scontro, ammette Celli: “Ci sono profonde divergenze all’interno del partito, in particolare con la vecchia guardia, su questa prospettiva” che per lui rappresenta “l’unica strada percorribile contro la frammentazione della sinistra riformista sammarinese”. Rispetto ciò, Celli fa un profondo mea culpa: “E’ giunta l’ora di riconoscere che la nostra scelta di uscire dal Psd nel 2009 fu un clamoroso sbaglio- sottolinea- frutto del logoramento dei rapporti interpersonali degli allora leader dell’area socialista”. Secondo il 33enne di Domagnano il divorzio di allora non aveva motivazioni reali di carattere politico e ideale, “c’era solo una gran dose di personalismo- ammette- sono tanti i compagni, me compreso, ad aver aderito in buona fede a questa iniziativa, ma alla lunga il quadro della situazione si è fatto sempre più chiaro e di conseguenza insostenibile”.

Sulla sua collocazione futura Simone Celli pare non avere dubbi: “Occorre dare vita ad un nuovo soggetto politico che garantisca l’unità di tutti i riformisti sammarinesi”. E di questo progetto, “il Ps dovrebbe essere tra i promotori- lamenta- anziché aggrapparsi a una visione novecentesca che non sta più in piedi”. Smentisce così le voci su una sua probabile adesione a Repubblica Futura: “Prima di parlare di alleanze- manda a dire- bisogna ricostruire l’area riformista conferendole una chiara connotazione politica e culturale”. Se nel suo futuro ci sarà il Ps, la risposta ormai pare scontata, anche se Celli non si sbilancia a parole: “Al momento non c’è una decisione definitiva- chiarisce- ma con l’ultimo comunicato stampa del partito mi sembra difficilissimo trovare le condizioni minime per continuare ad esercitare la mia attività in un’organizzazione che liquida così facilmente una scelta complicata e sofferta”.

 

12 novembre 2015
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