Sanità, Aifi al fisioforum di Roma: tre giornate sull’identikit del fisioterapista

ROMA – Chi è il fisioterapista, cosa fa, come agisce e quali strumenti usa, a chi si rivolge, quali sono le tematiche di attualità e come sarà il futuro della professione. Di tutto questo si parlerà a FisioForum 2018, l’evento che riunirà sullo stesso palco le eccellenze della fisioterapia per offrire un percorso formativo multidisciplinare completo, un luogo di incontro dove scoprire tutte le novità tecnologiche legate al mondo della fisioterapia, incontri tematici, proposte e confronti tra professionisti, ma anche strumenti di crescita per gli studenti. L’appuntamento è per domani presso l’Hotel Roma Aurelia Antica, dove fino a domenica si svolgerà “l’evento dell’anno per i fisioterapisti” (https://www.fisioforum.it/).

Il fisioterapista è un professionista al servizio della persona e della comunità e ha l’obiettivo generale di contribuire a migliorare la qualità della vita del paziente e dei suoi familiari o care givers, promuovendone anche la tutela dei diritti, la dignità e la partecipazione in ogni ambito. Il fatto che il fisioterapista sia stato inserito nella classe delle professioni sanitarie della riabilitazione, però, rischia di creare il malinteso che si occupi ‘solo’ di riabilitazione: in realtà la fisioterapia è anche prevenzione e cura. L’approccio verso un paziente, dunque, è a 360 gradi.

Se vogliamo tracciare un identikit del fisioterapista, possiamo definirlo come il professionista sanitario che, in via autonoma o in collaborazione con altre figure sanitarie, identifica e adotta le migliori strategie per la prevenzione, la cura, la valutazione, l’abilitazione, la riabilitazione e la palliazione di disfunzioni di vari sistemi, in particolare quelli neuromuscoloscheletrico, nervoso, cognitivo, cardiocircolatorio, respiratorio, digerente e genito-urinario.

Tutto questo avviene in conseguenza di patologie, congenite o acquisite, permanenti o transitorie, di interventi chirurgici oppure in seguito a condizioni che determinino sovra utilizzo o sovraccarico in pazienti in età evolutiva, in età adulta, nell’anziano così come nello sportivo.

La legge 42 del 1999 ha stabilito che il campo proprio di attività e di responsabilità delle professioni sanitarie è determinato dai contenuti dei decreti ministeriali istitutivi dei relativi profili professionali e degli ordinamenti didattici dei rispettivi corsi di laurea e di formazione post-base, nonché degli specifici codici deontologici.

Quindi, per chiarire meglio, possiamo attribuire al fisioterapista anche alcune competenze specifiche come la risoluzione del dolore e di disfunzioni del sistema neuromuscoloscheletrico, cardio-circolatorio, respiratorio e cutaneo, cui si aggiungono la risoluzione di disordini cognitivi correlati a disturbi del movimento, oltre che la scelta e l’applicazione di terapie fisiche strumentali di supporto al trattamento manuale e all’esercizio terapeutico.

Scendendo ancora di più nel dettaglio, ci si rivolge al fisioterapista in casi come mal di schiena da esiti di traumi, mal di testa di origine cervicale, esiti da ictus, paralisi periferiche, conseguenze di infarti, insufficienza venosa e/o arteriosa, edema polmonare, incontinenza urinaria o conseguenza di interventi chirurgici. Come agisce il fisioterapista? Ricorrendo a esercizi terapeutici, terapie manuali quali mobilizzazioni, manipolazioni e massoterapia, apparecchiature elettromedicali specifiche, strumentazioni per la ricerca e la diagnosi fisioterapica (ad esempio laboratorio analisi del movimento, ecografia funzionale, biofeedback, ecc.).

L’atto iniziale con cui il professionista prende in carico la persona è la valutazione funzionale – normata per legge – volta a individuare sia tutti i problemi del soggetto ma anche tutte le potenzialità residue, in modo da poter scegliere la più appropriata proposta terapeutica tra tutte quelle possibili in letteratura scientifica.

FisioForum 2018 sarà poi l’occasione per fare un punto sulle nuove frontiere della professione, grazie anche al contributo di venti relatori di fama internazionale, oltre che per esaminare il futuro della categoria a diversi mesi dall’approvazione della legge 3/2018 (la Legge Lorenzin). Non solo. Sarà inevitabile avviare una riflessione alla luce delle esigenze e della diversa domanda di salute di una popolazione sempre più anziana e dei cambiamenti epidemiologici che producono differenze nel bisogno di salute del cittadino.

L’aumento dell’aspettativa di vita, infatti, sta mettendo in evidenza la necessità di ripensare l’approccio verso i pazienti e cambiare il modello di intervento dei fisioterapisti: l’insorgere sempre più sostenuto di patologie proprie dell’età avanzata, spesso croniche e soprattutto estremamente limitanti per quanto riguarda la qualità della vita, può rimettere in gioco la figura del fisioterapista puntando sulla prevenzione o sul trattamento domiciliare.

Recenti studi, ad esempio, dimostrano che per diverse malattie il trattamento fisioterapico riporta benefici simili a quelli di un intervento chirurgico, ma con meno medicine e costi più bassi anche per il Sistema sanitario. La prevenzione del danno secondario – una per tutte quella delle cadute nell’anziano – può ridurre la necessità assistenziale così come l’intervento precoce della fisioterapia.

Questo produce riduzione delle spese e fa di questa professione leva di sostenibilità per il Servizio Sanitario, inoltre anche l’influenza sulla qualità della vita – in tutte le situazioni acute e croniche ma anche nell’accompagnamento del fine vita – è scopo fondamentale dell’operato del fisioterapista. Insomma, si tratta di una professione le cui potenzialità sono ancora tutte da scoprire e la cui discussione (anche normativa) è ‘appena’ iniziata.

12 ottobre 2018
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