Gaber e Guccini? I loro discendenti li portano a scuola

BOLOGNA – Un incontro per raccontare agli studenti, da un punto di vista privilegiato e intimo, due grandi protagonisti della canzone italiana del ‘900 e trasmetterne il messaggio, ancora attualissimo. Sono la figlia e il nipote di Francesco Guccini e Giorgio Gaber, oggi in veste di narratori, che hanno parlato dei capolavori musicali venuti alla luce quando, ai tempi, erano solo bambini. Nel mezzo, dal proiettore si sono alternate le immagini di classici come “Il conformista” o “Culodritto“, che fanno risaltare il pensiero controcorrente che ha da sempre caratterizzato i due artisti.

Nell’aula all’ultimo piano del liceo Malpighi di Bologna Teresa Guccini e Lorenzo Luporini, durante il workshop chiamato appunto “Gaber, Guccini: onestà e coraggio”, hanno svelato curiosità e aneddoti di queste parentele, sottolineando altresì la portata ancora attualissima del contenuto delle canzoni. “Mi rende felice che delle cose scritte negli anni ’70 possano essere così significative anche per chi è nato negli anni ’90 o addirittura nel 2000″ spiega Lorenzo, 23 anni, nipote del Signor G.-. Per me è veramente un privilegio poter raccontare questa storia, e soprattutto è una meraviglia vedere che lascia qualcosa. Se vedessi che loro (gli studenti, ndr) non hanno nessun tipo di risposta mollerei il colpo, francamente. E invece, vedo che succedono delle cose…”.

Lorenzo ha poi cantato, chitarra in mano “Buttare lì qualcosa” del nonno. “Canto le sue canzoni senza velleità agonistiche. Ho imparato per limonare ai falò in spiaggia, e ho riciclato questa dote nei licei- scherza, per poi tornare serio- suonare delle canzoni di Gaber è un buon modo per spezzare il ritmo e per creare un momento di divertimento per i ragazzi”.

 

E se per lui è un piacere, per Teresa, classe 1978, invece è un po’ più “imbarazzante” parlare di suo padre Francesco, per via del rapporto più diretto: “Il mio è un rapporto prima di tutto padre-figlia, e analizzarlo dal punto di vista dell’autore non è cosa facile per me- sorride- la maggior parte delle canzoni di mio padre sono biografiche, e quindi per me ogni canzone è un pezzo della mia vita”.

Capitolo a parte però per quanto riguarda i gusti musicali: “Devo confessare questo mio grande scheletro nell’armadio. Ero una fan sfegatata dei Take That, con grande vergogna e dispiacere di mio padre” svela alla platea tra le risate del pubblico. Sull’attualità del messaggio, invece, si trova d’accordo con Lorenzo: “Mi sconvolge sentire come certe canzoni scritte negli anni Settanta siano assolutamente applicabili al giorno d’oggi. Questo probabilmente deriva da un’analisi molto onesta e attenta della realtà, una capacità di vedere ciò che ci circonda che in pochi hanno avuto”.

A fare da moderatore Paolo Dal Bon, presidente della Fondazione Giorgio Gaber. L’incontro fa parte del progetto “Italy sounds good” promosso da Fonoprint, storico studio di registrazione bolognese, e Bologna congressi, ed è stato inserito in un ciclo sul Sessantotto ideato dal liceo Malpighi. Gli studenti “sono stati portati in un mondo interessante che li può aiutare a capire quello che abbiamo vissuto nel ’68 nel nostro Paese e nel mondo in un periodo così importante” spiega la preside del liceo Elena Ugolini.

12 ottobre 2018
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